Realizzazione discendente

È un termine coniato da Guenon in relazione agli ultimi tre gradi del Rito Scozzese, gradi che sono chiamati amministrativi e che hanno il compito di portare sulla terra, alla manifestazione, ciò che si é appreso percorrendo il cammino ascendente, il cammino verso la manifestazione e in particolare ciò che si è appreso dopo aver percorso tutto il cammino. Personalmente ritengo che si possa estendere detto termine al lavoro di tutti gli Ordini Iniziatici, compreso quello delle religioni rivelate. Naturalmente vi é una apparente differenza tra i due lavori e ne parleremo.

Guenon ed un suo autorevole commentatore, Michel Valsan, hanno dato alla disamina della realizzazione discendente, un taglio esoterico – religioso. A parte la splendida sensazione che procura la lettura degli scritti di entrambi, a me pare che i due autori si siano sforzati di dimostrare, oltre la fondatezza di tale tesi, come questa parte del percorso iniziatico appartenga a tutti gli Ordini Esoterici, anche religiosi.

Che la tesi sia fondata non vi é dubbio. La fase discendente, la realizzazione, giustifica il sacrificio e l’enorme sforzo che ogni Iniziato deve affrontare per completare la fase ascendente.

Esaminiamo adesso in che modo può verificarsi la realizzazione discendente.

Quanto or ora asserito ci impone di constatare una prima profonda differenza tra chi prima di percorrere il cammino discendente deve percorrere tutto il cammino ascendente e chi viene inviato dalla divinità, e quindi compie solo il cammino discendente, con il bagaglio conferitogli dalla divinità e necessario per governare l’umanità impartendo a quest’ultima le norme di vita idonee allo scopo. Questa affermazione può riferirsi sia alle religioni che considerano la divinità esterna all’uomo sia agli altri Ordini Esoterici che considerano la divinità interna all’uomo. Entrambi gli Ordini devono prendere in considerazione che il percorso discendente possa essere compiuto sia da chi ha prima effettuato il percorso ascendente come anche da chi è già illuminato, come emanazione, e viene inviato nel mondo della manifestazione per portare ivi la luce che già possiede. Il Cristo, il Dalai Lama reincarnazione del Buddha, sono esempi classici di inviati sulla terra dalla divinità per portare la luce che a loro deriva dalla stessa divinità.

Non desidero occuparmi di chi, negli Ordini Esoterici diversi dalle religioni, nel momento in cui si impadronisce di un involucro e diviene quindi manifestazione, è già illuminato. Discutere di questa evenienza mi porterebbe fuori tema. Il cammino discendente lo compie, in ogni caso, ogni iniziato sia che nasca e quindi passi dallo stato di emanazione allo stato di manifestazione, già illuminato, sia che, per giungere alla illuminazione debba percorrere la via. Questo è uno dei compiti che l’iniziato, non nato illuminato, si assume nel momento in cui è accettato nell’Ordine Iniziatico. Non è un compito assegnatogli dalla natura, è un compito divenuto necessario nel

momento in cui l’uomo, manifestazione della emanazione, mal utilizzando i sensi e gli strumenti che la natura gli ha messo a disposizione, si è allontanato dal progetto iniziale universale. Una corrente di pensiero è dell’avviso che gli Ordini Iniziatici servono per purificare l’uomo, per migliorarlo, per rendere la sua attività in questa dimensione conforme alla morale relativa. Tutto questo é ciò che deve fare il fedele, colui che si affida ad altri per conoscere, per sapere, ma non per l’iniziato. L’iniziato era già, prima della cerimonia d’iniziazione, un uomo di buoni costumi. Il suo perfezionamento tende ad uniformare il proprio comportamento alle regole del cosmo, alle regole assolute che nulla o poco hanno a che vedere con le regolette morali imposte da questa o quella società in questo piccolo mondo. La sua intuizione é ben altra. Sa anche, però, che il suo sforzo è vano se il resto della società che lo accoglie, se il resto del mondo, si attiene solo alle regole morali relative. Sa che il mondo, in quanto appartenente al cosmo, deve uniformarsi alle regole del cosmo infinito e quindi alle regole assolute. Sa quindi che il lavoro dell’Iniziato non può essere fine a se stesso. Tutto ciò che è stato emanato in questo mondo, animali, piante, minerali, uomini, fa parte del cosmo e quindi tutto deve concorrere a portare avanti quel progetto che sappiamo essere del cosmo e non di questa terra o della nostra società. Ciò vuol dire che fin quando qualcuno porta avanti un progetto contrario all’ordine del cosmo detto ordine non si realizza ed allora o provvede il cosmo, e purtroppo ciò avviene nella maggior parte dei casi, eliminando in qualsiasi maniera ciò che è contrario al percorso ordinato secondo il progetto che si é dato, o deve pensarci l’uomo, unica manifestazione su questa terra capace di porre rimedio agli errori fatti da lui stesso. Da quì la necessità delle religioni, degli Ordini Iniziatici in generale. Le religioni ti dicono o dovrebbero dirti e gli Ordini Iniziatici ti pongono o dovrebbero porti nella condizione di conoscere come realizzare lOrdine del Cosmo, l’Ordine Assoluto. Sa come ottenere la REALIZZAZIONE. Per le religioni la realizzazione discendente, come si é detto, è suggerita da colui che, illuminato dalla divinità, è inviato su questa terra per dettare, attraverso i ministri del culto, le regole atte a raggiungere la realizzazione; avviene spesso però che i Ministri che dovrebbero essere gli interpreti delle norme esplicitate dall’Illuminato inviato sulla terra dalla divinità, non essendo loro stessi illuminati, nell’adoperare il potere che deriva loro dall’essere ritenuti i soli interpreti della volontà divina, approfittano di questo potere per loro stessi o per la loro organizzazione, arrecando grave danno all’umanità. Gli Iniziati da Ordini Esoterici diversi dalle religioni sanno, perchè lo hanno appreso lungo la via iniziatica, che per ottenere la realizzazione devono concorrere tutti gli esseri e non solo loro stessi e da quì la necessità del percorso discendente. L’Iniziato sa che l’esigenza di realizzazione non è altro che il ritorno dell’uomo, manifestazione, alla purezza che era in lui, o meglio negli elementi che lo hanno composto, quando gli stessi erano emanazione. L’Iniziato sa che la manifestazione deve concorrere, insieme alla emanazione, alla realizzazione di un progetto che non é suo e che chiama Divino. Ma tutta la manifestazione deve contribuire, così come al progetto già concorre tutta l’emanazione dalla quale proviene. Il percorso discendente indispensabile per ottenere che ciò che è in terra collabori alla realizzazione del progetto divino, alcuni Ordini Esoterici lo hanno esplicitato nel loro rituale, non importa se fin dalla loro creazione o successivamente. Un esempio lo si ha in ciò che in Massoneria il primo sorvegliante pronuncia, rispondendo alla domanda del Maestro Venerabile: “a che scopo ci riuniamo”, e cioè pronunciando la frase: “per scavare oscure e profonde prigioni al vizio e lavorare al bene ed al progresso dell’umanità”. In detta frase sono compendiati i due momenti che caratterizzano il percorso iniziatico; scavare oscure e profonde prigioni al vizio, la fase ascendente; lavorare al bene ed al progresso dell’umanità, la fase discendente. Entrambe le fasi sono indispensabili per l’Iniziato, bisogna solo impegnarsi per realizzarle.

Tarocchi

Tarocchi

In un gruppo che ho seguito per diverso tempo ho proposto lo studio degli Arcani Maggiori dei Tarocchi. Ho proposto io stesso questo studio e desidero riferire quanto ebbi a dire, come preambolo, esaminando una delle lame. “Debbo fare una confessione. Quando ho proposto a questo gruppo di esaminare e commentare gli Arcani maggiori dei tarocchi l’ho fatto nella speranza di avere una risposta ad un interrogativo che mi trascino da tempo. Se esaminiamo i vademecum di diversi ordini iniziatici lo studio dei tarocchi è molto spesso consigliato. Il perchè è chiaro. Descrivono il percorso verso la conoscenza, verso la reintegrazione, in maniera molto vicina al percorso di alcuni di questi Ordini Iniziatici. Ho avuto molte occasioni di esaminare queste carte, misteriose, a volte sconvolgenti. Le ho studiate anche ma ho trovato sempre e trovo ancora come dei veli che le avvolgono e mi impediscono di osservarle in tutta la loro potenza. Non sono un ricercatore e credo che se anche lo fossi non potrei mai e poi mai risolvere l’arcano. Quello che oggi mi dicono è ciò che da sempre l’umanità ha percepito, ha intuito ed ha anche illustrato. Nelle grotte, con i graffiti, nelle pareti dei templi, con varie forme di rappresentazione che vanno dalla scrittura cuneiforme al disegno. I tarocchi rappresentano questo anelito dell’umanità. Ma a mio parere non si limitavano a descrivere, non si limitavano ad indicare una via, a mio avviso suggerivano, consegnavano all’umanità anche un percorso. Consegnavano all’umanità lo strumento per percorrere la via che indicavano. Ciò che il liber mutus rappresenta per gli alchimisti i tarocchi rappresentano per il resto dell’umanità. Esaminandoli e studiandoli si evidenziavano sempre più le varie manipolazioni che hanno subito nel tempo. Niente di strano! Anche i rituali esoterici hanno subito delle manipolazioni; diciamo che sono stati “attualizzati” ricorrendo ad una espressione che ormai si accompagna, specie nella regia e nei costumi, alle tragedie greche, alle opere liriche e, spesso, alle commedie più o meno moderne. Io mal sopporto l’attualizzazione e, tranni rari casi in cui l’autore dell’attualizzazione è anche un genio, la credo frutto della incapacità a creare testi o opere nuove o, come nel caso dei rituali, alla imbecillità umana. Nel caso dei tarocchi, però, sempre a mio parere, l’attualizzazione non è avvenuta per incapacità o per idiozia ma per altre ragioni. Ed io vorrei capirle queste ragioni. Non vi è dubbio che sono carte vecchissime; prima disegnate e poi stampate. Forse addirittura in un primo tempo erano disegnate nelle grotte o nei sepolcri. Non lo possiamo sapere. Conosciamo, però, la loro influenza, benefica o nefasta, esplicitata attraverso la divinazione, sul percorso dell’individuo e delle cose. Non è solo una esposizione di eventi in successione; le carte, i disegni, contenevano anche delle formule, contenevano anche gli strumenti per giungere alla conoscenza. Questa loro peculiarità così esposta, così diffusa anche fra gli analfabeti, che un tempo erano i più, poteva essere considerata pericolosa dalle religioni rivelate che, non potendole distruggere, ne fecero loro patrimonio. Da quì le diverse fatture, i diversi riferimenti e soprattutto le diverse manipolazioni. Cerchiamo, se è vero ciò che intuisco, di andare alle origini, come si dovrebbe fare per i rituali, di scoprire ciò che vogliono suggerirci e non solo raccontarci. Forse avremo un’altra via verso la conoscenza e forse sarà una via più semplice e più alla portata di molti. Val la pena provare”.

Provo adesso a parlare di alcune delle lame; la XII lama: l’appeso, e vorrei che di questa lama si evidenziassero  le analogie con quanto ci racconta Dante nel XXXIV canto dell’Inferno, quando prima di uscir a riveder le stelle deve capovolgersi.

L’appeso è, a mio avviso, la conclusione della prima fase dell’opera. Lo svuotamento da ciò che ci lega intensamente a questa dimensione. Le passioni, rappresentate nell’appeso dai sacchetti di monete che si svuotano cadendo. Il nostro essere si svuota dalle passioni. È in mezzo ai due alberi, che in massoneria rappresentano le due colonne B e J e per noi possono assumere il significato di elemento maschile ed elemento femminile. La faccia dell’appeso è serena e sta a significare la pace che si raggiunge quando ci si allontana dalle passioni. Se vogliamo cogliere maggiormente questa caratteristica confrontiamo l’appeso con il Bagatto, con la prima lama degli arcani maggiori. Il Bagatto inizia il cammino, l’appeso ha ultimato il percorso terreno.

Da questo momento in poi l’operatività deve essere differente. Ottenuto lo svuotamento dell’involucro, adesso bisogna riempirlo.  

Nel XXXIV canto dell’inferno Dante, che fa intendere le cose solo a chi ha orecchie per intendere, fa dire a Virgilio che è giunta  l’ora in cui “conviensi dipartir da tanto male”, è giunta l’ora di abbandonare le passioni terrene. Ed allora Dante leva gli occhi e “credetti veder Lucifero com’io l’aveva lasciato; e vidili le gambe in su tenere”. Naturalmente Virgilio spiega a a Dante il capovolgimento facendogli presente  che hanno superato l’emisfero da dove si è avuto accesso.

Un’ultima considerazione. L’appeso nei tarocchi, il capovolgimento in Dante, trovano corrispondenza nella lettera “R” del VITRIOL. rettificando, ovvero capovolgendosi”

Altro lama, la sesta degli Arcani maggiori. L’innamorato, l’uomo posto dinnanzi alla scelta: amore sensuale o amore spirituale? Ha ciascuno dei piedi posto su una parte della “V” che estesa potrebbe anche essere una “Y”. Il cupido, rivolto verso l’amore spirituale ci mostra la scelta più giusta. Chi ci impone questa scelta? L’esoterismo o una qualsiasi religione rivelata? Le due donne vestite diversamente, una in modo volgare (l’amore sensuale) e l’altra in maniera raffinata (l’amore spirituale). È questa una scelta esoterica o religiosa? Forse questo è l’arcano che più si presta al preambolo che ho fatto.

Intervista a John Dee

  • Mr. Dee, sono onorato di poter conversare con lei.
  • Il mio titolo è Sir.
  • Oh, si certo, Mi scusi, Sir Dee.
  • You’re welcome.
  • Sono emozionato di poterla intervistare. Sa, il nostro programma di interviste immaginarie ha qualcosa di paragonabile alla sua tecnica di scrying.
  • Ne è convinto?
  • Beh, credo che il paragone…
  • Lasci perdere. Non credo affatto le sia chiaro cosa sia lo scrying. Piuttosto, mi dica: chi avete intervistato prima di me?
  • Per me è la prima intervista, ma il Maestro ha già intervistato Louis-Claude De Saint-Martin, Martinez De Pasqually e Cornelius Agrippa.
  • Ah. E credete che tutto questo sia plausibile?
  • Sir Dee, anche le sue indagini sull’occulto sono quanto meno… singolari.
  • Singolari è un termine appropriato. Si addice alla Monade, l’essere singolare. Dovrò probabilmente ricordarle che la mia opera più importante, la Monas Ierogliphica, è essenzialmente un trattato di matematica.
  • Si certo, Sir Dee. So bene dei suoi ruoli eccellenti, astronomo di corte della Regina Elisabetta, consigliere privato…
  • Grazie per averlo messo in risalto, anche se in modo parziale, che non mette sufficientemente in vista il mio ruolo come matematico. Ma va bene che almeno abbia detto astronomia e non qualche altro termine riduttivo. A proposito, qualcuno insinua che il pubblico italiano non conosca abbastanza la mia opera.
  • Beh, forse è vero, nel senso che la conoscono non tanto direttamente, ma di più attraverso i suoi continuatori…
  • Continuatori? Io resto un’isola a sé. Non ho continuatori. Resto unico, come un naufrago in un’isola deserta. Sa lei che William Shakespeare si è ispirato a me per costruire il Mago protagonista de La Tempesta?
  • Sappiamo anche che lei ebbe un ruolo decisivo nel convincere la Regina sull’importanza di contendere alla Spagna il dominio sulle Americhe e che fu lei a coniare, proprio per convincere la Regina, l’espressione “British empire”. Non sapremmo dire se sia una cosa buona o no, per il mondo. Però, forse i nostri lettori, più che le espressioni scientifiche o politiche, vorranno capire meglio il suo pensiero esoterico.
  • Chiedi, e ti sarà dato.
  • Partiamo da quel diagramma che riassume il suo sistema, il Sigillum Emeth.
  • Sa cosa significa Emeth?
  • Se non erro, verità.
  • Si, bene. La parola è composta di tre lettere: Aleph, Mem, Tau. Senza la Aleph, Moth significherebbe Morte. Senza la Tau, abbiamo lo Spirito che aleggia sulle Acque.
  • Mi dica di più del Sigillo.
  • Lei crede che siano concetti che possono spiegarsi in due parole?
  • No, certo. Comprendo.
  • Le dirò solo che, come nella grande tradizione dei Pantacoli, questo Sigillo contiene le istruzioni, cioè nomi da dire e gesti da compiere, in corrispondenza dello spazio magnetizzato del Tempio, che qui è costruito sulla scala del Sette, come nell’allestimento Rosacrociano della Camera del Maestro, dove il rito prevede la scoperta del pastos: la cripta dov’è il sepolcro di C+R.
  • Vuol chiarire questi aspetti?
  • Sono stati chiariti abbastanza dall’elaborazione che ha assorbito le fonti R+C e il mio sistema enochiano nella Societas Rosicruciana in Anglia e poi nel sistema di operatività magica della Golden Dawn.
  • Cos’è la magia?
  • Magia è ogni atto intenzionale. Con la magia si operano trasformazioni sulla nostra coscienza. Si tratta di eseguire gesti e pronunciare parole, ma senza sbagliare ed esattamente nel punto giusto dello spazio in cui devono essere pronunciate.
  • A quali gesti e a quali parole si riferisce?
  • Alle parole di sempre. Quelle che furono date a Salomone, che giunsero dal patriarca Enoch, ricevendole da Adamo. E che ad Adamo furono donate dal grande Arcangelo.
  • E lei come ha fatto ad ottenere questa conoscenza?
  • Non ho inventato nulla. Prima di me Cornelius Agrippa e l’abate Trithemius avevano tramandato. Ma io ho voluto le conferme dagli spiriti.
  • In che modo?
  • Nel libro di Agrippa troverai le tavole a doppia entrata per comunicare con le Entità. Metodo antico. Le fonti indicano che Agrippa l’abbia preso dal cabalista Abraham Abulafia che, tra l’altro, a lungo soggiornò a Messina. Lo sapevi?
  • No. Ma mi dica delle tavole a doppia entrata.
  • Cosa vuoi che ti dica?
  • Me le renda comprensibili. Si tratta di qualcosa di paragonabile alla tavola Oui-ja?
  • Si, in un certo qual modo, con una differenza: voi moderni siete davvero stupidi, riuscite a rendere tutto merce da supermercato. In ogni caso, la comunicazione con gli spiriti non la consiglio, perché ha conseguenze molto forti.
  • Qualcosa di simile al Faust di Goethe?
  • Prima di quello di Goethe c’è quello di Marlowe, e prima di quello di Marlowe c’è la leggenda tedesca raccontata da Johannes Spies. Ma sai qual è il punto essenziale?
  • No.
  • Quando Faust riesce nella sua operazione magica, quando incastona il sigillo del Microcosmo in quello del Macrocosmo, ti ricordi cosa accade?
  • L’apparizione di Mefistofele?
  • Si, certo. E cosa fa Mefistofele quando appare a Faust?
  • Cosa fa?
  • Non lo sai? Lo deride, ecco cosa fa. Quindi, bada bene, non scherzare con l’evocazione degli spiriti. E nemmeno con la più semplice divinazione. Dì ai tuoi lettori chi era Edward Kelly e cosa gli accadde.
  • Parlerò come se lei non ci fosse. Dunque: Edward Kelly fu il più importante collaboratore di Sir John Dee nelle sue sedute di divinazione, le cui memorie sono conservate al British Museum nei “Cinque Libri del Mistero“. L’esperienza di Dee e Kelly ebbe andamenti alterni, oscillando tra esaltazione e disperazione. Sembra che Kelly avesse personalità molto instabile. Talora si è parlato anche di una relazione proibita tra i due.
  • “Come se non ci fossi, eh?” Lasci perdere, non vada a pescare nel torbido: sono solo illazioni. Lo si è detto spesso anche di Shakespeare e del suo “fair youth” adombrato nei Sonetti.
  • “Fair youth. Bel giovane”.
  • Non scivoliamo sulle insinuazioni. Siamo gentlemen. Racconta piuttosto della nostra presenza nella Praga del Palatinato e della ingiusta fine di Kelly.
  • La Praga di Rodolfo fu il luogo di incubazione della dottrina Rosa+Croce. Rodolfo II d’Asburgo era fatalmente attratto dall’alchimia, fino al punto di sostenere interessi protestanti, avversi al suo cattolicissimo casato. Spostò la capitale del regno da Vienna a Praga, e sostenne gli studi nell’Arte Reale, in particolar modo legando le idee della Riforma alla ricerca di un cristianesimo delle origini, non contaminato dalla corruzione del clero di Roma e dal Credo stabilito dal Concilio di Nicea.
  • Si, è una ricostruzione sbrigativa, ma abbastanza corretta. Soprattutto, Rodolfo II aveva capito che bisognava reintegrare la consapevolezza della conoscenza antica. Le parole ebraiche furono reinserite nell’iconografia sacra dei trattati alchemici, come puoi vedere ad esempio in Atalanta Fugiens di Michael Maier, che di Rodolfo fu il medico e il consigliere. Il monarca realizzò intorno al castello di Praga un quartiere di alchimisti, molti dei quali erano ebrei, che gravitavano intorno a Rabbi Low.
  • Quello del Golem?
  • Proprio lui. Anche io e Kelly lo abbiamo incontrato.
  • Com’è morto Kelly?
  • Lo hanno buttato giù da una finestra. Lì, al castello di Praga. Non l’ho mai capito esattamente. Ho anche interrogato gli spiriti, che mi hanno detto ciò che non poteva essere diverso: lo ha ucciso il Golem. Per il resto non lo so. Non ho prove, né testimonianze. Io ero già tornato in Inghilterra. Posso solo dire che ricevere la notizia della sua morte è stato un dolore immenso: anche se Kelly era spesso francamente insopportabile, in qualche modo lo amavo. Temo che gli esperimenti magici abbiano avuto una parte nel costruire il suo destino. Non voglio dire con questo che penso sia colpa mia. Quel che abbiamo fatto insieme, io e Kelly, non poteva non accadere. Doveva esser fatto. Ed è da qui che parte tutta la modernità.
  • Frances Yates, una storica delle idee, ha scritto che il movimento Rosacrociano nasce dalle nozze del Reno e del Tamigi…
  • L’alchimia è stato il terreno di incontro tra protestanti tedeschi e inglesi. Tra i germani, è già venuto fuori il nome di Maier. Degli inglesi, oltre al mio, si potranno ricordare per quell’epoca Robert Fludd, che ha molto lavorato sui miei studi, e da cui verrà quel tipo di sapere che avrebbe prodotto la scintilla tra Elia Ashmole e Isaac Newton. Ed è da qui che si sarebbe presto manifestata la comunità invisibile dei R+C e la sua emanazione esterna massonica… siamo alle basi della modernità.
  • Può dire qualcosa in più dei Rosacroce?
  • I Manifesti Rosa+Croce furono pubblicati in Germania, ma non avevano alcun intendimento nazionalistico, bensì cosmopolita. Per questo, sin da principio, furono pubblicati in cinque lingue e rivolti all’attenzione “dei dotti d’Europa”. La componente inglese è stata importante già in quell’epoca, e continuerà ad esserlo in tutti i tempi a venire.
  • Del resto, la Societas Cruciana in Anglia è stata la matrice che, come lei stesso ha ricordato, ha generato l’Ordine Ermetico dell’Alba d’Oro, un sistema in cui le tavole magiche di John Dee sono state incorporate. Può dirci qualcosa su questo?
  • La Golden Dawn ha il merito storico di aver tentato di ricucire gli elementi tradizionali dell’operatività magica. Ad oggi, è probabilmente il sistema più completo, anche se in certi punti è goffo e intralciato da un pesante sistema di simboli che è carico dei gravami vittoriani e barocchi, pieno di elementi esornativi, che fa desiderare l’essenzialità di voi Martinisti. Non a caso, il più sensibile dei nostri esoteristi in tempi moderni, Arthur Edgar Waite, ha scritto una biografia di Louis-Claude De Saint-Martin per il pubblico inglese…
  • Tra i membri influenti della G.D., si potrebbe ricordare anche William Butler Yeats.
  • Sì, certo, ma lasci perdere la Golden Dawn, non è che un epigono tardivo di una grande tradizione. Se dovessi trovare qualcuno, nella mia posterità, direi che il più vicino a me per stile e, in fin dei conti, anche per epoca, è William Blake…
  • …che, oltre tutto, era anche piuttosto prossimo anche al nostro Martinez De Pasqually.
  • Sì, era della stessa cerchia, i Fratres Lucis. Ma voi italiani non sapreste da dove trarre questa notizia, e io non farò che un’allusione, velata nella parola Cyclopaedia… in ogni caso, tornando alla Cabala operativa…
  • Credo si possa dire che la sua forza consiste soprattutto nel fatto che il sistema iniziatico non è costruito su linee arbitrarie, ma sulle Dieci Sephiroth dell’Albero della Vita.
  • Sì, questo è esatto. Ogni grado una Sephirah.
  • E ogni passaggio tra una Sephirah e l’altra è mediato da una lettera dell’alfabeto ebraico, che corrisponde ad un Arcano. Bisogna ricordare che questo è stato fatto ad imitazione di una scuola tradizionale preesistente, che è quella dei Rosa+Croce d’Oro di Berlino, che a loro volta avevano preso il sistema dai Fratres Lucis di Francoforte.
  • Queste però sono altre storie. quel che interessa ora è soprattutto il sistema delle tavole enochiane. Se potesse spiegarlo…
  • Non è un argomento facile. Si tratta di tavole in cui le lettere sono sostituibili con numeri: è matematica delle matrici, non capiresti. Quel che posso dirti è che Enoch è uno dei Patriarchi anteriori al diluvio, e che le lettere che appaiono nelle tavole sono quelle della Shemamphorash, cioè i 72 nomi disciolti nelle clavicole di Salomone, che a loro volta derivano dal Libro di Adamo di cui ti ho accennato e di cui non dirò null’altro, se non una roteante, roboante, rutilante R. Ho finito il mio tempo. Torno nell’invisibile. Se vorrai chiamarmi, ti lascio qui il talismano. Incidilo su cera pura d’api.
Immagine di dominio pubblico. Fonte: British Museum, Collezione Sloane, 3188 (1582). Autore: John Dee. Titolo: Sigillum Dei Aemaeth.
Riportato in Wikipedia

Unificare – Perché

Si sa che di buone intenzioni è lastricata la via che porta all’inferno: è voce proverbiale e quindi vox populi, vox Dei. Pur partendo da questa premessa scettica, tuttavia non posso non allineare il mio cuore alle idee che il S::G::M:: ATON esprimeva a quel convegno tenuto a Padova (e di cui, chi ha la parola di passo, potrà trovare il protocollo sottoscritto e, purtroppo, non attuato alla pagina https://ordineesotericomartinista.org/piccola-biblioteca-martinista/protocollo-del-martinismo/). Vorrei aggiungere una sfumatura: definendo utopia (e non semplicemente sogno) l’dea di unificare il Martinismo. Perché, a differenza del sogno, ancora dominato dall’illusione, l’utopia è invece la direzione tracciata dalla stella polare: qualcosa che, pur non potendo esser raggiunta, conduce a dei risultati. Seguendo la stella polare, i naviganti trovano la giusta direzione e l’approdo a un porto sicuro. Fuor di metafora, questo significa per chi vive in questo mondo che l’utopia non può esser raggiunta, ma conduce comunque al percorso più nobile, che è quello dello spirito. Ecco perché non c’è timore nel definirsi utopisti. Aggiungo una considerazione storica al pensiero di ATON, volendo mettere in evidenza come gli Ordini che dal Secolo dei Lumi in avanti si sono succeduti per portare la fiaccola della Tradizione fino a noi, pur attraverso le scissioni e l’apparente diversità degli strumenti operativi, alla fine conducono tutti ad una eguaglianza di fondo, che riguarda il modo di aprire i lavori, di svolgere;la celebrazione cerimoniale, di chiudere i lavori. Quando questi lavori hanno per riferimento le operazioni di purificazione, seguite dal lavoro della Luna e dal lavoro del Sole, allora è semplice trovare in essi i fondamenti di una religione naturale, data dall’osservazione degli astri. Chi guarda con un cuore puro trova questa unità. Chi si lascia fuorviare dai condizionamenti e dalle convenienze vede altro. Il Filosofo Incognito non teme di essere un utopista, perché il suo prendere rifugio ovunque e in nessun luogo lo pone al riparo da desideri di successo materiale, e sublima in suo desiderio in una metafisica trascendente, una ed unica, la sola che sarà importante quando sarà completata questa parentesi di esistenza sulla terra che è uno dei cicli della Vita nelle Sfere.

Diversi anni or sono io ed altri responsabili di Ordini Martinisti, ci siamo riuniti a Padova per cercare di realizzare quello che allora io consideravo un primo passo verso la unificazione dei vari Ordini Martinisti. Si parlava infatti, in quell’occasione, di federazione e non di unione. Il progetto fallì. Non credo opportuno cercare le colpe o le responsabilità di quel fallimento, non sarei obiettivo e quindi preferisco astenermi e assumermi anch’io la mia parte di responsabilità di quel fallimento. Quelle giornate, le giornate del convegno, sono state peró molto preziose per me. Allora, in linea con quanto auspicato nel mio intervento, che desidero riportare, ho rinforzato in me la convinzione dell’inutilità di qualsiasi federazione fra i diversi gruppi dello stesso Ordine Esoterico. Solo una unione può eliminare gli inconvenienti di una frammentazione. Da allora ho lavorato per ottenere questa unione. So che incontrerò mille difficoltà ma ho potuto constatare che…

View original post 1.543 altre parole

Ai limiti dell’irrazionale

A. aveva creduto di trovare ciò che non esiste: una comunità di persone dedite allo sviluppo delle facoltà intellettuali e morali dei suoi membri. Credette, almeno per un certo periodo, che fosse possibile. Lavorò a lungo sulle purificazioni, per essere ricevuto nella cerchia interna. Quindi si cimentò con l’apprendistato a ricevere la luce: il lavoro della luna, ricevere e restituire. Giunse, per i suoi meriti, a poter esercitare il lavoro del sole: che è l’abituarsi a dare senza ricevere nulla in cambio.

Dev’essere stato allora che il cuore divenne pronto per l’allineamento ad una intellettualità sincera. Si manifestarono i doni dello spirito: che erano belli a vedersi, ma non erano commestibili. La loro inutilità apparve incommensurabile: ma non tanto da non suscitare invidie e gelosie, che ancora A. non sapeva.

Sulle prime fu un pianeta che non accettava di mantenere la sua orbita: pretendeva di essere un sole, ma non voleva dare nessuno dei suoi raggi, convinto di doverli conservare per il momento vicinissimo in cui tutti avrebbe riconosciuto in lui il vero sole. Portò con sé un riluttante satellite da affiancare alla sua luna per giocare sul filo dell’errore. Provò quindi a vendere uno dei suoi raggi al mercato dei frattali per barattarlo con un barattolo di pomodori in una casa di bambole in un programma di fuoriuscita dal socialismo sovietico che lo avrebbe condotto a una missione spaziale immaginata al cinema. Ne scaturì un Rebis che dimostrava una gemmazione magica in cui c’erano qualità da esplorare, se solo si potesse ricordare quel che c’è oltre le nuvole e smettere di bere spiriti insani e accontentarsi dell’acqua piovana.

Chiaro che le immagini concepite per lo schermo debbano condurre alla seduzione dell’illusione: guai se così non fosse, perché sparirebbe ogni paesaggio, fisico o metafisico che pensar si voglia, se ancor si vuol pensare: e questi pianeti pensavano, ma roteando così veloci da non fermare i pensieri, trasformandoli in un caleidoscopio di impersistenza, mentre un sole pallido d’inverno appariva sempre più sbiadito e lontano e debole, tanto che si sarebbe potuto ucciderlo con la stessa facilità con cui il soffio spegne la candela: e tuttavia non cedeva la sua fiamma che, anzi, riluceva fioca nelle tenebre come un diamante insanguinato, emblema della superficialità occidentale in mezzo a un mare color dell’aceto in cui troverai, se saprai distinguerne l’odore, l’alcaest.

Fu allora che apparve un giudizio lusinghiero mai sentito nei giorni prima del diluvio e che pure sembrava così netto e così distinto da essere incomparabile con le forme statiche del centimetro esaminato al microscopio nei suoi scompartimenti dove trovarono infine che non c’era niente. Venne dunque una cartomante, chiamata per far loro vedere l’universo oltre il sistema solare e, in cambio di questa visione, chiese qualcosa che non seppero qualificare, probabilmente una banconota pesante. Sulle prime credettero tutti cercasse legittimazione, come un qualsiasi asteroide tra quelli che riempiono il vuoto geometrico della progressione di Titius e Bode, nel luogo dove il pianeta che si sarebbe atteso non c’è. Fu un errore confondere una galassia con un asteroide, ma questo si potrà comprendere solo quando si vedranno tutte le provette e gli alambicchi ch’ella collezionava sul suo tavolo, e potrete finalmente accorgervi che anche noi stavamo in una di quelle provette e, di tanto in tanto, c’era persino chi esaminava i moti delle cellule al microscopio.

Sulle prime furono felici di vederci rappresentati: fu come la certificazione della loro esistenza. Presto però dovettero ricredersi: e questo accadde quando videro la classificazione della provetta che li conteneva come un bacillo cui imporre un controllo morbido fin quando sotto i valori di norma e, nell’eventualità del superamento della soglia, si leggeva dalla tabella appesa al muro che il loro destino non poteva esser altro che quello dello sterminio mediante profilassi. Tale era il decreto antico e accettato che approvava la tabella e, prima che i telefoni fossero messi sotto controllo, s’accorsero già che le loro attività erano monitorate da tempo e che quelle lusinghe altro non erano che un modo per consentire la lettura dei parametri che decidevano della loro vita e della loro morte.

Quel decreto era stabilito per lo sterminio degli intellettuali disorganici, cioè dei poveri illusi dediti al progresso dei propri membri. Per antica e accettata consuetudine, ogni azione volta al progresso spirituale degli uomini e delle donne doveva essere distrutta, e risultavano intollerabili i lavori in camera mista e interrazziale. Malgrado la fortuna di aver ricevuto in sorte un controllore illuminato, tuttavia permaneva il rischio esiziale che, per la buona qualità dei lavori delle cellule più vitali, si superasse la soglia di significato che avrebbe condotto al fatale sterminio. Furono inserite in provetta alcune cellule di controllo, alle quali cercammo di resistere, sbagliando forse tattica, perché accettando di assimilarci alle altre cellule, diventando organici e cambiando transgenicamente natura, avremmo potuto forse sopravvivere, accettando che il noi divenisse loro, indistinguibile da loro, rinunciando all’alloro per la polvere d’oro e un uovo sodo. Avrebbero dovuto fare come i tanti simulacri di finto progresso che sono chiamati a presidiare il territorio e falcidiare ogni vera istanza, provando a vender caro il loro candore: alcuni riuscirono nell’intento, e andarono in provette più grandi. Qualcuno persino in alambicco. Ma A. era troppo ingenuo, e rimase stupidamente puro fino all’esito fatale.

suggestion:

 

 

 

PRECISAZIONI SU ZOHAR E TALMUD

Quando si fa riferimento a queste opere, spesso si sente dire “ho letto il Talmud” oppure “ho letto lo Zohar“, senza far caso che di solito si tratta di un’edizione antologica di questa o di quell’opera. Né il Talmud né lo Zohar costituiscono un singolo libro ma, piuttosto, sono collezioni di commentari delle Sacre Scritture.

Per quanto riguarda il Talmud, si deve precisare che esistono due versioni (la “babilonese” e la “gerosolimitana”, in base al luogo di provenienza, peraltro con significative differenze di contenuto), ciascuna delle quali composta di numerosi volumi (il numero varia a seconda dell’editore). La confusione è dovuta al fatto che in Italia sono state pubblicate raccolte antologiche (tra cui la più nota è quella dei “Classici delle Religioni UTET” in forma antologica, unico volume di 250 pagine). Per i motivi descritti, il Talmud è irriducibile a queste sintesi e, inoltre, va considerata la stratificazione storica plurisecolare di composizione di queste enciclopedie ante-litteram, il cui nucleo più antico è definito dalle raccolte di midrash (testo della Torah e commento), aggadoth (interpretazione profonda) e alakoth (testi prescrittivi con indicazione di obblighi, ad esempio diritto di famiglia e norme alimentari).

Analoghe considerazioni vanno fatte per lo Zohar. La “Pritzker Edition” si compone di dodici volumi, ciascuno della dimensione di circa 300 pagine. Questo dimostra che le operazioni editoriali che recano per titolo “Zohar”, in linea di massima sono raccolte antologiche di alcuni brani, che vengono presentati in traduzione spesso decontestualizzata. L’edizione italiana di Giulio Busi per Einaudi è comunque pregevole non solo sotto il profilo accademico ma anche per il rigore documentale delle note.

Dal punto di vista dottrinale e cabalistico, i trattati più importanti dello Zohar sono la “Maggiore Santa Assemblea“, la “Minore Santa Assemblea” e il “Trattato del Fuoco Rigeneratore” (oggetto della speciale traduzione in latino di Knorr von Rosenroth e pubblicati sotto il titolo “Cabala Denudata“). Sono questi i testi in cui viene indicata per l’Adepto l’operazione di allineamento tra Microcosmo e Macrocosmo, volgarmente detta “Colloquio con il Santo Angelo Custode” ed hanno un valore più marcatamente teurgico rispetto ai racconti sapienziali o prescrittivi contenuti nei midrash, nelle aggadoth e nelle alakoth.

https://davidecrimi.wordpress.com/davide-c-crimi-libri/kohen-qabbalah-2/