Evola? Un reazionario. Ma chi è o cos’è un reazionario?

Per dare corso alle domande del titolo occorre prima spiegare chi o cos’è un reazionario, in questo tempo in cui tutti credono di saper tutto e nessuno sa niente, in questo tempo in cui le parole vengono utilizzate con un significato opposto alla loro verità.

Reazionario è il contrario di rivoluzionario. Reazionario è chi, di fronte a una protesta di popolo, si schiera a sostegno del potere. Non importa se il popolo ha fame: importano solo le ragioni superiori del potere.

Giulio Cesare Evola è un reazionario. Non perché sia di nobili origini: suo padre è un meccanico, sua madre una casalinga: come scrive Luciano Pirrotta nel saggio “La Maschera di Pietra – Julius Evola dall’Idealismo Magico alla Tradizione“, entrambi erano di modesta estrazione sociale e di nessuna ascendenza nobiliare, per quanto ‘Julius’ tenesse alquanto ad esser chiamato barone”.

Evidentemente, non abbiamo nulla in contrario alle umili origini. Quel che diventa difficile da sopportare è l’arroganza con cui Julius salta dall’altra parte. Ad aiutarlo in questo intento è una persona che da lui riceverà non tanto ingratitudine ma piena ostilità: l’uomo chiave di questa storia è Arturo Reghini, che offre a Evola di collaborare alla rivista Atanor.

Lo fa con riluttanza, Reghini, e lo scrive in apertura, come presentazione del saggio di Evola, sentendo quasi di dover giustificare l’inclusione, in una rivista di filosofia spiritualista, di un articolo politico. E lo fa con sapienza, perché vede in quell’articolo non un contributo alla politica in senso spicciolo, ma una critica importante per il tempo in cui avveniva e con implicazioni nella dimensione esoterica. Anche se non poteva prevedere gli esiti infausti di quella scelta.

Il matematico Reghini non è un uomo semplice né un superficiale. Raffinato pitagorico, ha acume, intelletto, qualità intellettuale. Riconosce in Evola il vento della novità contemporanea. Non sa ancora fin dove l’arrivismo senza freni di un ipotetico poeta dadaista può arrivare.

Se per Reghini il motivo di contemplazione è la natura dell’Io e della sua collocazione rispetto all’Universo intero, il tema esistenziale del superamento dell’egoità per entrare in connessione con l’Essere Universale, ecco in Evola il ribaltamento di un superuomo nietzscheiano che non cede nulla del suo ego e, al contrario, pretende di tutto contenere, divorare.

Inevitabile per Evola il desiderio di percorrere l’occasione di scalata sociale che gli poteva offrire il fascismo. Da figlio del meccanico a ideologo del regime! Ma le vicende non sono facili: Evola chiede più volte di iscriversi al PNF e, di fronte al rifiuto – a causa della revoca del grado di ufficiale di complemento in esercito, che aveva riportato per motivi disciplinari, subendo la riduzione a soldato semplice – non esita a ricorrere a pressioni e raccomandazioni di amici influenti.

René Guénon, probabilmente il miglior scrittore tra i compassati esoteristi di maniera – sua la definizione di rivelare come “velare nuovamente” -, sospetta delle capacità critico-intellettuali di Evola e, ironicamente, scrive: “Sono curioso di sapere quel che Evola vi dirà del libro tibetano; senza dubbio vi avrà visto ancora della ‘magia’ perché, secondo lui, tutto vi si riconduce”.

La posizione di Reghini è piuttosto quella della Tradizione: rivendica alla Massoneria il ruolo di testimone e custode ideale della sapienza esoterica “italica” sedimentata nei secoli attraverso Orfismo, Pitagorismo, Ermetismo, per giungere a Dante Alighieri, a Giordano Bruno. Reghini si colloca in un’area di mezzo che tenta di conciliare Napoleone Bonaparte (attribuendogli il ruolo di redivivo Imperatore, rinnovatore dei fasti di quell’idea di Impero mai sopita, che covava sotto la cenere di secoli di oppressione clericale e mercantilista) e Giuseppe Mazzini (cui riconosceva il più alto ruolo di vero Padre della Patria). Per questa via, giunge a posizioni simili a quelle definite da Giovanni Gentile, che volle fare di Mazzini un precursore di Mussolini.

A questa concezione molto contribuì, specie sotto il profilo della dottrina magica, Evola che, con la rivista Krur, inventò il famoso resoconto medianico “Ekatlos” che avrebbe condotto alla cerimonia con cui vennero offerti a Mussolini uno scettro, un’ascia etrusca e il fascio littorio che era stato della Repubblica Romana, al tempo di Mazzini.

Le cronache affermano che Mussolini non diede peso a questa iniziativa, che avrebbe dovuto essere l’inizio del percorso magico del fascismo e, soprattutto, avrebbe dovuto stabilire continuità con il progresso mazziniano. Al contrario, Mussolini optò per stabilirsi a Villa Torlonia, dove l’aristocrazia dello Stato Pontificio lo circondò di attenzioni affinché fosse cancellata per sempre l’eresia mazziniana e si giungesse a riaffermare il potere del Papa, in un’alleanza imperiale che avrebbe ridimensionato le pretese Repubblicane di autonomia dalla Chiesa e, soprattutto, avrebbe cancellato la riduzione al Vaticano dei possedimenti dello Stato Pontificio per ritornare a una dimensione imperiale: queste le aspettative delle gerarchie ecclesiastiche rispetto al sorgente potere fascista.

La stipula dei Patti Lateranensi fu intesa come il primo passaggio di una serie di revisioni che avrebbero rinverdito la tradizione delle due aquile, in una prospettiva completamente, infinitamente distante dalle aspettative mazziniane.

Anche Evola, avrebbe dovuto sentirsi distante da quelle posizioni, date le considerazioni emergenti dal suo saggio “Imperialismo Pagano“, ma non sembra che questo abbia comportato mutamenti nel suo tentativo di dimostrarsi più fascista dei fascisti, superfascista. E sarà da questa attitudine, o da questo atteggiamento, che verrà fuori una mossa che non è solo discutibile, ma esecrabile: quella di denunciare colui che gli aveva aperto le porte della letteratura, e cioè Arturo Reghini, attraverso lo scritto “Memorie di Massoni“.

A fronte di questo scritto, Reghini sporse querela, alla quale Evola reagì con peggior determinazione, giungendo a comporre una tanto elaborata quanto assurda delazione al procuratore del Re, un memorandum in cui Evola accusa esplicitamente Reghini di essere una delle massime cariche della massoneria (che era stata dichiarata nel 1923 “incompatibile” con il regime) e che la di lui intenzione sarebbe stata di comprometterlo, “sia come scrittore che come fascista”.

Il dattiloscritto di questo memorandum (che Pirrotta pubblica in copia anastatica in calce al suo volume monografico) è davvero emblematico e qualifica Evola non solo come delatore, ma anche lo ritrae soprattutto nella sua preoccupazione di non essere subordinato intellettualmente a Reghini (cosa di cui lo tacciava un giornale toscano “Fede e Ragione”, che lo descriveva come un prestanome “che nessuno fuor dai circoletti massonici conosceva e conosce”).

Desideroso della sua autonomia, il fascismo dev’essergli sembrato l’occasione della vita. Non esita Evola ad indicare l’internazionale ebraica come nemico da combattere. Inoltre, emerge anche una certa qual vocazione al pettegolezzo e alla calunnia quando, nel testo del famigerato memorandum, dichiara: “L’associazione tra il Reghini e il Parise. Tutto il mondo letterario sa che nel volume ‘Amo quindi sono‘ di Sibilla Aleramo, si tratta della morbosa passione tra l’autrice cinquantacinquenne e il venticinquenne e effeminato Parise”.

Non c’è animosità in questa lettera ma, prima di attribuire uno statuto di intellettualità importante ad un autore occorre vederne non solo l’opera ma anche la biografia.

L’insincerità dell’opera è adombrata dall’incoerenza della vita. Lo scagliarsi contro chi l’ha aiutato, il ricorrere alla calunnia e alle tecniche di sollecitazione inquisitoria degli untori ne completano il quadro.

Possiamo certo accogliere persone di umili origini, un pittore come Ligabue, uno scrittore come Rimbaud; o anche di anonima estrazione piccolo-borghese come Franz Kafka; non c’è preclusione: ma l’arrivismo dei saltafossi non è il miglior biglietto da visita, anche se, dobbiamo riconoscere, è esattamente il cliché della modernità. Quella modernità che Evola cavalca, dichiarando di volerla combattere.

Althotas, 2019

Il Tibet, il Dalai Lama e l’Agartthi

Prendiamo spunto da un recente dossier apparso su TIME del 18 marzo 2019 per fare qualche considerazione sulla situazione del Tibet. La versione semplice sarebbe quella di un paese in esilio, vittima dal 1959 della persecuzione del regime comunista di Mao e da allora progressivamente deprivato dei propri atavici possedimenti.

Questa visione semplificata è certamente vera. A patto di non confondere la leggenda dell’ “Orizzonte Perduto” (come la definisce Charlie Campbell, autore del richiamato dossier) con la verità storica: “il regno non fu mai una utopia agraria e spirituale. La maggior parte dei residenti vissero un’esistenza hobbesiana. I nobili erano strettamente legati in sette classi, con il solo Dalai Lama appartenente alla prima. Pochissimi tra le persone comuni ebbero anche un livello minimo di educazione e istruzione. La medicina moderna era proibita, soprattutto la chirurgia, ed anche malanni minori erano causa di morte. Le malattie erano tipicamente trattata con impacchi d’orzo, burro e orine di una vacca sacra. L’aspettativa di vita per le persone esterne alle caste era di 36 anni. A chi si ribellava, accusato di un crimine, venivano tagliate le mani, le braccia o le gambe, a seconda della gravità dell’accusa.

Anche il Dalai Lama ammette che il Tibet era secoli indietro e insiste che lui avrebbe voluto apportare riforme. In certo qual modo, si può dire che l’occupazione comunista, nello spirito del tempo, avesse alcuni elementi di ragione. Non altrettanto si può dire oggi, perché la Cina ha dato un’interpretazione non soltanto totalmente materialista, ma addirittura di un materialismo che si apre alla società dei consumi e al capitalismo, introducendo ulteriore confusione. Proviamo quindi a vedere dietro il velo e, per farlo, apriamo le pagine de Il Re del Mondo di René Guénon.

Nel farlo, eviteremo di fare ossequio ad un autore fin troppo esaltato e che pochi riescono a distinguere come tradizionalista reazionario. Se mai, una nota va fatta per parlare del caso editoriale italiano. Tutti sanno che Il Re del Mondo fu pubblicato nel 1977 da Adelphi, casa editrice che giustamente rivendica di aver infranto la barriera invisibile che non permetteva a testi di ispirazione mistica e irrazionale di penetrare nel campo letterario italiano dominato dallo stretto rigore realista e neo-realista cui si ispiravano Einaudi, Mondadori, Longanesi, Feltrinelli e gli altri maggiori. L’affermazione è vera, ma bisogna ricordare che questo libro apparve in fascicoli all’interno delle pubblicazioni mensili dell’anno 1924 della rivista Atanór: ciò significa che, riconosciuto il merito di Adelphi rispetto alla letteratura italiana, occorre anche riconoscere il ruolo di Atanór, sia come rivista che come casa editrice, nell’essersi fatta albergo per la letteratura sino a poco tempo fa non accettata dalle accademie.

Detto questo, veniamo all’argomento: e troveremo in primo luogo, per ammissione dell’autore medesimo, che il tema non è un’invenzione originale, ma si deve a un’opera postuma di Saint-Yves d’Alveidre, La Mission de L’Inde, e alle conferme di quanto ivi trascritto da parte di Ferdinand Ossendowski, che dichiara però di aver scritto il suo libro Bêtes, Hommes et Dieux prima di aver letto il libro di Saint-Yves, e di aver ottenuto informazioni coincidenti mediante il suo viaggio tra il 1920 e il 1921.

Il centro della storia è una pietra nera inviata dal Re del Mondo al Dalai Lama. In virtù di questa attribuzione, il Dalai Lama rivestiva il ruolo di Custode della Soglia dell’Agartthi, e il Palazzo del Potala a Lasah ne sarebbe il portale d’accesso.

Non dobbiamo considerare questa storia allegorica, o pur leggenda che si voglia dire, come esclusiva prerogativa della tradizione orientale: perché l’altro nome dell’Agartthi è Paradesha, da cui deriva il Pardes dei Caldei (e la famosa storia talmudica dei Quattro che entrarono nel Pardes).

Infine, non potremo certo trascurare la narrazione gnostica, in Pistis Sophia, della fuga di Gesù Cristo da Gerusalemme, e del suo viaggio in India per discendere nel luogo degli Arconti.

 

Meister Eckhart

ovvero della nobiltà dello spirito.

Chi volesse afferrare il contenuto essenziale della locuzione «Nobiltà dello Spirito» secondo Meister Eckhart, potrà qui trovarne l’enunciato chiave: che per essere liberi non si deve servire nessuna persona; non si deve agire per nessun altro che non sia il puro Spirito.

Al di sotto di questa qualità dell’agire nobile, non vi è altro che il pensiero acquisitivo, cioè il mercato, che è un dare per ottenere. Ecco perché il pensiero di Eckhart parte dalla cacciata dei mercanti dal Tempio.

 

Per liberarsi dal «dare per ottenere», occorre separarsi e impedire l’accesso a tutte le immagini estranee, che determinano in noi condizionamenti e agitano al nostro intelletto falsi desideri, che non sono del cuore, ma solo della mente.

In rapidi passi, fare riferimento a Eckhart ci pone di fronte a una critica radicale della modernità: la società del mercato e dell’immagine: la fabbrica di tutti i condizionamenti. Dobbiamo ricordare di renderci immuni da queste trappole. Soltanto in questo modo potremo vivere senza bisogno di giustificare il nostro essere e non sentirlo inadeguato o, peggio, come una colpa.

Meister Eckhart, domenicano, ebbe il privilegio di rivolgere il suo insegnamento soprattutto alle donne, a Colonia, dopo aver riportato apprezzamento generale nelle università di Parigi e Strasburgo. Proprio a Colonia, nel 1326, subì un processo, che durerà più di tre anni, e che comunque non lo riguardò come persona, ma alcune sue proposizioni.

Lasciamo gli approfondimenti a chi vorrà capire di più di questa vicenda per certi versi ancora oscura; ci accontenteremo qui di rilevare come la mistica, e cioè quel modo di sentire la spiritualità che esorta chi vi si accosta a sentire il divino spirituale senza bisogno di un’intermediazione del clero, è stata sempre ostacolata, contrastata e combattuta proprio dalle gerarchie ecclesiastiche: non stupisce pertanto la condanna, se non della persona, delle opere di Eckhart.

Nella postfazione di Marco Vannini all’edizione italiana di «La Nobiltà dello Spirito», troviamo un rimando per nulla ininfluente per chi si occupa di dottrine spirituali: e cioè l’indicazione del cardinale Fénelon come artefice di quella «sconfitta della mistica» a lungo inseguita dalla Chiesa di Roma. Il rimando a Fénelon acquista maggior rilievo a chi si intende di storia delle dottrine iniziatiche se ricordiamo che, durante il periodo dell’esilio a Parigi degli Stuart detronizzati dalla rivoluzione inglese, è proprio qui che si forma la leggenda delle origini templari della Massoneria, sulla base dell’invenzione del cavaliere André Michel Ramsay, che di Fénelon era il delfino. A chi saprà decrittare le frasi, apparirà chiaro l’orientamento ab origine del R.S.A.A.

Nella trasmissione Martinista, soprattutto per quanto compiutamente afferma Gastone Ventura nei quaderni iniziatici allegati dai Costituti del 1891, l’attitudine alla mistica viene descritta come rimedio alla decadenza dell’aristocrazia genealogica (Quando l’aristocrazia abbandonò le abitudini virili, la vita di sacrificio e di continuo pericolo, per la comodità che la ricchezza accumulata dagli avi consentiva loro…), talché l’Iniziazione dovrebbe sostituirsi per forgiare una nuova e moderna aristocrazia dello spirito.

Questa idea, che allinea il pensiero di Eckhart a quello di Böhme e di Saint-Martin, è ben lungi dall’aver trovato compimento né, purtroppo, lo troverà. L’Iniziato, per quanto sappia molte di queste cose, non soltanto non riesce a cacciare i mercanti dal Tempio ma, troppo spesso, è egli stesso mercante.

Per questa ragione possiamo senza rammarico ben dire inutile ogni nostra attività, e persino il nostro operare: perché, con rosicruciana disillusione, sappiamo bene che non riusciremo ad instaurare l’utopia dello Spirito in questo mondo. Tuttavia non dimenticheremo nemmeno per un solo istante di avere il diritto, a ciascuno di noi esclusivamente e inderogabilmente riconosciuto, di poter costruire il nostro mondo.

Pungendo col fioretto chi avrà pensato che Eckhart non è esoterico abbastanza, comprenderemo meglio che l’inutilità dell’operare (Quasi Stella Matutina in Medio Nebulae…) è proprio la qualità interna d’esser sottratta all’utile, cioè al commercio dei mercanti. Operare ritualmente è atto di completa, voluta e ritenuta inutilità pratica; inoltre, rifugge a un modo, non ha un solo modo, infine non ha modo, né numero, né peso, né misura: e per questo può elevarsi ed elevare al di sopra dell’essere.

 

Sui poteri iniziatici della Donna

Dev’essere un’opera di stregoneria, non c’è dubbio. Forse non è l’unico modo per iniziare un articolo sui poteri iniziatici della Donna, ma può apparire ben fondato se si concede che l’argomento continua ad essere, persino nel mondo occidentale del XXI secolo, un taboo.

Il fatto generale che la conoscenza esoterica sia non soltanto osteggiata, ma persino denigrata e vilipesa dalla cosiddetta “cultura ufficiale”, non genererà nessuno stupore se ci si accorge, con maturità, che la cultura è la forma più autentica del potere. Il vero potere non è la politica, che esprime comunque un contenuto servile, strumentale, ma la possibilità di determinare i contenuti simbolici. I simboli sono la più autentica molla dei comportamenti umani (come sanno bene i pubblicitari che ne sviliscono i contenuti inducendo il popolo al più abbietto materialismo). Il vero punto in discussione è che ogni funzione tesa a produrre miglioramento ed emancipazione è avversata dal mondo. L’intero corpus degli insegnamenti R+C è parabola di questo contenuto, che i cabalisti riconosceranno nell’impossibilità di cambiare la natura ontologica del Regno.

Sui poteri iniziatici della Donna

di Althotas   M.:M.:   5=6  S::I::

Perché la partecipazione della Donna alla vita iniziatica incontra tanti avversari? Un recente, dottissimo, contributo di Mariano Bianca (La Massoneria Femminile nel Mondo, Atanòr 2016) offre non solo un panorama, ma un vero e proprio atlante delle confraternite femminili e miste all’interno delle forme storiche della Massoneria, punto di riferimento obbligato da qui in avanti per le ricercatrici e i ricercatori di lingua italiana che vorranno affrontare il tema della Donna nelle istituzioni iniziatiche (un interessante paredro potrebbe esser dato da un libro in inglese, The Women of the Golden Dawn di Mary K. Greer). Da queste premesse, il cammino è ancora molto lungo, e le controversie da dirimere restano formidabili.

Argomenti apparentementi innocui sono in grado di innescare polemiche infinite. Ad esempio: può una donna essere al vertice di una istituzione iniziatica? può una donna conferire poteri iniziatici a un uomo? Domande di questo tenore appaiono già avanzate ed avveniristiche, perché le interpretazioni prevalenti di un certo guénonismo di maniera, oggi egemone, fermano il dialogo molto prima, non riconoscendo alla donna nemmeno il poter prendere parte ai lavori di Loggia e nel Tempio, se non nelle confraternite ancillari (ancillari, perché subordinate a Logge e Templi maschili) delle forme dette di adozione. 

Con un rigore storico da approfondire in altra sede, si può qui ellitticamente ricordare che è stato l’illuminismo – e dunque un movimento che voleva fugare paure e angosce secolari, le lotte contro le streghe della notte medievale e gli errori del passato che pretendono, sol perché tramandati, di farsi verità – a riportare le donne nel Tempio. Il pullulare di riti egizi, che riportavano in luce i geroglifici e i papiri a testimonianza della partecipazione delle donne alla vita iniziatica, di Logge e Templi Misti, per quanto spesso massonicamente considerati irregolari, è stato il crogiuolo in cui le Donne hanno avuto la chance storica (dalla Società Teosofica della Blavatski alla Golden Dawn di Moina Bergson) per conquistare la risalita da ancelle a Sacerdotesse e, fuori dal Tempio, per riportare il tema delle Donne in una importante e incessante dialettica con la vita politica e trasformarsi nella richiesta di maggiori diritti civili, a partire dal diritto di voto.

Dopo la grande stagione di imperiosa crescita e coraggiosa conquista nel Secolo dei Lumi ed in quello della Dea Ragione, con il XX secolo, dalle suffragette alle contestatrici del ’68, la parabola del femminismo (termine inadeguato perché parziale e manchevole per esprimere la piena dimensione della Donna) ha raggiunto il suo apogeo. Questo non significa che tutto sia risolto, al contrario, resta un cammino incommensurabile. Il nodo è però che oggi la spinta alla conquista dei diritti e all’emancipazione si dimostra alquanto appannata e demodé: e invece occorre più che mai rilanciare la visione del femminile, perché la Madre Terra – con le sue emergenze ambientali – non può più aspettare; perché non può esservi emancipazione e progresso veramente ottenuti se non nella pienezza della sfera sociale e questo non può accadere se non si afferma una nuova visione della Donna.

Questo tema è decisivo non soltanto per la Donna, ma per la società nel suo complesso. E probabilmente le Donne farebbero bene a reagire con un moto intellettuale importante e dirompente rispetto alla recente epocale sconfitta nella corsa alla presidenza U.S.A. di Hillary Rodham (che forse, tra i punti da affermare, avrebbe dovuto annettere maggior importanza al suo nome, non subordinandolo a quello del marito presentandosi come “Hillary Clinton”). Maggior consapevolezza, minor subordinazione. Coraggio filosofico. Sapere Aude!

Impadronirsi del pensiero delle Donne del passato, senza subalternità al maschile. Conosciamo bene le opere di Helena Petrovna Blavatski, di Marie Derasmes, di Alice Bailey, di Annie Besant? Sappiamo di Ipazia, di Myriam sorella di Mosé e profetessa, della Regina di Saba? Del significato profondo del sangue mestruale? Dell’archetipo della Grande Madre? Dei Misteri di Iside? Della mistica Sophia? Siamo davvero sicuri di sapere?

L’idea di poter completare il percorso iniziatico della vita (poiché è la vita l’unico vero percorso iniziatico, come ogni Donna sa meglio di qualsiasi preteso iniziato dei cosiddetti “Alti Gradi”) senza tener conto del femminile, è chiaramente, manifestamente, palesemente, infondata. Il più alto punto di confronto, l’XI Grado O.T.O., non regge il paragone con i perfetti emblemi alchemici di Barchusen o di Meier. Ma bisogna capire, andare a fondo, studiare, reinterpretare. Questa è una pubblica sfida alla Donna, al vampiro delle età remote: la letteratura è testimone che Dracula di Stoker è stata la svolta conservatrice (e patriarcalmente rasserenante) di una figura che, in precedenza, dall’immemorabile origine del mito di Lilith, è stata sempre femminile. Forse anche per questo si tratta pur sempre di un lavoro di stregoneria, come recita la battuta d’esordio di questo articolo.

Il modo più autentico di volgere questo passaggio in avanti è maturare una nuova analisi filosofica e politica i cui fondamenti restano, come sempre, teologici ed esoterici. Ecco perché questo articolo viaggia con una selezione di immagini di Donne il cui profilo biografico e, soprattutto, l’opera filosofica, andrebbe conosciuta meglio, indagata, scandagliata, per poter immaginare una diversa edificazione concettuale della concezione ontologica, della sfera dell’Essere Donna.

Ti aspetto.

Shimon Peres and the Mediterranean dream

 

 

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Shimon Peres, in the middle. At his right: Yasser Arafat. At his left: Ytzhak Rabin. The pic shows them while receiving the Nobel Peace Prize in reason of the Oslo Accords

The news about the death of Shimon Peres involve not just the memory of an eminent personality, but something more, which is intimately related with the Mediteranean destiny.

Thinking of Shimon Peres, the mind goes to the memory of an important season, at the end of XX century, when it was legitimate to hope for a general pacification of the Mediterranean.

Very young but yet very present, politically active since the early time of the founding of the modern state of Israel, Peres has been the custodian of the continuity of governments which leaded the Israeli policy. When it seemed to start a season lesser marked by security problems, when it really seemed that the Mediterranean could become  a “free trade area” (as it was said by the documents of that time, implying, if not institutional union like Europe, at least a trade integration area), at that time Peres had the lucidity to accommodate and support the choices of his colleague (and rival) Yitzhak Rabin.

The “Oslo Accords” of 1993 between Israel and the Palestinians, with the mediation of the United States, had enabled him to imagine a new dimension of balance and integration of the Mediterranean countries. Rabin had been the herald of this policy, with the indefatigable Peres support.

The death of Shimon Peres marks today the moment within the collective consciousness closes the eyes to a waking dream that has not become true, and yet it remains the polar star to follow for those who, secularly and rationalist, believes in a fairer world. Even more than so, for the few spiritualists who see the transcendental reason of Israel and understand its spiritual role.

For these reasons, with the memory of Peres, we deem it is important to recall the Rabin’s last speech Nov. 4, 1995 in Tel-Aviv. These are the words: “Permit me to say that I am deeply moved. I wish to thank each and every one of you, who have come here today to take a stand against violence and for peace. This government, which I am privileged to head , together with my friend Shimon Peres, decided to give peace a chance. That will solve most of Israel’s problems. I was a military man for 27 years. I fought so long as there was no chance for peace. I believe that there is now a chance for peace, a great chance. We must take advantage of it for the sake of those standing here, and for those who are not here-and they are many. I have always believed that the majority of the people want peace and are ready to take risks for peace. In coming here today, you demonstrate, together with many others who did not come, that the people truly desire peace and oppose violence. Violence erodes the basis of Israeli democracy. It must be condemned and isolated. This is not the way of the State of Israel. “

It is hard to say, but Yitzhak Rabin was not murdered by a Palestinian terrorist, or by some terrorist Islamic organizations: Yitzhak Rabin was killed with three shots fired gun by Yigal Amir, an Israeli extremist of  extreme right, with the shadow of the complicity of the secret services that, of course, it has never been ascertained.

Shimon Peres continued his brilliant career, coming to be elected President of Israel, June 13, 2007, holding the office until  July 24, 2014.

Today, on the day of his departure, friends and opponents greet him with equal respect. Opponents, not enemies. Shimon Peres was a man too intelligent to have enemies. We hope that our greeting may reach our Readers with the meaning of the hope that in these dark days for the Middle East, the North Star may shine with the light of the everlasting idea of Israel as “Light to the Nations”, bringing the torch of the civilization lighthouse to extend rights for the whole world.

From the Kabalistic to the Hermetic

From the Kabalistic Order of the Rosy-Cross to the Hermetic Order of the Golden Dawn

peladan-30ans-pierre-chauxJoséphin Péladan (1858-1918) was born into a Lyon family that was devoutly Roman Catholic. He moved to Paris and became a literary and art critic, writing on L’Artiste. In 1884 he published his first novel, Le vice suprême, an instant success with the French public, which was into a revived interest in spirituality and mysticism. The Péladan’s book was influenced by occult teachings of Eliphas Lévi.

The novel went through several printings. After reading this book, poet Stanislas de Guaita became manifested interest in the occult doctrine, and soon De Guaita and Péladan became acquainted. They recruited Gérard Encausse,  a Spanish-born French physician and occultist who had written books on magic. In 1888, De Guaita founded the Cabalistic Order of the Rosicrucian.

Anyway, by the 1890s, De Guaita’s, Papus’ and Péladan’s collaboration became increasingly strained by disagreements over strategy and doctrines.  In June 1890, Péladan left the Martinist Order and created a heavy Catholic influenced Mystic Order of the Rose + Cross, with position in favour of tradition and hierarchy, and against  new trends in French art, like the Impressionists, with preference for the Symbolist artists.

stanislas_de_guaita_einweihungStanislas de Guaita was a poet. Into the Rosicrucian Order, Guaita provided training in the Cabala magic, and the “hidden sciences”, being nicknamed “Prince of the Rosicrucians” by his contemporaries. In the late 1880s, the Abbé Boullan, a defrocked Catholic Priest and the head of a schismatic branch called the “Church of the Carmel” led a “magical war” against de Guaita. French novelist Joris K. Huysmans, a supporter of Boullan, portrayed de Guaita as a Satanic sorcerer in the novel La Bas. All these noises are tha causes of the 1890s crisis in de Guaita’s, Papus’ and Péladan’s collaboration. Under his guide Oswald Wirth created a cartomantic Tarot consisting only of the twenty-two major arcana, which followed the designs of the Tarot de Marseille, incorporating extant occult symbolism into the cards. The Wirth/De Guaita deck can be considered the first didactic desk. Wirth published  also three books each explaining one of Freemasonry’s first three degrees, under the title “La Franc-Maçonnerie rendue intelligible à ses adeptes”, demonstrating that the custom to practice something that is not understood is a very old story. De Guaita was not on this number. A very fine student of Eliphas Levi’s discoveries, in the famous “La Clef de la Magie Noire” there is the original drawing of an inverted pentagram with a goat’s head. The book was published in 1897, the year he died. He was 36.

le-voile-disis-nov-1890Gérard Encausse received his Doctor of Medicine degree in 1894 upon submitting a dissertation on Philosophical Anatomy. Encausse’s pseudonym “Papus” was taken from the “Nuctemeron of Appolonius of Tyana” , which was published as a supplement to Eliphas Levi’s “Dogme et Rituel de la Haute Magie”. “Papus” means “Physician” (of the first hour), after the Egyptian genii of the healing arts. In 1888, he was among the founders of the Kabbalistic Order of the Rose-Croix. That same year, he and his friend Lucien Chamuel (pseudonym of Lucien Mauchiel) opened the Librarie du Merveilleux and its monthly revues L’Initiation et Le voile d’Isis, which remained in publication until 1914. Encausse was also a member of the Hermetic Brotherhood of Light and the Hermetic Order of the Golden Dawn temple in Paris, as well as Memphis-Misraim and probably other esoteric or paramasonic organizations, as well as being an author of several occult books. At the end of his activity, he became a follower of the Christian spiritualist healer, Anthelme Nizier Philippe, “Maître Philippe de Lyon”.

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Coming back to March 23, 1895, it wa in that day that Dr. Encausse joined the Hermetic Order of the Golden Dawn.  His initiation was described in the official records of the Order
for that date, that are reported as it follows:

87 Rue Mozart
Saturday, March 23, 1895 – Vernal Equinox Meeting.

Temple opened by Sceptre in the 0=0 of Neophyte.

Present:

Hieroph. –  V.H. Fr. S.R.M.D. 5=6
Hiereus  –  Sor. Vestigia Nulla Retrorsum 5=6
Hegemon  –  Fra. Ex Animo 5=6
Kerukaina –  Sor. Altina Amo 2=9
As Stolistria –  H. Sor. En Hakkore 4=7
Dadouchos –  H. Fra. Judah 4=7
Sorores, “In Spe Pacis”; “Per Alas”; and “Mors Vita”; all 0=0

+ Papus candidate.

Dr. Gerard Encausse, an approved candidate, being in attendance was impressively admitted to the Grade of Neophyte, and took the Motto of Papus.  The ceremony was performed in French, – for the first time after the rehearsal.

(…)

The Temple was closed in full form with the Mystic Repast and finally closed by Sceptre.

picture_of_moina_mathers_from_her_performance_in_the_rites_of_isis_in_parisAs the matter goes, it is not to be underestimated the role that Moina Bergson had on the direction of The Hermetic Order of the Golden Dawn. Moina, then named Mina, was born in Geneva, Switzerland, to a talented and influential Jewish family of Polish from father’s and English and Irish from mother’s sides. She moved to Paris, when she was but two years of age. Her father, Michel Bergson,  was a native of Warsaw and member of the influential Bereksohn Jewish family. Her eldest brother, Henri Bergson, is best known for authoring the philosophical work Creative Evolution, and also the president of the British Society for Psychical Research.

Moina joined the Slade School of Art, at the age of fifteen, an institute well known for encouraging young women in the Arts, at the turn of the nineteenth century. Moina was awarded a scholarship and four merit certificates for drawing at the School. It was also at the Slade in 1882, that Moina met her future friend Annie Horniman, the daughter of the director of the British Museum, who would become the major financial sponsor for the Matherses, as struggling artists and occultists, in backing the Hermetic Order of the Golden Dawn. Moina met her husband, Samuel Liddell MacGregor Mathers, in 1887, while studying at the British Museum, where Samuel was a strange kind of worker. A year later, her future husband founded the Hermetic Order of the Golden Dawn, one of the most influential organisations in the Western Mystery Tradition. Moina was the first initiate of this Order in March, 1888. Her chosen motto in the Golden Dawn was Vestigia Nulla Retrorsum, meaning “Prudence never retraces its steps.”  In their occult partnership, Samuel was the “evoker of spirits” and Moina the clairvoyant “seeress”, who often illustrated, as an artist, what her husband “evoked”. An artistic rendering of this was given in March 1899, when they performed the rites of the Egyptian goddess Isis, on the stage of the Théâtre La Bodinière in Paris.

In 1918, after her husband death, Moina took over the Alpha et Omega, a successor organisation to the Golden Dawn, as its Imperatrix. Remarkable members of this Order were Two famous members of the Alpha et Omega were Dion Fortune (pen name of Violet Firth) and Paul Foster Case.  Moina died in 1928 in London.

And now, a few words about a not-so-know female artist and initiated: Emma Calvé.

emma-calveMujer de gran belleza, era la cantante de ópera más famosa y prestigiosa de finales del siglo XIX y principios del XX, causando gran sensación en toda Europa, por su extraordinaria voz de soprano, y por la forma tan audaz de representar a sus personajes en escena. Cada vez que su atareada vida profesional se lo permitía, Emma, que disponía de salón propio en el fastuoso hotel parisino de Tours-la.Reine, centro de reunión de la flor y nata del teatro, la música, la pintura y las letras, frecuentaba a conocidos ocultistas como Camille Flammarion, Papus, Josephin Peladan y sobre todo, a Jules Bois, periodista, escritor; miembro de la orden hermética de la Golden Dawn y uno de sus amantes más conocidos. Su pertenencia al Martinismo está sobradamente demostrada debido al descubrimiento de un documento fechado el 11 de noviembre de 1892, redactado en el famoso cabaret parisino Le Chat Noir (El Gato Negro), lugar de reunión de conocidos ocultistas, en el que aparece la firma de Emma Calvé, acompañada de las iniciales S.I.“Súperieur Inconnu” (Superior Desconocido).

 

L’Uomo di Desiderio nr. 7

Sorelle, Fratelli,

ud7covergiunge a Voi questo numero 7 della rivista del N.V.O., con la copertina filtrata nei colori complementari dell’Aria secondo la tradizione alchemica, a sottolineare la fase stagionale cui l’Equinozio, Sole allo Zenit dell’Equatore.

Questo il nostro ricchissimo indice:

  • Editoriale di Aton
  • Del mio Martinismo, di Ereshkigal
  • I Salmi della purificazione: 143 di David Aaron le-Qaraimi
  • Il “nuovo” mondo Martinista di Marion
  • Il Martinismo come Ordine Universale di Kamael
  • Coscienza come memoria e ricordo di Asar-Un-Nefer e Giona
  • Il vento di Asar-Un-Nefer
  • L’Uomo dinanzi al destino di Giona
  • Immagini da un viaggio a Parigi di Hermes
  • John Keats: Ode to a Grecian Urn di Ruth
  • L’iniziazione di An Hamber
  • La sapienza segreta dell’Antico Egitto di Simplicius
  • Inno ad Akhenaton
  • Un quadro di Prometeo
  • Uno scritto di Jörg Sabellicus
  • Chi ha messo le Rose sulla Croce? di I.A.O.
  • Melki-Tzedeq di Ignis
  • Riflessioni su «Il Tempio dell’Uomo» di Schwaller de Lubicz di Ramses
  • Riflessione silenziosa sul Tempio di David Aaron le-Qaraimi vel Althotas
  • Da dove veniamo – dove andiamo di Aton S::G::M:: dell’O::E::M::

 

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  • Le parole dei Maestri Passati: un brano di Louis-Claude de Saint-Martin

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In Lvx et Nox.

 

In Lvx et Nox.

 

Note sul Sapere Tradizionale

Il sapere dei libri, al quale tanta importanza attribuiamo, è certamente il fondamento della nostra cultura. Tuttavia, è necessario considerarne il limite, determinato : a) dall’inesauribilità infinita del sapere; b) dalla natura essenzialmente mentale dell’apprendimento attraverso questa fonte.

Nella Tradizione, infatti, il sapere che può dare la saggezza non è mai esclusivamente mentale ma bilanciato, in particolare con il cuore, con il respiro e con le soglie degli istinti (stomaco e reni, e apparato riproduttivo ed escretorio). Qualcuno avrà visualizzato i Chakras in questa descrizione; tra costoro, molti l’avranno messi in relazione con le braccia della Menorah.

Senza questo bilanciamento, il potenziamento del mentale non fa che gonfiare la superbia e l’orgoglio del preteso adepto. Ecco perchè diffidare da dogmi e assiomi. Ecco perché l’iniziazione non può essere ottenuta da soli, ma va mantenuta da soli, in una trasformazione di consapevolezza. Occorre integrare il mentale nel percettivo e nel sensoriale, bilanciando.

Non a caso uno dei più importanti trattati dello Zohar comincia con “Questo è il libro dell’equilibrio della bilancia”, che è poi quella “Bilancia degli Artisti” delle Chymische Hochzeit.

Centro Studi Metafisici [2]

Nel precedente articolo di analisi di metodi e obiettivi del nostro Centro Studi Metafisici, è emersa la posizione di una certa corrente storiografica nell’interpretazione delle idee esoteriche e che può essere riassunta in sintesi come tesi intrecciata che contiene due informazioni.

La prima informazione è che gli Ordini Esoterici hanno posizioni differenti rispetto al dogma: precisamente, vi sono Ordini che ritengono la Tradizione data e immutabile, non suscettibile di errore, e la gerarchia che ne derivano è sacra e non può essere discussa dai mortali. Questi Ordini sono aristocratici e cattolici. Oltre questi, vi sono altri Ordini che ritengono la Tradizione come un sapere tramandato che, in ogni generazione, attende di essere riconosciuto e interpretato con rivelazioni progressive, adeguate all’epoca e allo spirito dei tempi, in un percorso di emancipazione e di liberazione dagli errori del passato. Questa linea tradizionale è liberale e protestante.

La seconda informazione è che questa contrapposizione così chiara e così netta, se si esaminano le correnti degli Ordini tradizionali, appare piuttosto un’astrazione che funziona sul piano ideale (e aiuta a capire), ma non funziona nella realtà, in cui gli Ordini (e, ancor più, le persone che li compongono) appaiono oscillanti e zeppi di doppie e triple appartenenze, al punto da vanificare l’attendibilità del modello oscurantismo/illuminismo, proprio come accade in politica con la diade conservatori/progressisti che, ormai è evidente a tutti, non significa nulla e tutto si gioca in funzione esclusiva del potere.

Dalla somma di queste due nozioni deriva un’altra e più interessante calssificazione degli Ordini Iniziatici, che distingue tra quelli che hanno una volontà di influire sulle cose temporali (e quindi sul potere) e quelli che hanno vocazione esclusivamente sacerdotale. Anche questo è un terreno di inganni e, ancor prima che gli Ordini Iniziatici, già il clero delle Religioni Rivelate (che, al loro interno, hanno anch’esse struttura iniziatica) si dimostra ben lungi dal saper rispettare questa distinzione. Tuttavia, il vero Illuminismo tende esattamente all’idea di Ordine Sacerdotale, libero da tentazioni legate al potere, perfettamente spirituale e universale, come l’Israele popolo di sacerdoti teorizzato dal profeta Isaja e rimasto irrealizzato e probabilmente irrealizzabile.

Tornando all’interpretazione storigrafica, riprendendo le mosse dal Convento di Wilhelmsbad del 1782 (cfr. antea, §7), passiamo ora al tema del come la storiografia ufficiale propone i suoi sguardi sulla Rivoluzione Francese.

§8.  L’eclisse della rivoluzione

Gli storici contemporanei, per quanto la maggior parte dell’accademia tenda ad accreditare la tesi per cui la Grande Rivoluzione crollò per via degli antagonismi interni, cominciano a riconoscere la validità della tesi minoritaria secondo cui il Terrore – che compromise i grandiosi risultati della Déclaration – non fu il prodotto di lotte interne ai rivoluzionari, ma il deliberato intendimento dell’aristocrazia di portare tutti al disordine e al massacro per ristabilire il dominio, al grido “Tant pire, tant mieux”: fu questa l’operazione della guardia scelta del re, l’esercito di Condé dove la maggior parte della forza era costituita da adepti templari della Massoneria Scozzese.

L’instaurazione del Direttorio, se ancora viene inquadrata come fase rivoluzionaria dalla componente mainstream degli storici, in realtà è un palese assestamento che spiana la strada alla restaurazione napoleonica. Moses Dobruska, che a Parigi era l’emissario del pensiero e dell’azione politica degli Illuminati di Baviera, viene ghigliottinato insieme a Robespierre.

A Londra, Shemuel Falk diviene invisibile ancor più di quanto fià non fosse sin dai tempi in cui aveva scoperto che uno dei suoi iniziati, Emanuel Swedenborg, era una spia del re di Svezia, inviato per verificare se anche nella capitale del Regno Unito fossero tensioni contro l’aristocrazia legittima.

§9.  Un altro tipo di Massoneria

Napoleone portava con sé, persino involontariamente, un altro tipo di Massoneria, impregnatasi nella soldataglia che aveva impiegato nella campagna d’Egitto e che si era stabilita come Ordine Misraim.

 

 

Centro Studi Metafisici

eqcover§1. Caratteristiche del Centro

Il nostro Centro Studi Metafisici Atziluth è un sistema aperto attraverso il quale ricercatori indipendenti perseguono il loro scopo nel rispetto delle regole della conoscenza scientifica, da una parte e, dall’altra, della trasmissione tradizionale della conoscenza. In questo modo, segnamo il motto della modernità con la frase The Method of Science, the Aim of Religion.

§2. Regole della conoscenza scientifica

Il riferimento alle regole della conoscenza scientifica comporta una dichiarazione di metodo, per cui non accogliamo all’interno del Centro Studi Metafisici Atziluth lavori che non siano epistemologicamente fondati. Nel definire questo, assumiamo il metodo delle scienze sociali, aprendo l’analisi ad ogni tipo di tesi ma respingendo le opinioni arbitrarie.  Anche quando si sostengano tesi di minoranza (ad esempio: la tesi secondo la quale l’uomo non è ancora mai riuscito ad andare sulla luna), queste idee non vengono presentate come fatti certi, mai per definire la verità dogmaticamente, ma sempre aperte alla verifica delle fonti, respingendo ogni ipotesi debole fondata esclusivamente su troppo fervide fantasie ma anche aprendo in modo chiaro e limpido le ragioni delle cosiddette tesi di minoranza.

§3. Caratteri della conoscenza tradizionale

L’essenza della conoscenza tradizionale è nel fatto che non può essere ottenuta esclusivamente attraverso i libri. Non riguarda soltanto la mente, ma anche il cuore e il corpo con tutti i suoi aspetti sensoriali. Ecco perché, per essere tradizionale, deve essere trasmessa iniziaticamente e nelle forme appropriate, le quali soltanto giustificano il passaggio nella sua interezza.

La trasmissione non può avvenire che attraverso la catena umana, ma il carattere plurisecolare e intergenerazionale assicura all’evento iniziatico una dimensione oggettivamente aperta al trascendente. Questa dimensione non è garanzia dell’intangibilità spirituale della trasmissione, che invariabilmente soffre dei limiti personali e caratteriali dei soggetti che la trasmettono. È esperienza comune di chi ha percorso questi sentieri il dover prendere atto che, sebbene pressoché tutti gli Ordini Iniziatici proclamino il perfezionamento spirituale come loro fine, è tuttavia frequentissimo imbattersi in situazioni interessate più al mantenimento della piramide e della gerarchia con la capitazione dei sottoposti (e cioè all’esazione delle quote sociali), piuttosto che al progresso e all’emancipazione dei propri Adepti.

§4. Se la Conoscenza Tradizionale sia o no suscettibile di Interpretazioni Progressive

Abbiamo trattato questo argomento in una sezione dal titolo pressoché identico, contenuta nel testo Origini occulte dell’Illuminismo. Per gli scopi attuali potremo dire che, se la storia delle dottrine esoteriche fosse meno misconosciuta anche da chi le pratica, risulterebbe chiara, dall’evoluzione storica degli Ordini Iniziatici che di queste idee sono state veicolo, che si possono certamente dare almeno due distinti modi di concepire la Tradizione.

Un primo modo è di concepirla come sacra e immutabile, da custodire in un dogma trascendente e insondabile, che consacra e pone al di là di ogni possibile dubbio e ragionevole critica la gerarchia chiamata a intepretarla e trasmetterla, attraverso le linee marziali di una catena monastica e militare che non ammette eccezioni ed è chiamata ad eseguire secondo la catena di comando: a questa linea tradizionale appartengono ad esempio la Stretta Osservanza e la Massoneria Scozzese e Templare.

Una seconda modalità è quella stabilita da quegli Ordini che intendono la Tradizione come catena di trasmissione di una luce progressiva, destinata a rivelarsi alla coscienza dell’umanità per gradi, liberando dagli errori del passato e dalle catene dell’ignoranza i suoi Adepti: a questa linea interpretativa appartengono la R+C e gli Ordini Illuministici come la moderna Massoneria e i segmenti originari del Martinismo R+

§5. Contrapposizione o porta d’ingresso?

La dicotomia tra Ordini tradizionali oscurantisti (aristocratici, cattolici e romani, dogmatici) e Ordini tradizionali illuministi (popolari, riformati e aniconici, progressisti) è una semplificazione che deve tener conto di stratificazioni storiche e dottrinali ben altrimenti variegate e complesse, in primo luogo per via della sofisticata capacità di manipolare i contenuti simbolici da parte di chi detiene il potere, con l’effetto voluto di assorbire ogni critica al potere, oscurandola.

Per comprendere questo concetto, si potrà fare l’esempio della moderna Massoneria emergente dalle nebbie del medio evo. In un’epoca in cui gli unici a saper leggere e scrivere erano aristocratici e clerici, la Massoneria ha esercitato il ruolo storico di polo indipendente di istruzione (perché per svolgere un rituale bisogna saper leggere, scrivere, decodificare simboli) che, giunto a maturazione, ha prodotto la Gloriosa Rivoluzione del 1688, per esprimere il suo frutto matura con la manifestazione del 1717 (l’unificazione delle Quattro Logge di Londra) e le Costituzioni, gli Old Charges e i Landmarks.

Il 1723, anno di approvazione delle Costituzioni, è tuttavia anche l’anno di svolta, in cui l’emergente Massoneria delle classi popolari cede il passo alla restaurazione aristocratica, che si perfeziona in quello stesso anno con l’elezione del Principe di Montagu e che avrebbe presto avuto il suo strumento operativo nel Rito Scozzese, coniato a Parigi presso la corte in esilio degli Stuart, e con al suo interno la leggenda Templare di cui si sarebbe innervata la guardia scelta del Re.

§6.  Illuminismo e Illuminati

L’Illuminismo attecchì allora nella Germania, contrastando la Stretta Osservanza (che aderì al sistema Scozzese), ma presto i tradizionalisti aristocratici presero il sopravvento sovvertendo il significato di Illuminismo – inteso come dottrina dei Lumi e della Ragione e cioè della convinzione che ogni uomo e ogni donna, se sostenuti da un adeguato sistema di educazione e istruzione, possono giungere alla comprensione dei più sublimi segreti spirituali – con quello di Illuminati – e cioè della ristretta cerchia dei predestinati ai quali soltanto può essere conferito il comando e la suprema direzione della massa stupida e bestiale del popolo.

In una posizione intermedia tra queste due correnti tradizionali si colloca il sistema Cohen, emerso dalle contaminazioni R+C che portarono l’Inghilterra – dopo la Rivoluzione del 1688 e la detronizzazione degli Stuart – sulle posizioni protestanti che alimentarono i flussi di contatto con la Germania riformata, il cui baricentro segreto era ed è nel proposito di liberarsi dagli errori del passato attraverso una generale riforma della filosofia e della scienza che, pure, si iscrive nel solco della più autentica tradizione.

§7. Riforma, Qabbalah, Reintegrazione

Il pensiero della Riforma protestante favorì il fiorire di una nuova mescolanza tra ebraismo della diaspora e dei convertiti, con i gruppi cristiani riformati in cerca del cristianesimo delle origini (tra cui la chiesa morava, i catari, i valdesi, gli albigesi). Questo clima produsse l’emergere di un gruppo estremamente interessante quale l’Ordine Cohen di Martinez De Pasqually, un ebreo portoghese che era stato iniziato nel cerchio di Shemuel Falk, il Baal Shem Tov di Londra.

Il sistema di Martinez intendeva reintegrare gli ebrei convertiti per restituirli alla dottrina dei padri, aprendo il sacerdozio Cohen anche ai non-ebrei, riprendendo così il cristianesimo delle origini nel suo valore di agente riformatore dell’ebraismo. Martinez doveva però dissimulare la sua dottrina sia per non essere perseguitato sia perché il suo agire massonico era tradizionalmente legittimato da una patente di Rito Scozzese, che era stata rilasciata da suo padre proprio da Giacomo II Stuart, cioè dal sovrano cattolico ora in esilio a Parigi.

Per queste caratteristiche intermedie, i continuatori di Martinez (St. Martin e Willermoz) provarono a fare del Martinismo il sistema di mediazione tra istanze illuministiche di modernizzazione e tendenze conservatrici dello Scozzesismo e della Stretta Osservanza. Il Convento di Wilhelmsbad del 1782 sembrò decretare il successo di questa impostazione: ma la Rivoluzione Francese cambiò gli equilibri.