Flamelicus

Introduzione del Fr. Althotas alla lettera di Flamelicus

All’interno della sezione che comprende le relazioni tra Martinismo e Massoneria, tra Martinismo e Rosicrucianesimo, tra Martinismo e Golden Dawn, questo segmento, Martinismo e Illuminismo, appare di particolare importanza, in quanto, se gli accostamenti menzionati sono utili a comprendere meglio, per affinità e per differenza, la natura del Martinismo, è soprattutto la relazione con l’Illuminismo che ne disvela le qualità più interne e storicamente e sotto il profilo della più contemporanea attualità, qualificando il Martinismo come una Via tra le più rilevanti per la Tradizione Iniziatica Occidentale.

Per affrontare il tema, delicatissimo proprio per le sue conseguenze immediate e attualissime, scegliamo di farlo mediatamente, attraverso un breve scritto di Flamelicus, autorevole esponente della tradizione iniziatica italiana.  Prima di lasciare la parola alla sua lettera, occorre comunque, per la migliore intellezione dei presupposti e dei contesti, esprimere qualche breve notizia introduttiva.

L’Illuminismo, ben più e prima che una filosofia come ci viene insegnata nelle scuole e nelle università, fu prioritariamente un movimento di rinnovamento della tradizione iniziatica.  Dopo la Gloriosa Rivoluzione Inglese, che aveva spezzato l’oscurantismo medievale e dato al popolo la prima grande promessa di libertà con il Bill of Right del 1688 (che per la prima volta attribuiva alla singola persona libertà di parola e di culto e liberà dal bisogno e dall’oppressione),  l’onda reazionaria aveva progressivamente fermato l’innovazione, restituendo progressivamente la parte egemone della massoneria all’interpretazione conservatrice e aristocratica che proveniva dai movimenti tedeschi della Stretta Osservanza e francesi del Templarismo, sostenendo il ritorno in Inghilterra dei cattolici che i rivoluzionari avevano spodestato.

L’Illuminismo si manifestò per contrastare queste tendenze conservatrici e sorse proprio attraverso la scintilla prodotta dal contatto tra protestantesimo, movimenti del cristianesimo delle origini (valdesi, albigesi, catari), cabalismo cristiano (sulla scia di Giordano Bruno e dell’Accademia Platonica Fiorentina) e alchimia Rosicruciana, fino alle elaborazioni della Chiesa Morava (con le sue contaminazioni con l’ebraismo chassidim).  Gli approfondimenti devono di necessità essere rinviati (cfr. a.e., Origini occulte dell’Illuminismo), ma sono queste le origini del primo Martinismo. Ai fini del presente articolo, è interessante notare che la prima fase del Martinismo si connota fortemente come legata ai movimenti illuministi delle cerchie protestanti che più osavano contaminarsi con la cabala, ed appare largamente indipendente dalla Massoneria in senso stretto.

Questo rapporto non è affatto secondario, ed è importante riportare, con significato attualissimo, la disputa rispetto ai rapporti tra Martinismo e Massoneria. Nella lettera di Flamelicus – che grande parte ebbe nel dare struttura alla Massoneria e al Martinismo italiani nella prima metà del Novecento – si noterà come egli non esiti nel definire il Martinismo “Ordine Illuminista”.  Per chi è conoscitore, queste considerazioni permetteranno di comprendere come il Martinismo corrisponda a una posizione filosoficamente elevata nell’ambito degli Ordini Iniziatici, in quanto la “Classe Massonica” costituisce la sezione di ingresso, e solo dopo averla superata si può accedere alla “Classe Illuministica”.

Tutto ciò è certamente corretto.  Si dovrà aggiungere, per completezza, che si tratta comunque di una normalizzazione successiva alla grande fase del tumulto illuministico, perché le fonti indicano che in origine il Martinismo si poneva rispetto alla Massoneria in condizione di autonomia e di superiorità: di autonomia, in quanto non era necessario essere Massoni per entrare nel Martinismo (ma qui si dovrebbe dire con più esattezza E:::C:::); di superiorità, perché il Martinismo guardava la Massoneria come serbatoio da cui setacciare eventuali personalità idonee a un più difficile percorso.

Questo argomento non si troverà nella lettera di Flamelicus che, come si è detto, alla Massoneria apparteneva e, pertanto, pure da una posizione intellettualmente interessante, guardava al Martinismo con l’obiettivo di normalizzarlo richiedendo, come condizione per l’accesso, l’aver almeno acquisito in Massoneria il grado di Maestro, condizione che altre fonti, tra cui quelle del Gran Risvegliatore, decisamente – e, diremmo, con approccio ben più illuministico – negano.  Nulla sarà qui detto in merito all’apposizione dei Gradi Martinisti come Arcana Arcanorum al vertice (gradi 87, 88, 89 e 90) del Rito Unificato di Misraïm-Memphis.

Prima di lasciare il passo alla fonte storica – la lettera di Flamelicus così recensito – chiuderemo dicendo che oggi l’argomento dell’indipendenza è particolarmente importante, tanto più la Massoneria è dominata – persino nelle sue frange più innovatrici, come il Diritto Umano – dal Rito Scozzese che – vi sia all’interno un Templarismo nascosto o meno – rappresenta una componente reazionaria e anti-illuministica, nascosta sotto le apparenze innocue e diaboliche del tradizionalismo.

Ecco perché, oggi più che mai, abbiamo bisogno di Riti di Fronda – quali, appunto, il Martinismo e le alte vette della massoneria forestiera e irregolare – capaci di riportare un vento di innovazione, di progresso e di vero Illuminismo.

Chi ha orecchie per intendere, intenda.

I venerabili Ordini Illuministici:

l’Ordine Martinista

di Flamelicus [M.E. Allegri, 1897-1949]

Estratto da “Introduzione al segreto Massonico – seguito dell’Antico Rituale dei Cavalieri del Sole – o Saggi della Verità – ” Venezia Anno di Vera Luce 5706 – di M.E. Allegri – Ristampa 1991 Arktos, Giovanni Oggero Editore

allegri

Fra gli Ordini Illuministici che fioriscono in Italia il più notevole certamente é l’Ordine Martinista fondato nel 1754 da Martinéz de Pasqually e diffuso per opera sopratutto di G. B. Willermoz e L. C. de Saint-Martin che ne fu anche in un certo senso il riformatore.  In Francia ebbe un suo nobilissimo rifiorire dall’alta opera di S. de Guai­ta, di G. Encausse, di J. Sar Peladan e infine di J. Bricaud e di Ch. Chevillon caduto per opera della barbarie teutonica a Lione due giorni prima dell’evacuazione tedesca.  Attualmente l’Ordine Martinista, che in Italia non ebbe il disdoro di interrompere i suoi lavori mai e sopratutto neanche nei momenti di persecuzione, conta nella nostra Penisola ben quattrocentoquarantun gruppi, molti dei quali svolgono un intenso lavoro per la ricostruzione spirituale, morale ed economica del nostro Paese. Esso accoglie fra i suoi associati tutti coloro che con buona volontà vogliono intraprendere studi di occultismo, metapsichica, radioestesia-grafologia ecc. Non chiede ai suoi associati né versamenti finanziari gravosi, né di abbracciare una determinata fede religiosa o politica, né di pronunciare giuramenti di qualunque specie.  Chiede solo la buona condotta, la fraternità, la tolleranza, la concordia fra le sue file e perciò non ha avuto mai scissioni.  Nei suoi gruppi vengono insegnate le scienze massoniche e l’occultismo, secondo le migliori tradizioni. Gratuitamente vengono impartite lezioni di ebraico, caldaico, sanscrito, greco.  Ove è possibile funzionano delle Biblioteche Circolanti fra i soci, e delle sale di ritrovo come dei gabinetti di esperienze magiche. In questo caso i soci pagano una quota di ripartizione delle spese.  L’Ordine Martinista attualmente (cioè dopo l’ultimo convegno del 27 Dic. 1945) consta di due gradi sezioni:

Sezione exoterica: comprendente gli Associati (A::: )

Sezione esoterica: comprendente tre gradi:

(omissis)

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M.E. Allegri