Sulla necessità antropologica delle organizzazioni iniziatiche e sulle condizioni per la loro evoluzione

L’articolo ha preso un titolo ambizioso, ma è bene rasserenare subito il Lettore: non c’è la pretesa di dire qualcosa di particolarmente illuminante (sebbene si parlerà di illuminismo, e da una prospettiva “interna”), né di sfatare un tabù (che però, per scrivere quel che segue, va comunque infranto sul piano psicologico).

L’atteggiamento ipocrita del conformismo borghese all’italiana (anche se la vera differenza, in Europa, non sono tanto i confini nazionali, quanto il cleavage tra i Paesi a prevalenza cattolica e quelli a prevalenza protestante) consiste soprattutto nel far finta che le organizzazioni iniziatiche non esistano.  Quando questa rimozione non è possibile – ad esempio, per contingenti fatti di cronaca che le portano alla ribalta, in subordine, si fa passare la tesi che esse siano sempre orientate al potere materiale e all’uso strumentale e illegale del segreto, per favorire gli affari a scopo di lucro e di dubbia liceità.

I casi che confermano questo teorema sono sempre bene accolti dalle cronache ufficiali, sempre protese verso l’obliterazione dello stereotipo.  Anche una certa area di informazione “perbenista”, “politically correct” e compiaciuta del proprio ritenersi “progressista”, si schiera scioccamente su queste posizioni, per ignavia o per mala fede.  Che lo faccia per ignavia è possibile, perché schierarsi “on the other side” richiede il coraggio di chi mette a repentaglio la propria carriera: prendere posizione contro gli stereotipi costituisce lesa maestà nei confronti del Grande Fratello.  È più probabile però che questo accada per mala fede, perché non è possibile essere così sciocchi da proporre a chi non ha possibilità di riscatto sociale e di costruirsi una vita migliore, un modello basato sul perbenismo.

In ogni caso, in base al dogma dello stereotipo, la televisione ha ancora buon gioco nell’argomentare la tesi per cui le organizzazioni iniziatiche o non esistono o sono luoghi di convergenza di affaristi senza scrupoli e criminali di ogni specie.  Che le organizzazioni iniziatiche possano essere luoghi di accesso a una spiritualità razionale, orientata al progresso e allo sviluppo materiale, psicologico e metafisico – non viene preso in considerazione, per quanto questo sia da sempre il loro ruolo nella storia, quando il contesto in cui si sviluppano sia sano in corpo e mente (e quindi mai).

In breve, la patologia viene confusa (volontariamente) con la fisiologia del sistema, invertendo le parti.  Ciò che è sano si fa passare per malato e ciò che è malato diventa ordinario.  In questo modo, la struttura conservatrice e reazionaria della società, nemica di ogni avanzamento spirituale e di ogni vera conquista di libertà, imprime il suo marchio su ogni esistenza, reiterandolo, al secolo, spot dopo spot.

Occorrerebbe almeno avere il coraggio del conoscere.  Non a caso il motto dell’Illuminismo è “Sapere Aude!”, quell’osare sapere che è alla base di ogni atto di libertà.  Gli antropologi (si potrebbero richiamare gli studi di Claude Lèvi-Strauss, Marcel Mauss, Margaret Mead) hanno grande dimestichezza con la necessità, in ogni società, della presenza di organizzazioni a struttura iniziatica, che sono esistite da sempre. Se avessimo il coraggio di sapere saremmo più consapevoli delle origini occulte dell’Illuminismo, del debito filosofico che il movimento di pensiero che ha tratto l’umanità fuori dalle nebbie dell’oscurantismo medievale conserva nei confronti dell’occultismo.

Noi di Societas Mazzini non possiamo non segnalare quanto sia stata importante la componente iniziatica nel processo di liberazione dalla dominazione austriaca.  Allo stesso modo, non possiamo però fare a meno di mettere in guardia contro i facili giudizi e dobbiamo ricordare che il cosmopolitismo spirituale di Mazzini, osteggiato dai conservatori, è stato chiuso a destra dagli interessi industriali del Regno di Piemonte (e dal cambiamento di orientamento dei supporters inglesi) e a sinistra dall’affermazione del vento russo del materialismo storico, un’interpretazione del marxismo che ha eliminato ogni possibilità per il popolo di accedere all’educazione e all’istruzione come vie per la consapevolezza spirituale, unica vera fonte di autentico e duraturo progresso.

Ecco perché, trasponendo alla dimensione contemporanea queste riflessioni, sentiamo il bisogno di liberare le istanze progressiste e di emancipazione dalle asfittiche paludi del materialismo.  Ecco perché guardiamo con attenzione ai movimenti di rinnovamento interni alla Massoneria, come oggi avviene con l’esperimento del GOD di Gioele Magaldi  e con un nuovo proliferare di “Riti di fronda” attivi in Italia e in Europa, in cui si manifestano importanti focolai di pensiero innovativo e di autentica emancipazione.

A questo proposito, con in mente un’idea salda di progresso, nel rifuggire da ogni approssimazione volgare che voglia fare del cammino iniziatico un prodotto di mercato, proponiamo una lettura interessante su un Ordine parallelo e differente rispetto a quello massonico, e lo facciamo ricorrendo a una nota storica che proviene da una famosa lettera di Flamelicus, importante esponente della Tradizione esoterica italiana che, per la contestualizzazione sul filo della nostra contemporanea attualità, si troverà qui introdotto da Althotas.

Lettera di Flamelicus

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