Note sul Maestro

Il Maestro ha sempre torto, perché la responsabilità è sua, e non degli altri. E non a caso gli altri che sono con lui sono spesso inclini a rinfacciargli i suoi limiti, che abbiano motivo o no. E questo non accade per una ragione particolare, ma solo per il fatto che nei gruppi iniziatici il legame è volontario, ed è una normale tendenza umana quella di rifiutare la gerarchia se l’adesione non è determinata da ragioni materiali di potere, che sia potere crudo o potere velato da rapporti economici, come nel caso del lavoro subordinato, dove vale la regola chi paga dispone: ma persino in questo caso, sa bene chi ha fatto lavori per la propria casa, è comunque disperante ottenere dagli operai un lavoro ben fatto.

La relazione di libertà su cui si fondano i gruppi iniziatici è basata su un equilibrio difficile, instabile, dove il rapporto gerarchico poggia su una catena di trasmissione entro la quale l’Adepto è spesso motivato esclusivamente dalla sua volontà di acquisire il grado (che, non a caso, è sovente detto “aumento di paga”). In fondo, non c’è nulla di sbagliato in questa tensione naturale. Un libro piuttosto noto della cultura beat del secolo scorso ha per titolo Se incontri il Buddha per strada, uccidilo, e sta a significare che ogni persona ha il diritto alla propria autodeterminazione e di non farsi assoggettare da insegnamenti volti ad affermare una gerarchia.

Possiamo certo riconoscere un certo grado di validità in queste espressioni della cultura della contestazione che, del resto, hanno molti meriti storici sul percorso di nuova consapevolezza e di emancipazione emerso dalle trasformazioni del dopoguerra e culminato nel ’68. Non possiamo trascurare però che questa cultura è implosa su se stessa, travolta dalla superficialità e dall’uso indistinto di droga e alcool, al di fuori di ogni comprensione rituale del progredire iniziatico, e che oggi dei residui ideologici non rimane molto e quel poco che resta è inutilizzabile.

Raramente c’è qualcuno disposto a chiedersi quale sia stato il percorso che ha condotto il Maestro a raggiungere quel grado, e lo si liquida frettolosamente come un privilegio chissà per quale ragione ottenuto e con quali sotterfugi e astuzie, quindi non meritevole di considerazione. Chi pensa questo sta già pensando a quali sotterfugi fare ricorso per la sua scalata. Tutto sbagliato. Bisogna uscire da questa trappola. A questo punto della trattazione, è bene dare consistenza tradizionale agli argomenti. Richiamando quanto dice Oswald Wirth nel volume sugli studi massonici dedicato al grado di Maestro, potremo dire innanzi tutto che il grado di appartenenza si giustifica per le opere prodotte (il tracciato si realizza sotto forma di atti, scrive testualmente), che devono essere congruenti al grado.

I sacrifici che il Maestro ha sostenuto per raggiungere il grado non devono illuderlo rispetto alla comprensione degli Adepti che a lui si rivolgono. Per questo il Maestro deve uccidere ogni illusione, deve aver vuotato fino all’ultima goccia il calice dell’amarezza: sapendo che, in ogni caso, questa conoscenza simbolica non lo porrà al riparo dalle forze oscure della vita.

I criminali devono essere ricercati tra i Compagni” avverte Wirth riprendendo la leggenda di Hiram: e la causa dell’assassinio va ricercata nell’insubordinazione per ottenere un immediato vantaggio materiale.

Si può perdonare all’Apprendista l’impulsività, perché dominare le sue pulsioni è il compito del grado. Il Compagno dovrebbe essere in grado di esercitare questo dominio. Se il Maestro si accorge che questo dominio non è stabilmente ottenuto da parte del Compagno, che invece si dimostra ancora soggiogato da comportamenti compulsivi, dovrà fare tutto il possibile per tenere al riparo l’Ordine, la sua persona e persino l’Aspirante, proteggendo l’istituzione dal passo scellerato di conferire un grado a chi non è in condizione di sostenerlo e potrebbe pertanto essere nocivo a sé ed agli altri.

Seguiamo ancora Wirth, nella sua trattazione della Prova del futuro Maestro: “A conoscenza dell’assassinio dei cattivi Compagni, il candidato alla Maestria constata il risultato di un complotto nel quale poteva essere implicato a sua insaputa; gli operai fedeli si lamentano davanti al cadavere di Hiram, possessore dei segreti dell’Arte. Ora: il postulante è sicuro di non essere venuto a patti con persone superficiali, sempre pronte a condannare ciò che non comprendono ed a voler sopprimere tutto quanto non quadra con la loro logica? Si è dimostrato abbastanza rispettoso verso la tradizione impersonata da Hiram, da non associarsi a persone sconsiderate? Non ha preso parte in qualche misura alla mentalità che fece cadere sul Maestro il pesante regolo del suo assassino?”

Ci sono vie diverse per il cammino. Altrove, non abbiamo esitato a riconoscere come autentica una iniziazione ottenuta per acquisto materiale del grado. Altrettanto autentiche sono le iniziazioni di gruppi che operano al di fuori della legge. A ciascuno il suo cammino: perché iniziazione è avvio a un cammino: e i sentieri non sono uguali.

Anche noi sciocchi idealisti abbiamo davanti la morte simbolica, come ricorda Jules Boucher, il più antico tra i misteri. Tenere il silenzio diventa il compito da dare a quegli Adepti che hanno dato dimostrazione, per le loro turbolenze, di non essere ancora pienamente affidabili. La loro capacità o incapacità di attenersi a questo dispositivo sarà illuminante per il valutatore. Una tripla morte: fisica (la gola, sbarrata dal regolo), sentimentale (la squadra, che collega il cuore alla mano), mentale (il maglietto che batte la fronte). La menzogna, l’ignoranza e l’ambizione sono i tre assassini da espellere dalla comunità.

Scrive ancora Wirth: “In Massoneria, nessuna autorità è superiore a quella del Maestro. Oltre il Maestro non c’è più nulla. Colui che dirige i Lavori della Loggia è al pari degli altri Maestri e ad essi deve rendere conto del compimento della sua missione. Anche un Gran Maestro non è che un delegato dei Maestri e, a nome loro e sotto il loro controllo, governa una federazione di Logge.”

Chi scrive, questo grado lo ha ricevuto onorariamente, in virtù delle opere da lui prodotte. Aderendo alla tradizione di Wirth, si orienta all’idea che gli Alti Gradi non siano che il frutto di un’invenzione reazionaria, ma che esista, oltre la Massoneria che attiene alle funzioni della gendarmeria e della sicurezza del Tempio, una tradizione sacerdotale che attiene alla dimensione più interna dei segreti del Tempio e dei Superiori Sconosciuti, di cui qui non sarà detto nulla.

Chi vuol pretendere di appartenere a questa sfera interna deve comprendere che deve richiedere a sé stesso qualcosa di più e di ulteriore rispetto alle già gravi responsabilità del Maestro Massone. Ma questo non può essere spiegato con parole scritte, e deve risuonare nella coscienza dell’Adepto.

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Iniziazione Coen

Rabbini o Profeti? Da dove proviene l’iniziazione Coen?

Se pensiamo che Gesù è stato un profeta rifiutato dal popolo di Israele, potremmo dire che questa è un’amara verità. Ma dovremo anche riflettere sul fatto che non si tratta di una situazione mai verificatasi prima. Giusto per ricordare il Profeta tra i precursori che Gesù ha più amato, e che si incrocia con il suo destino quando viene chiamato alla lettura in sinagoga del passo “Lo Spirito del Signore è su di me, per questo egli mi ha consacrato” (Isaja 61,1; richiamato in Luca 4,17), rammenteremo che Isaja venne arrestato e condannato a morte sotto Manasse. Secondo tradizione venne inchiodato a un palo a testa in giù e il suo corpo tagliato in due: aveva osato denunciare la corruzione del Tempio.

Quel che si intende dire è che, se si vuole tentare di dare uno sguardo alla più pura essenza della dottrina Rosacrociana, occorre avvertirla nel suo intimo desiderio di ripristinare il Cristianesimo delle origini, cioè l’autentica dottrina del profeta che ha rinnovato l’ebraismo riconducendolo alla sua tradizione per cabala, precedente e inconciliabile con quel che l’avrebbe fatta diventare il Cristianesimo dopo il Concilio di Nicea del 321 e, soprattutto, dopo il 392, quando divenne religione dell’Impero romano, divenendo definitivamente strumento del potere temporale e ammantandosi di errori su errori, fino a cancellare ogni autentico rapporto con il pensiero di Gesù, che non è affatto, come si direbbe oggi “buonista”: “siate semplici come colombe e prudenti come serpenti“; non è nemmeno cristianesimo, almeno, non più di quanto il martinismo non sia martinezismo; non più di quante rose siano nella ghirlanda; non più di quante api siano nell’alveare. Eccovi un distillato gnostico e cabalistico.

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