Lo Scudo di Davide

Quando un iniziato del livello di AUB afferma “sono allergico ai rituali” (cfr. Come Specchio, articolo del 17 gennaio 2019, “Elementi e Rituali“), c’è la necessità di una riflessione. Come va interpretata l’affermazione? Letteralmente? O si deve cogliere il senso di una provocazione?
Anche perché, quale sarebbe il discorso dello stesso AUB se dovessimo togliere l’elemento rituale? E non è forse questa l’obiezione più ricorrente che viene fatta a quegli Ordini la cui attività prevalente è data da cene sociali ed eventi più o meno culturali? La mancanza di un adeguato lavoro rituale non è forse considerato il principale punto di debolezza della maggior parte degli Ordini?

Dovremo capire meglio cosa intende AUB con l’affermazione da cui siamo partiti. Da parte mia, tenterò con queste osservazioni di dare un contributo al dibattito sul tema, partendo proprio dalla difesa del rituale. Anzi, dal fatto che il rituale è essenzialmente difesa, atto di protezione. Non a caso, uno dei principali segni simbolici in uso è il potente esagramma noto come Sigillo di Salomone e, più segretamente, “Maghen David”, che significa “Scudo di Davide”.


In breve, il rituale è atto di protezione, è uno scudo che si forgia mediante un insieme di parole e di gesti da svolgere in sequenza e ordine, senza sbagliare o, almeno, riducendo l’errore al minino, di fronte alla propria coscienza. Queste parole e questi gesti consistono nel tracciare intorno a sé cerchi di protezione e confini sacri. Chi intende vivere una vita ispirata da queste azioni deve operare questi rituali ogni volta che le condizioni glielo consentono, individualmente e in modo coerente alle istruzioni che avrà ricevuto dall’Ordine al quale l’Iniziato appartiene.

Occorre dire che non tutti gli Ordini trasferiscono questo patrimonio di conoscenze ai propri Adepti, che annaspano di grado in grado, di capitazione in capitazione, in attesa della rivelazione di un mistero che non arriva mai e che forse non c’è. Da questa considerazione si possono trarre delle valutazioni della effettività del lavoro che si svolge con un determinato sistema. Negli Ordini che non trasferiscono all’Adepto le conoscenze per svolgere un lavoro rituale individuale, in ogni caso l’elemento rituale è nascosto nelle riunioni di Loggia, dove le cerimonie, organizzate secondo le formule convenzionali di Apertura dei Lavori, Svolgimento Operativo e Chiusura dei Lavori, contengono sempre questa dinamica interna e oggettivata nell’uso simbolico dello spazio fisico di svolgimento.

Non ci può essere vita spirituale senza lavoro rituale, con forse un’unica eccezione: la vita del terapeuta, che sia completamente e sinceramente dedicata alla cura degli altri; ma solo perché in questo caso tutta la vita diventa rituale. Fuori da questa eccezione, resta la condizione della vita individuale, che può aprirsi o meno allo spirito.
L’apertura allo spirito può avvenire come adesione religiosa o come adesione spirituale. Nel primo caso, l’elemento rituale sarà la preghiera svolta in conformità alle tradizioni della religione scelta, nei luoghi consacrati, sotto la direzione di un sacerdote o nell’intimità individuale.
Nel secondo caso, oltre alla preghiera si avrà conoscenza, progressivamente in base al grado, di tutta l’impalcatura del rito che racchiude la preghiera come atto magico. Quindi, il rito è la veste esteriore, la struttura di sostegno dell’atto magico che, fuori da ogni superstizione, nella nostra contemporaneità può essere compreso nel suo fondamento psicoanalitico come atto estatico di investigazione dell’inconscio.

L’Adepto che svolge un rito sta implicitamente lavorando sulla propria coscienza profonda e deve sapere che questa non è libera da spettri e creature mostruose che ne minacciano l’integrità, inducendolo a pensieri torbidi e desideri bassi. Il rito prende dunque consistenza di battaglia con sé stessi, dove l’essenziale è mettere in atto strategie di fortificazione e consolidamento psicologico, i cui risultati si ottengono proprio eliminando progressivamente l’errore dallo svolgimento del rituale, fino a svolgerlo in modo perfetto: e si badi che questo risultato non è ottenuto una volta per sempre e che invece, anche dopo averlo compiuto anche più volte in modo perfetto, potrà certo avvenire che cali di concentrazione e pensieri disturbanti possano determinare il riapparire dell’errore. Sta proprio in questo l’essenza del rituale.

Naturalmente, i riti di cui stiamo parlando sono quelli accolti nella Tradizione Occidentale e orientati dalla pratica rigeneratoria dei Salmi di David, cui le tecniche operative sottostanno e la cui applicazione positiva è il lavoro di trasformazione della coscienza per il suo progressivo affrancamento dai condizionamenti materiali e la più lieve sorte spirituale. Non dobbiamo trascurare la possibilità di riti non conformi alle Leggi Universali dell’Ordine e dell’Armonia, ai quali collegheremo le forme volte ad ottenere vantaggi materiali. Evidentemente, non solo non ci occupiamo di questi, ma diffidiamo dall’aprire loro la porta. Sconsigliamo anche la divinazione perché le carte e gli oracoli possono imprimere, nella mente di chi ne ottiene la lettura, profezie che possono trovare la forza di avverarsi.

Per finire con un’obiezione, uno scettico potrebbe dire che l’azione rituale è perfettamente inutile e illusoria. In tal caso, saremmo completamente d’accordo, perché in effetti il rito, avendo natura esoterica, deve essere in-utile, cioè non condizionato da ragionamenti utilitaristici o acquisitivi. Il rito dimostra di funzionare anche se gravato da questi condizionamenti, ma il rito perfetto è quello in cui non si chiede nulla, perché il desiderio autentico dell’Adepto non ha bisogno di essere rappresentato, perché è l’essenza del messaggio che il rito stesso veicola: a ciascuno è dato secondo il proprio cuore. Anche sulla natura illusoria saremmo completamente d’accordo: a patto di non sottovalutare il potere dell’illusione. La vita è fatta di illusioni, anche il più sincero desiderio è un’illusione. L’insieme delle parole e dei gesti che il rito induce a compiere è un potente strumento di illusione: si tratta di un’illusione strutturante, che ci obbliga a mai non essere inferiori al nostro vero essere e a comportarci in modo conseguente.

In altre parole, chi pratica con coscienza i rituali, attraverso questa azione si pone al riparo dai pensieri torbidi e dagli istinti inferiori. Tornando all’articolo di AUB da cui siamo partiti, non certo a caso troviamo nelle conclusioni questa considerazione:  “L’importante quindi è capire che la prima condizione che deve attuare l’iniziato è la propria purificazione e sapere estrarre dal rituale l’indicazione degli strumenti per ottenere ciò”.

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Pan Sophia et Via Lucis

UNA EXPLICACIÓN

VIA LUCIS, con el sub-título PANSOPHIC JOURNAL, esta fue la razón de la idea de Ros + Crucian de que la instrucción y la educación son las vías de la espiritualidad. La razón de esto es ser educado. Por supuesto que sabemos que no siempre es lo que sucede en el mundo. No es lo mismo que el del mundo. No obstante, el significado espiritual de la historia está completamente imbuido de estas ideas, como dice Shakespeare en Macbeth, no sería más que la historia de un loco, todo clamor y furia, que no significa nada; sino como una historia de la evolución de la humanidad, como una historia de la liberación progresiva del espíritu de las necesidades materiales.

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Sabemos que esta forma de ver las cosas es utópica, que su realización es tremendamente difícil. No pretendemos cambiar el mundo. Digamos que esta utopía está muy enraizada y tiene sus raíces en las cosas más nobles que la historia ha producido. En los tiempos modernos, encontramos dos obras de Comenius: Via Lucis, Vestigata & Vestiganda, 1641; Schola Pansophica, 1651, este espíritu de progreso a través del conocimiento, que sigue siendo muy actual e importante. Se solicita que estos títulos llamen a nuestra revista con el título principal.

Están destinados a estimular esta lógica de conocimiento y conocimiento, tanto de una civilización como de una naturaleza metafísica. Para su síntesis, estamos a punto de devolver el conocimiento de las herramientas operativas que están en la base de los Órdenes esotéricos occidentales. Hablaremos con usted, pero no podrá leerlo. Porque primero deben ser abiertos las puertas del espíritu. Esta es la tarea de una Schola Pansophica que introduce a la Via Lucis.

Althotas S :: I :: I :: 5 = 6

post scriptum: en agosto de 2019 habrá una conferencia transnacional. Las personas que deseen debatir sobre un rol público en el papel del conocimiento metafísico y la interpretación directa de las sagradas escrituras en la Tradición, son las bienvenidas. Para enviar un discurso público a la CONFERENCIA VIA LUCIS, envíe un correo electrónico a fondazionem@gmail.com dentro del 28 de febrero de 2019. Los discursos admitidos serán publicados en la revista VIA LUCIS.

Ordini Esoterici e Religioni

ORDINI ESOTERICI E RELIGIONI

Si sente dire spesso che la conoscenza assoluta non esiste. Se ció fosse vero non esisterebbero gli Ordini Esoterici e non esisterebbero neanche le religioni. Non esiste la conoscenza assoluta da ottenere con i sensi che abbiamo a disposizione, questo è vero ma se sappiamo utilizzare altri sensi, esiste.

Vi sono due modi per giungere alla conoscenza assoluta. Una é per fede, per affidamento a ciò che riferiscono altri che hanno conosciuto direttamente o che si rifanno a chi ha conosciuto, ad un loro referente, l’altro è quello diretto. È questa l’unica differenza effettiva tra le religioni e gli Ordini Esoterici. Le religioni, come gli Ordini Esoterici, esprimono la conoscenza assoluta, che non può che essere unica e quindi uguale. Le regole assolute che esprimono i religiosi vengono poi adattate, mediante le sacre scritture, ad un luogo specifico di tutto l’universo e quindi anche di questa terra. Compito delle religioni è infatti quello di dettare norme morali a coloro che nel luogo in cui si esercita l’influenza religiosa non possono conoscere direttamente per vari motivi, o non vogliono conoscere direttamente in quanto trovano più comodo o più consono alla loro essenza ed alla loro esperienza affidarsi ad altri.

È evidente quindi che le differenze che alcuni dicono di riscontrare fra le religioni e gli Ordini Esoterici sono o dovrebbero essere solo apparenti. Può anche verificarsi che i preposti agli ordini religiosi approfittino dell’adattamento per dettare una morale utile solo alla loro sopravvivenza o alla loro espansione. Costoro hanno infatti constatato che la loro presenza favorisce i poteri politici della nazione in cui opera la religione, dato che essa si avvale del fatto che le regole provengono dalla divinità e quindi non sono discutibili. In sostanza le regole che loro impongono sono spacciate per verità assolute o ricavate da esse. Per sostenere questa “verità” debbono necessariamente far credere che la divinità sia esterna all’uomo e non interna ad esso come parte invisibile della sua essenza.

Ciò premesso e non occupandoci della patologia, purtroppo sempre presente fra gli ordini sociali, esaminiamo alcuni fenomeni sia dal punto di vista esoterico che dal punto di vista religioso e, per l’aspetto religioso, rifacciamoci alla religione professata nel luogo in cui viviamo ed espletiamo la nostra attività.

Le religioni rivelate, come ho già detto, partono dal presupposto che la divinità sia esterna all’uomo e che, nel suo agire, tale divinità, si prende a cuore i problemi dell’uomo. A tal proposito Schwaller De Lubiciz nel primo volume de “Il Tempio dell’uomo” cita un erudito conferenziere che ha appena finito di guidare il suo uditorio attraverso le conoscenze astronomiche delle nebulose in un universo che si misura in anni luce. L’erudito conferenziere così dice ad una signora inquieta che gli domanda: “se la nostra terra è una cosa così infinitamente piccola nell’universo, come può Dio occuparsi di noi?”. E dall’erudito conferenziere riceve la risposta che si merita:” Questo, signora, dipende dalla grandezza del Dio in cui lei crede”.

La divinità è in noi così come è in noi è in tutto ciò che costituisce l’universo. Essa divinità, in ogni caso e a prescindere dall’appellativo che le si assegna,  è eterna nei due sensi: è sempre esistita e sempre esisterà. Chiamiamola Ente Emanante ed emanazione ciò da lei deriva. L’Ente Emanante emana e tutto ciò che è emanato ha un suo ordine. L’emanazione che insieme all’Ente Emanante non è visibile, genera la manifestazione e la genera non solo su questa nostra terra ma in tutto l’universo infinito e tale manifestazione é visibile. La manifestazione però, per divenire visibile, deve assumere una forma. Il cosmo è pieno di forme visibili e fra queste vi è l’uomo abitante della manifestazione terra. La manifestazione, al contrario della emanazione, è mortale, ha durata molto breve e in quel brevissimo lasso di tempo, si adopera per conformare il proprio comportamento a delle scelte che gli assicurino o che tendano ad assicurargli la più ampia soddisfazione dei propri bisogni, delle proprie esigenze, dei propri sentimenti e, talvolta, anche delle proprie idee che non sono idee assolute ma relative. Non si adopera cioè per conformare il proprio comportamento alle leggi universali. Nel portare avanti il proprio programma a volte la manifestazione si comporta in maniera conforme all’ordine universale e a volte no. Se si comporta in maniera difforme all’ordine universale, che ha poche e semplici regole (quali l’ordine e l’armonia) sconvolge senz’altro tale ordine il quale tende a ripristinarsi anche a scapito di colui o di coloro che tale ordine hanno turbato.

Esaminiamo delle ipotesi concrete. Per esempio come intendere la giustizia divina in relazione all’omicidio. Per esaminare questo fenomeno, in base a ciò che ho detto in premessa, bisogna prima intendersi sul concetto di giustizia assoluta e morale assoluta contrapposta alla giustizia relativa ed alla morale relativa dato che ciò che è relativo in questa terra non è detto che corrisponda a ciò che è assoluto. La giustizia divina si occupa solo della giustizia assoluta ovvero della morale assoluta. Nel caso che stiamo esaminando uccidere o far danno ad una qualsiasi manifestazione, e quindi anche ad un uomo, può creare un vero e proprio turbamento nell’ordine universale in quanto si va contro il progetto dell’Ente Emanante. L’ordine universale però si ripristina e si ripristina a danno di colui che l’omicidio ha commesso. Questo elementare concetto riguarda, per ciò che si è detto, sia gli Ordini Esoterici che le religioni. Riguarda quindi tutte le manifestazioni e in particolare tutti gli uomini di questa terra. L’omicidio, in stato di non belligeranza, è contrario alla giustizia ed alla morale umana, morale che può derivare sia dall’esoterismo che dalle religioni. Ma l’assassinio, l’omicidio accade anche in stato di guerra ed esso, specie se è il vincitore a giudicare se stesso, non è considerato una ingiustizia o una immoralità. Molti assassinii si sono verificate durante le crociate dove, si diceva, che si uccideva per una giusta causa come anche molti assassinii sono stati commessi dall’inquisizione per combattere ciò che i gerarchi religiosi ritenevano eresia.

Altra riflessione molto legata all’omicidio o al danno arrecato ad una qualsiasi manifestazione si può fare per il pentimento. Si è detto che l’ordine cosmico tende a ripristinarsi. A volte può ripristinarsi per la stessa volontà di chi ha determinato il danno. Ciò puó avvenire attraverso il pentimento che può essere considerato quindi una forma di ripristino. Naturalmente si parla di pentimento effettivo in quanto ciò che ripristina l’ordine sono le vibrazioni che il pensiero del pentito produce. Lo pseudo pentimento, come quello spesso millantato in confessione specie da determinati individui, può ingannare colui che appartiene a questa dimensione ma non l’ordine cosmico in quanto le vibrazioni che produce sono differenti da quelle prodotte dal pentimento effettivo.

Di ciò che ho scritto non posso fornire alcuna prova, anzi una la potrei fornire: la prova la si ottiene operando. Operando si potrà conoscere ed avere la prova della veridicità di ció che adesso ho scritto.

Iniziazione e gradi esoterici

Mi rendo conto che sto per scrivere qualcosa di impopolare, ma poichè nulla mi condiziona e nulla mi deve condizionare, sento di doverlo fare lo stesso.

Sia il Martinismo che altri Ordini Esoterici sono composti da diversi gradi. Parlerò adesso del Martinismo ma chi ha orecchie per intendere capirà che la riflessione che segue è valida per tutti gli Ordini Esoterici che prevedono una iniziazione per ogni grado in cui si sviluppa o si fa credere che si sviluppi il cammino esoterico di quel particolare Ordine.

Il segreto che avvolge i vari gradi fa sì che ciascun appartenente al grado debba nascondere ciò che avviene nel proprio, oltre, naturalmente, ai profani, anche a chi è ancora ad un grado inferiore.

Il presupposto di tutto ciò é che nei vari gradi gli strumenti operativi vengano messi a disposizione dal Filosofo Incognito, da colui che cioé dirige i lavori in Loggia, mediante o a motivo della Iniziazione a quel grado particolare. Nel Martinismo poi, poiché l’avanzamento, ovvero il grado superiore, deve essere richiesto al Filosofo Incognito il quale, dopo la richiesta, decide se accordarlo o meno, dovrebbe essere scontato che chi chiede ed ottiene l’avanzamento, abbia tutti i requisiti per proseguire nel cammino esoterico. Ciò non solo in quanto il proponente, avendo fatta la richiesta, ritiene di aver ben assimilato il grado esercitato, ma anche e soprattutto in quanto il Filosofo Incognito, avendo accordato l’avanzamento, gli ha implicitamente riconosciuta la raggiunta padronanza degli strumenti del grado già percorso.

Ciò a sua volta significa che, a prescindere dalla richiesta di avanzamento, il Filosofo Incognito ha la capacità di comprendere se il richiedente è idoneo ad ottenere e a trarre beneficio dagli strumenti propri del grado superiore.

A questo punto il discorso si fa più impegnativo e forse anche impopolare.

Vi è un profondo intreccio fra strumenti operativi, in possesso dell’Ordine, ed i vari gradi dell’Ordine stesso, ai quali si accede in seguito alle varie Iniziazioni.

Il sistema descritto, vari gradi, varie Iniziazioni e conferimento degli strumenti peculiari di quel grado, presuppone che il grado e quindi la possibilità di giovarsi e di penetrare l’essenza degli strumenti dipenda dalla Iniziazione. La capacità quindi degli strumenti fatti conoscere col conferimento del grado é insita nel raggiungimento del grado stesso e quindi detta caratteristica viene attribuita dal Filosofo Incognito che presiede la cerimonia di Iniziazione. Non é così. L’Iniziazione è una ed una soltanto. Le altre iniziazioni, quelle cioè che danno l’accesso ai gradi superiori non sono Iniziazioni, sono solo cerimonie. Sia l’Iniziazione iniziale che le ulteriori iniziazioni non producono effetti solo in quanto vi é stata una cerimonia di conferimento. I poteri di comprendere e di utilizzare gli strumenti operativi non vengono conferiti da colei o colui che effettua la cerimonia, costei o costui deve, naturalmente, essere idoneo, ma non é sufficiente che imponga le mani o faccia quanto previsto per iniziare o conferire gradi, deve avvenire altro, e quest’altro avviene solo nell’intimo di colui al quale viene conferita l’iniziazione ed avviene anche a prescindere dalla cerimonia di Iniziazione. Un esempio illustre di quanto detto è rappresentato dal principe Gautama Siddharta che raggiunse l’Illuminazione, diventando un Buddha, con il suo proprio sforzo, senza aver ricevuto cioè alcuna Iniziazione.

Ciò vuol dire che l’uso di ciò che si possiede per percorrere la via Iniziatica, per percorrere la via che conduce alla conoscenza, non te lo rende possibili il grado. Le istruzioni vengono impartite man mano che l’uomo procede lungo la via e, come é risaputo in quanto in esoterismo nulla si insegna, non dal Maestro che può solo illustrarti il significato di tali strumenti in genere ricavati dai simboli, ma da altro, possiamo ben dire dalla trasformazione che avviene man mano che si procede lungo la via o, se vogliamo essere più spirituali, da altre dimensioni.

Questo vuol dire che i gradi sono inutili. Il “grado” te lo attribuisce il desiderio di conoscere l’assoluto o l’attività esoterica che si svolge, iniziati o meno ad un determinato Ordine. Colui che ha raggiunto una certa conoscenza non deve, non deve perché non puó, trasmettere il sistema adoperato per raggiungere tale conoscenza a chi non l’ha ancora ottenuta. Non può in quanto tale conoscenza non é stata ottenuta con i sensi comuni ma con altri sensi che vengono conseguiti percorrendo la via esoterica. Non deve in quanto si fa credere che la conoscenza può essere acquisita adoperando strumenti che in genere vengono rivelati solo se si sono raggiunti i gradi idonei. Come ho già detto non voglio occuparmi degli Ordini Esoterici diversi dal Martinismo, ma non posso fare a meno di rilevare che tali presunti strumenti sono conosciuti e propagandati a prescindere dall’Ordine che dice di utilizzarli, ed inoltre che dato il rilevante numero di gradi in cui sono suddivisi alcuni Ordini, poiché tali strumenti sono in possesso dei vari gradi, essendoci in diversi Ordini dei gradi desueti, mi domando come si possono realizzare strumenti operativi peculiari di quell’Ordine senza utilizzare anche ciò che é patrimonio solo dei gradi desueti. La verità è che spesso tali Ordini confondono il lavoro operativo con il lavoro speculativo. Solo questo lavoro può esser fatto adoperando i sensi comuni. Il lavoro operativo prevede che tali strumenti vengano utilizzati dopo aver raggiunto la purezza degli elementi che compongono l’essere e questa purezza non può essere raggiunta utilizzando i sensi comuni che si adoperano per il lavoro speculativo.

Il Martinismo lo si può considerare diverso da altri Ordini in quanto i suoi simboli sono pochi, e vengono illustrati, adoperando i sensi comuni, fin dal primo grado. Gli strumenti operativi sono altra cosa, ma per quello che si é già detto, se ben adoperati sono efficaci a prescindere dal grado. I gradi Martinisti, non considerando quello specifico che più che un grado é una funzione, sono dovuti alla influenza di altri Ordini che nel Martinismo hanno spesso, specie quando é stato organizzato e riorganizzato, avuto un peso non indifferente. È opportuno fare osservare che, a quanto mi risulta, solo nel Martinismo si adopera lo stesso rituale per tutti e tre i gradi.

Francesco Brunelli che oltre ad essere un Martinista ha scritto un libro dedicato alla pratica operativa Massonica, e quindi non dico nulla di riservato o segreto, ha descritto l’operatività Massonica individuando nei diversi gradi, non diversità di strumentazione, ma diverso modo di meditare e cioè di adoperare i vari strumenti. Suggerisce infatti in primo grado la meditazione riflessiva, nel grado di compagno quella ricettiva ed infine in terzo grado quella creativa.

Quando nella stessa Loggia si riuniscono i Martinisti nei vari gradi, durante la meditazione la riflessività, la ricettività o la creatività non sono legati al grado che a ciascuno ha impartito il Filosofo Incognito ma alla “maturità” nonchè al grado di purezza raggiunta dall’individuo. Vi é poi una ulteriore riflessione relativa all’eggregore che si forma in Loggia. Non vi è un eggregore per ogni grado ma un unico eggregore e valido per tutti i Martinisti, a prescindere dal grado e, oserei dire, a prescindere dall’Ordine che frequentano.

Mi rendo conto che tutto questo urta o non é conforme a ciò che é stato inculcato agli appartenenti ai vari Ordini Esoterici, ma invito chi mi legge a considerare che, nel tempo, molti Ordini Esoterici, hanno anche modificato il numero dei gradi loro afferenti. Con indifferenza o per comodità o addirittura per soddisfare le ambizioni di qualche preposto si è passati indifferentemente da due a tre o a molti gradi. In tal caso cosa ne è successo degli strumenti operativi di quell’ordine? Credo che chi ha effettuato le varie modifiche non si è interessato di eventuali strumenti operativi e forse neanche sapeva che esistessero. Comunque se è possibile passare da una a più gradi vuol dire che altri gradi oltre a quello iniziale non sono necessari. E non sono necessari neanche per soddisfare le esigenze speculative legate ai diversi simboli. Ciascuno può specularci sopra come meglio crede; il destinatario della speculazione la considererà in base all’autore della speculazione stessa o in base alla propria preparazione. Ma mai e poi mai alcuna speculazione può far danno.

Dato che comunque ci sono, detti gradi allora vengono o possono essere attribuiti per altri motivi. Motivi molto seri riguardanti la capacità di trasmettere l’Iniziazione e quindi di far da tramite fra il richiedente e potenze appartenenti ad altre dimensioni, e riguardanti anche le varie capacità amministrative necessarie in un qualsiasi gruppo, anche esoterico. Sono tutte facoltà che possono prescindere dalla attribuzione del grado ma chi ha la responsabilità della Loggia o anche dell’intera Obbedienza, essendo previsti, ne approfitta offrendo meno il fianco alle critiche che possono eventualmente essere avanzate da chi non è ancora in grado di comprendere eventuali scelte.

Questa non é una opinione ma consideratela tale.

Massoni si nasce

Massoni si nasce. Si sente dire spesso: Massoni si nasce. Credo che l’espressione venga adoperata attribuendo alla persona che ha aderito alla Massoneria, le qualità che si possiedono per cultura, per educazione, per attitudine allo studio, in sostanza per qualità tutte che bisogna possedere per poter bussare alla porta di un tempio massonico. Per divenire Massoni, recita infatti il regolamento estratto dai Landmark, occorre essere uomini liberi e di buoni costumi e le parole liberi e di buoni costumi riassumono tutte le qualità che in genere vengono attribuite a colui che, secondo quanto si sente dire, nasce Massone. Una affermazione del genere fa presupporre che gli uomini liberi e di buoni costumi siano solo i Massoni. Ma è anche un detto frequente dei Massoni che non tutte le persone moralmente ineccepibili siano massoni ma che tutti i massoni siano persone moralmente ineccepibili. Non desidero esaminare una affermazione del genere sebbene il farlo mi costi un considerevole sforzo. Desidero solo mettere in evidenza che tale affermazione non fa altro che consolidare il convincimento che le doti che ad avviso dei massoni bisogna possedere fin dalla nascita per esser considerati massoni, siano doti di natura profana, sociale e non esoterica, non iniziatica. Ciò comporta che chi pronuncia una tale frase divide gli umani in buoni e….meno buoni. Non solo, chi é convinto che Massoni, ovvero di buoni costumi e moralmente ineccepibili, si nasce, crede di avere il diritto di giudicare, di classificare e stabilire chi, dei profani, in quanto tutti i Massoni avrebbero le doti che li pongono automaticamente fra i buoni, non abbia le stesse doti e quindi possa essere considerato…meno buono. Ho accennato a due caratteristiche che un massone non deve avere. La facoltà di dividere e la facoltà di giudicare, entrambe facoltà profane. Un altro pericolo nasconde l’espressione “massoni si nasce”. L’espressione vuol significare “essendo la Massoneria il contenitore di uomini giusti, la politica fatta dai suoi uomini é la sola politica giusta, mentre è errata quella portata avanti da altri uomini”. Questo concetto comunque lo si fa intendere non lo si dice apertamente. Da quì nasce il sospetto, patrimonio di molti politici, che nella massoneria vi siano individui votati a porre in atto una politica trasversale e quindi da combattere in quanto imprevedibile. Quotidianamente assistiamo ad esternazioni fatte da Massoni, specie se occupano posti di rilievo, in contrasto con idee ed ideologie espresse da altri massoni o, ancor peggio, pronunciate in nome della massoneria. Tutto ciò è frutto di presunzione o di ignoranza. Alcuni Massoni si ritengono i migliori per nascita, si ritengono una élite. Ma se sono una élite lo sono in senso sociale, essoterico, non in quanto Massoni. Se appartengono all’élite vi appartengono in quanto uomini morali, onesti, studiosi, e soprattutto discreti, modesti. Esser Massone vuol dire ben altro. Esser Massone vuol dire essere un Iniziato, un individuo posto sulla via della conoscenza assoluta e se si è percorsa anche un solo metro di quella via si sa che non si è diversi o migliori degli altri uomini. La conoscenza assoluta, anche parziale, si scontra con questa convinzione. La Massoneria, quale Ordine Esoterico, non fornisce patenti di eccellenza, tutt’altro, fornisce gli strumenti atti a raggiungere a quella conoscenza che fa capire che tutti gli uomini sono uguali fra di loro ed il perchè. Alcuni uomini sono ancora pieni di scorie e solo queste scorie li fa differenti dagli altri ma si bussa alla porta del Tempio proprio per abbandonare quelle scorie che impediscono la purezza. Se si lavora esotericamente si perdono le scorie accumulate nell’intervallo fra la nascita e la morte. Esser privi di scorie significa essere migliori di chi non ha ottenuto tale risultato? No, significa esser pronti per conoscere e conoscere vuol dire sapere che non esistono differenze in natura. Ed allora, non si nasce massoni, lo si diventa. Lo si diventa operando e raggiungendo la conoscenza assoluta delle norme che regolano l’ordine universale. La Massoneria, se si percorre la via che la stessa indica, ti rendo puro, ti fornisce la purezza cioè la libertà dalle scorie, presupposto per proseguire lungo la via Iniziatica. Ti fa tornare fanciullo, privo di scorie, come si é al momento della nascita. Ma lo stato che ti consente di raggiungere è lo stato primitivo, comune a tutti i nati, uno stato in cui, ancora, si è privi di scorie. Non si nasce massoni, si nasce puri ma questa prerogativa non é riservata ai soli massoni é una prerogativa di tutti gli esseri, di tutti gli esseri del cosmo. Antonio Urzì Brancati

Primo incontro

Si ha spesso la sensazione nel Martinismo che il Filosofo Incognito del gruppo non faccia tutto quanto sia utile per ottenere i risultati che il Martinismo promette. Nel gruppo Martinista, nella Loggia, vi sono persone che, secondo la sensazione di alcuni altri sempre facenti parte del gruppo, non sarebbe stato opportuno far accedere. Nel Martinismo, a differenza di quanto accade in altri Ordini Esoterici, quasi sempre è il Filosofo Incognito, cioé il responsabile del gruppo, ad effettuare l’esame dei bussanti e ad accoglierli o meno in seno all’Ordine. Si contesta spesso il metodo, in quanto si vorrebbe che venissero ammessi al gruppo solo individui ben accetti a chi è già dentro o almeno a coloro che all’interno del gruppo hanno già percorso un buon tratto del cammino esoterico, e si contesta anche, spesso, il criterio di accettazione. L’esame del bussante, da parte del Filosofo Incognito dovrebbe riguardare, secondo costoro, elementi che nella vita profana sembrano importanti, dovrebbe cioé esser fatta una severa cernita in base alle virtù ed alla morale profana patrimonio del bussante e che il Filosofo Incognito dovrebbe saper individuare. Via, quindi, tutti gli analfabeti funzionali, via i poveri di spirito, via anche i presuntuosi ignoranti e chi non è pronto a comprendere. Costoro, se cooptati, potrebbero costituire un serio problema per l’eggregore del gruppo e per gli altri appartenenti al gruppo stesso. Non é così. L’eggregore del gruppo é un eggregore spirituale, non fisico. È un eggregore che non si cura di chi, in potenza, potrebbe disturbare il suo compito che è quello di unire ciò che si è reso manifesto a ciò che è stato emanato dall’Ente Emanante ed è ancora immanifesto. Non se ne cura in quanto l’eggregore spirituale è sensibile alle vibrazioni e le vibrazioni di chi non è pronto a percorrere la via iniziatica, non disturbano affatto l’eggregore che, con gli altri appartenenti al gruppo Martinista, raggiunge ciò che deve raggiungere e lascia fermi coloro che non sono capaci di vibrare come è dovuto e che quindi non é giunto a lui. Rimane l’altro problema. Ma quest’altro problema non dovrebbe esistere. L’Iniziato che ha già percorso anche un piccolo tratto della via, conosce ciò che deve fare per assistere i neo iniziati. L’Iniziato Martinista sa che, servendosi dei simboli che lo stesso Martinismo mette a sua disposizione, non deve tener conto dei sentimenti profani. Nel Tempio i sentimenti e le esigenze profane non esistono più. Dico nel Tempio in quanto nel mondo profano è bene che della natura di chi abbiamo accanto se ne tenga conto. L’iniziato non si farà condizionare di detta natura ma sa che ne deve tener conto. L’Iniziato, quando sta nel Tempio, sa che per lui il percorso esoterico, oltre ad essere una via per la propria purificazione e quindi per il raggiungimento della conoscenza assoluta, é una missione direi “sacerdotale” nei confronti degli altri. E chi è incaricato o si incarica di una missione sacerdotale non può scartare a priori coloro che, per la loro indole, per la loro natura, avranno più difficoltà a percorrere la via esoterica. No, sono proprio costoro che più degli altri, l’Iniziato deve curare.

Non è detto però che, curando costoro, il risultato sia sempre positivo. A volte, nonostante gli enormi sforzi di che si é assunto il compito, non si ottiene alcun beneficio. L’oggetto della missione sacerdotale è restio ad ogni miglioramento esoterico. In tal caso, se il gruppo Martinista è perfetto, sarà naturale il prosieguo. A questo punto e a questo proposito, chiedo il conforto di una voce certamente più autorevole della mia. Riporto quì le

Parole di NEBO.

“Difficilmente l’Iniziatore si assumerà la responsabilità di conferire ulteriori iniziazioni a coloro che non danno la certezza di essere veramente degli “uomini di desiderio”, indipendentemente dalle possibilità di apprendimento e di comprensione.

Il Martinismo del resto è una èlite ed in genere mentre la semina può anche apparire generosa, solo i frutti sani e maturi vengono raccolti, mentre gli altri, lasciati sul terreno, torneranno inevitabilmente alla terra da cui in futuro altri frutti matureranno comunque”.

Non occorre aggiungere altro.

Massoni si nasce

Massoni si nasce

Si sente dire spesso: Massoni si nasce. Credo che l’espressione venga adoperata attribuendo alla persona che ha aderito alla Massoneria, le qualità che si possiedono per cultura, per educazione, per attitudine allo studio, in sostanza per qualità tutte che bisogna possedere per poter bussare alla porta di un tempio massonico. Per divenire Massoni, recita infatti il regolamento estratto dai Landmark, occorre essere uomini liberi e di buoni costumi e le parole liberi e di buoni costumi riassumono tutte le qualità che in genere vengono attribuite a colui che, secondo quanto si sente dire, nasce Massone. Una affermazione del genere fa presupporre che gli uomini liberi e di buoni costumi siano solo i Massoni. Ma è anche un detto frequente dei Massoni che non tutte le persone moralmente ineccepibili siano massoni ma che tutti i massoni siano persone moralmente ineccepibili. Non desidero esaminare una affermazione del genere sebbene il farlo mi costi un considerevole sforzo. Desidero solo mettere in evidenza che tale affermazione non fa altro che consolidare il convincimento che le doti che ad avviso dei massoni bisogna possedere fin dalla nascita per esser considerati massoni, siano doti di natura profana, sociale e non esoterica, non iniziatica. Ciò comporta che chi pronuncia una tale frase divide gli umani in buoni e….meno buoni. Non solo, chi é convinto che Massoni, ovvero di buoni costumi e moralmente ineccepibili, si nasce, crede di avere il diritto di giudicare, di classificare e stabilire chi, dei profani, in quanto tutti i Massoni avrebbero le doti che li pongono automaticamente fra i buoni, non abbia le stesse doti e quindi possa essere considerato…meno buono. Ho accennato a due caratteristiche che un massone non deve avere. La facoltà di dividere e la facoltà di giudicare, entrambe facoltà profane. Un altro pericolo nasconde l’espressione “massoni si nasce”. L’espressione vuol significare “essendo la Massoneria il contenitore di uomini giusti, la politica fatta dai suoi uomini é la sola politica giusta, mentre è errata quella portata avanti da altri uomini”. Questo concetto comunque lo si fa intendere non lo si dice apertamente. Da quì nasce il sospetto, patrimonio di molti politici, che nella massoneria vi siano individui votati a porre in atto una politica trasversale e quindi da combattere in quanto imprevedibile. Quotidianamente assistiamo ad esternazioni fatte da Massoni, specie se occupano posti di rilievo, in contrasto con idee ed ideologie espresse da altri massoni o, ancor peggio, pronunciate in nome della massoneria. Tutto ciò è frutto di presunzione o di ignoranza. Alcuni Massoni si ritengono i migliori per nascita, si ritengono una élite. Ma se sono una élite lo sono in senso sociale, essoterico, non in quanto Massoni. Se appartengono all’élite vi appartengono in quanto uomini morali, onesti, studiosi, e soprattutto discreti, modesti. Esser Massone vuol dire ben altro. Esser Massone vuol dire essere un Iniziato, un individuo posto sulla via della conoscenza assoluta e se si è percorsa anche un solo metro di quella via si sa che non si è diversi o migliori degli altri uomini. La conoscenza assoluta, anche parziale, si scontra con questa convinzione. La Massoneria, quale Ordine Esoterico, non fornisce patenti di eccellenza, tutt’altro, fornisce gli strumenti atti a raggiungere a quella conoscenza che fa capire che tutti gli uomini sono uguali fra di loro ed il perchè. Alcuni uomini sono ancora pieni di scorie e solo queste scorie li fa differenti dagli altri ma si bussa alla porta del Tempio proprio per abbandonare quelle scorie che impediscono la purezza.

Se si lavora esotericamente si perdono le scorie accumulate nell’intervallo fra la nascita e la morte. Esser privi di scorie significa essere migliori di chi non ha ottenuto tale risultato? No, significa esser pronti per conoscere e conoscere vuol dire sapere che non esistono differenze in natura. Ed allora, non si nasce massoni, lo si diventa. Lo si diventa operando e raggiungendo la conoscenza assoluta delle norme che regolano l’ordine universale. La Massoneria, se si percorre la via che la stessa indica, ti rendo puro, ti fornisce la purezza cioè la libertà dalle scorie, presupposto per proseguire lungo la via Iniziatica. Ti fa tornare fanciullo, privo di scorie, come si é al momento della nascita. Ma lo stato che ti consente di raggiungere è lo stato primitivo, comune a tutti i nati, uno stato in cui, ancora, si è privi di scorie. Non si nasce massoni, si nasce puri ma questa prerogativa non é riservata ai soli massoni é una prerogativa di tutti gli esseri, di tutti gli esseri del cosmo.

Antonio Urzì Brancati

GIUSTIZIA MASSONICA

Il regolamento massonico recita: “Il massone è sottoposto alla Giustizia Massonica e vi resta soggetto anche se in sonno o decaduto.”

Esaminiamo questa proposizione.

Possiamo dare delle spiegazioni che risentano più del carattere essoterico della obbedienza, del contenitore delle Logge simili, anzichè del carattere esoterico della Loggia per cui la giustizia Massonica deve essere applicata a tutti coloro che hanno ricevuta una Iniziazione, anche se si sono messi in sonno.

Si parla peró di giustizia Massonica ovvero di giustizia che riguarda coloro che, per essere accettati come Massoni, devono essere iniziati in seno ad una Loggia. La giustizia Massonica quindi è o dovrebbe essere solo quella esercitata dalla Loggia e non dalla istituzione nella quale detta Loggia confluisce. La giustizia esercitata dalla istituzione non è e non può essere Massonica, non può essere intesa giustizia esercitata da un Ordine Iniziatico.

Nel tempo, specie in alcune obbedienze, varie giunte e vari gran maestri, per ignoranza o in mala fede, hanno eliminato la giustizia esercitata dalla Loggia, riducendo la stessa al semplice arbitrato emesso dal Giurì d’Onore solo dopo il parere favorevole espresso sia dall’Oratore di Loggia, che dal collegio circoscrizionale. Nel caso di parere contrario il giudizio anche su colpe Massoniche, spetta, secondo il regolamento di tali obbedienze, al Tribunale Circoscrizionale.

È opportuno constatare però che proprio il concetto di colpa Massonica è stato stravolto. Per colpa Massonica tali obbedienze intendono qualsiasi azione compiuta da un aderente alla Massoneria anche se l’azione stessa non riguarda l’attività esoterica ma una qualsiasi attività profana compiuta da un appartenente alla istituzione in quanto appartenente ad una Loggia che a tale istituzione aderisce. Da questa distorsione deriva che un aderente alla Massoneria può essere giudicato dalla giustizia esercitata non dalla loggia ma da organi della istituzione, anche se si è messo in sonno cioé anche se è uscito fuori dalla istituzione stessa. Questo è un enorme errore non solo giuridico, ma quel che é più grave, esoterico.

Mettersi in sonno non vuol dire perdere o abbandonare le prerogative che conferisce l’iniziazione. Queste prerogative possono perdersi solo se la Loggia alla quale si appartiene o si è appartenuto, con una cerimonia particolare, BRUCIA FRA LE COLONNE colui che ha ricevuto l’iniziazione. Ciò significa che colui che si è dimesso si è messo fuori dalla istituzione, dalla Gran Loggia, e non può essere più giudicato da organi esterni alla propria Loggia. Egli può soltanto essere bruciato fra le colonne e solo dalla propria Loggia. Viceversa colui che non si è dimesso può essere giudicato anche da organismi appartenenti alla Istituzione e non alla Loggia e, in questo caso, espulso cioè allontanato dalla Istituzione stessa ovvero gli può essere comminata qualsiasi altra sanzione prevista dal regolamento. Questo eventuale ultimo procedimento non fa perdere al sottoposto al giudizio il carattere iniziatico che può essere perduto solo, ripeto, dalla cerimonia della bruciatura fra le colonne che può essere fatta solo ed esclusivamente dalla Loggia di appartenenza e non da un tribunale al di fuori della Loggia. Queste regole iniziatiche, in genere, sono (in buona o mala fede) non tenute in considerazione dai redattori dei vari regolamenti massonici che ritengono di poter giudicare, con organismi esterni alle Logge, chi ha già dato, cioé ha dato prima del processo, le dimissioni dall’istituzione stessa. Nei suoi confronti infatti il Tribunale ritenuto competente non potrebbe comminare alcuna sanzione che, secondo i vari regolamenti sono, in ordine, l’ammonizione, la censura semplice, la censura solenne e l’espulsione. Dette sanzioni possono essere comminate solo ad un membro della Istituzione e non ad estranei alla stessa dato che nei confronti di un estraneo le sanzioni sarebbero inefficaci o inutiliter date.

Il giudizio previsto per l’assonnato, eventualmente, è di competenza solo ed esclusivamente della Loggia la quale possiede gli strumenti per comminare, se lo ritiene opportuno, una sanzione.

Infatti nei confronti dell’assonnato il processo potrebbe essere fatto solo dalla ex Loggia e la sanzione, in caso di riconoscimento di colpa MASSONICA INIZIATICA e non profana, è la “bruciatura fra le colonne” che comporta il distacco dall’eggregore e prevede una particolare cerimonia che molte Logge non sono in grado di effettuare in quanto non hanno il relativo rituale e si limitano a bruciare solo il brevetto.