PRECISAZIONI SU ZOHAR E TALMUD

Quando si fa riferimento a queste opere, spesso si sente dire “ho letto il Talmud” oppure “ho letto lo Zohar“, senza far caso che di solito si tratta di un’edizione antologica di questa o di quell’opera. Né il Talmud né lo Zohar costituiscono un singolo libro ma, piuttosto, sono collezioni di commentari delle Sacre Scritture.

Per quanto riguarda il Talmud, si deve precisare che esistono due versioni (la “babilonese” e la “gerosolimitana”, in base al luogo di provenienza, peraltro con significative differenze di contenuto), ciascuna delle quali composta di numerosi volumi (il numero varia a seconda dell’editore). La confusione è dovuta al fatto che in Italia sono state pubblicate raccolte antologiche (tra cui la più nota è quella dei “Classici delle Religioni UTET” in forma antologica, unico volume di 250 pagine). Per i motivi descritti, il Talmud è irriducibile a queste sintesi e, inoltre, va considerata la stratificazione storica plurisecolare di composizione di queste enciclopedie ante-litteram, il cui nucleo più antico è definito dalle raccolte di midrash (testo della Torah e commento), aggadoth (interpretazione profonda) e alakoth (testi prescrittivi con indicazione di obblighi, ad esempio diritto di famiglia e norme alimentari).

Analoghe considerazioni vanno fatte per lo Zohar. La “Pritzker Edition” si compone di dodici volumi, ciascuno della dimensione di circa 300 pagine. Questo dimostra che le operazioni editoriali che recano per titolo “Zohar”, in linea di massima sono raccolte antologiche di alcuni brani, che vengono presentati in traduzione spesso decontestualizzata. L’edizione italiana di Giulio Busi per Einaudi è comunque pregevole non solo sotto il profilo accademico ma anche per il rigore documentale delle note.

Dal punto di vista dottrinale e cabalistico, i trattati più importanti dello Zohar sono la “Maggiore Santa Assemblea“, la “Minore Santa Assemblea” e il “Trattato del Fuoco Rigeneratore” (oggetto della speciale traduzione in latino di Knorr von Rosenroth e pubblicati sotto il titolo “Cabala Denudata“). Sono questi i testi in cui viene indicata per l’Adepto l’operazione di allineamento tra Microcosmo e Macrocosmo, volgarmente detta “Colloquio con il Santo Angelo Custode” ed hanno un valore più marcatamente teurgico rispetto ai racconti sapienziali o prescrittivi contenuti nei midrash, nelle aggadoth e nelle alakoth.

https://davidecrimi.wordpress.com/davide-c-crimi-libri/kohen-qabbalah-2/
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Tehillim

A study on Psalmi, inquiring the way to express them using a proper partiture according to Tradition*.

Rhythmic Batteries:

6 – Ad Matai? 1 2 3 2 3 2 3 (Usquequo?)
32 – Attah Seter li 1 2 2 3 2 2 (Refugium meum)
38 – Chamatekha 1 2 2 2 3 2 3 (In furore)
51 – Lev Tahor 3 2 2 2 3 (Miserere)
102 – Be Tzion Shem 3 2 3 3 2 3 (Annunciet in Sion)
130 – Ha-Azinam 2 2 4 4 2 2 (De profundis)
143 – Maher Aneny 3-6 (Velociter exaudi)

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*This study should be improved distinguishing the Psalmi in: Mizmor (just voice); Maskil (with Lyra) and ha-Maloth (with drums). A short essay is in preparation about this group of seven, that the Jewish tradition, especially in the humanistic age, has been calling “Poenitentiales”. They are still today in use, and also some esoterical Orders use them as purification tools before initiation process.

To a first deepening, here the link to a Michael Lefebvre’s essay of the Journal of Biblical Literature and to another one from Yeshivah Ben Tzion.