Protetto: Essenza della Dottrina Martinista

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Se anche fossi solo

Dovrai ricordare di non aver paura. Dovrai ricordare che hai scelto.

Non dimenticare: hai ricevuto un rito che può dissolvere i tuoi nemici.

In verità non hai nemici: perché appartieni ad un’altra dimensione.

Questo sarà il cammino che liberamente hai voluto percorrere:

Un sentiero che nessun altro potrà mai concepire uguale.

Se anche fossi solo, sarai testimone della tua coscienza.

Se anche fossi solo, non potrai sfuggire alla tua coscienza.

Se anche fossi solo, la coscienza sarà testimone delle tue azioni.

Se anche fossi solo, la coscienza sarà con te a giudicare.

Per questo, non scendere mai al di sotto della tua regalità.

Se anche fossi solo, non odiare coloro che ti hanno abbandonato;

Sii loro grato: ti hanno dato la prova che dovevi superare.

Non odiare quelli che sono contro di te: non può essere diverso.

Se giungerai ad esser solo, sarà perché il legame con questo mondo sta per recidersi, sarà perché la Luce si appresta ad accoglierti.

Aprirai il cerchio mistico disserrando i sigilli dell’alto e del basso, della nascita e della morte, e cingerai l’abisso intorno a te.

Scardinerai i quattro angoli della bussola con le chiavi quinarie del microcosmo; unirai lo spazio e il tempo con l’esagono del Macrocosmo.

Invocherai la Volontà che muove i Cieli.

Sarai parte di essa.

Allora sarà chiaro perché sei solo.

E scoprirai che c’era Lei a sostenere il tuo Rito,

Eseguito nella perfezione del silenzio.

Essenza del pensiero di LCDSM

Pensare di definire l’essenza del pensiero di Louis-Claude De Saint-Martin è veramente opera di presunzione. Tuttavia, anche sostenere che non sia possibile identificarne un cuore pulsante sarebbe vanificarne le possibilità di trasmissione. Quindi, se anche questa non fosse la più autentica essenza del pensiero di LCDSM, almeno accetterete che lo sia nella sintesi dell’autore della presente recensione: secondo il quale questa essenza è contenuta nel termine “sacerdotale“, inteso nei termini in cui LCDSM si esprime soprattutto in quella che, cronologicamente ma riteniamo anche concettualmente, è stata la sua ultima opera: “Il Ministero dell’Uomo-Spirito“.

I membri del N::V::O:: intenderanno qui non soltanto una retrospettiva sul pensiero del Ph::Inc:: per eccellenza tra i M::P::, ma anche i termini di un recente dibattito su alcune disposizioni statutarie del nostro O::M::, in base al quale proprio l’aggettivo “sacerdotale” è stato oggetto di diverse analisi e differenti interpretazioni.

Riportando al pensiero di LCDSM, potremo dire con risoluta definizione che l’Uomo-Spirito è certamente una nuova trasposizione di quel che avrebbe dovuto rappresentare l’Eletto Coen nell’Ordine di formazione del Ph::Inc::, e cioè l’Ordine dei C.:M.: Eletti Coen dell’Universo, fondato da Martinez De Pasqually e che sarebbe stato la miniera in cui LCDSM avrebbe scavato, sin dalle sue prime opere (pensiamo ai quaderni Rosso e Verde), passando per -“L’Uomo di Desiderio” così come per tutte le altre opere fino alla conclusiva “Il Ministero dell’Uomo-Spirito”.

Questa messa a fuoco del concetto di permette adesso di inquadrare in tutto il suo significato il termine Coen, che è chiaramente un termine ebraico, di cui un ampio e accurato studio è stato condotto con l’opera rappresentata in immagine e alla quale si rimanda per tutti i rimandi che questo termine comporta a partire dal suo primo apparire nel libro della Genesi.

Ai fini della presente trattazione, diremo soltanto che il termine Coen (ingl. Kohen, ebr. כהן) è immediatamente associato, sin dal suo primo apparire nei Testamenti, a Melki-Tzedeq. Potremo scoprire che Melki-Tzedeq non è un nome ma un titolo, come ci permette con fonti documentate il libro qui recensito; soprattutto, ne deriviamo con chiarezza che questo titolo è un titolo sacerdotale.

Ecco perché le religioni occidentali esercitano la funzione sacerdotale (e se la contendono) in nome della pretesa legittimazione nell’ “Ordine di Melki-Tzedeq“. Così, questa legittimazione sarebbe stata trasmessa da Sem ad Abramo, e da Abramo ai suoi discendenti fino a Mosé ed Aronne, che istituzionalizzarono il sacerdozio attribuendolo alla Tribù di Levi e alla sua discendenza, non senza polemiche che hanno molto a che vedere con la linea ismaelita, con le origini della tradizione coranica e con altre cose di cui è complesso dire e per le quali si rimanda al saggio recensito.

Per quanto qui rileva, si dovrà ricordare che la Chiesa Cattolica ha ritenuto di poter sottrarre agli Ebrei la primogenitura nel sacerdozio per causa del loro non aver riconosciuto il Messia. In nome di questa costruzione apodittica la Chiesa ritiene tutt’oggi di avere un diritto di primazia nel sacerdozio.

LCDSM è modernissimo nel suo pensiero ritenendo che la funzione sacerdotale non può essere prerogativa esclusiva né degli Ebrei (la denuncia della corruzione dei Sadducei fatta da Giovanni Battista e Gesù Cristo ne sia testimonianza) né dalla Chiesa (la descrizione dei mali della Chiesa sarebbe troppo lunga e patetica, quindi non la faremo nemmeno, rinviando alle cronache del nostro tempo).

LCDSM costruisce invece l’idea modernissima di svincolare la vita spirituale dalla religione, dando a tutti la consapevolezza che “il potere di diventare figli di Dio” di cui parlano i Vangeli significa anche necessariamente diventarne sacerdoti. In breve, la vita spirituale è confermata dall’operatività quotidiana del rito che ogni Adepto deve svolgere a sua tutela, per allontanare i mali del mondo, per costituire intorno a sé cerchi e confini sacri.

L’Adepto che esercita il rito quotidiano è, ipso facto, sacerdote, dunque, secondo il grado di testimonianza, Eletto Coen.

In questo modo è costituito l’Uomo-Spirito di cui parla LCDSM.

La via esoterica ed iniziatica da lui concepita conduce pertanto alla costruzione, lenta e per eccezione, di Eletti Coen, da che il sacerdozio, come è stato spiegato, non può essere rivendicazione esclusiva di una linea genealogica, né può essere prerogativa esclusiva di un clero: perché nessuna di queste vie ha saputo garantire purezza.

La linea sacerdotale cui pensa LCDSM scrivendo del Ministero dell’Uomo-Spirito è una linea ancor più forte di quella cui ambiva il suo Maestro, Martinez De Pasqually: perché se lui, in fondo, aveva come scopo principale l’utilizzare la chiave iniziatica per riaprire le porte dell’ebraismo ai marrani (cioè gli Ebrei che si erano convertiti, forzosamente o per opportunità al cattolicesimo), LCDSM invece si propone un fine più ampio, che è quello di aprire la via sacerdotale a chiunque senta risuonare questa campana all’interno della propria coscienza.

Prima di chiudere l’argomento, occorre dissipare un’ombra: e cioè che il temine “sacerdotale” abbia in sé qualcosa di confessionale o di pretesco. Ciò non soltanto perché le origini sono più remote (ebraiche, abramiche, noachiche, enochiane, adamitiche), ma soprattutto perché in questa idea di sacerdozio l’elemento essenziale è la netta distinzione dalla religione.

Assumiamo così l’essenza del pensiero di LCDSM nell’idea che sia possibile una vita spirituale senza l’adesione a una religione, e che la ripetizione dei riti quotidiani possa trasformare qualsiasi persona in autentico sacerdote, cioé Ministro Spirituale, cioè Eletto Coen.

Sarebbe troppo semplice chiudere in apoteosi e glorificazione. Si dovrà tenere presente che questa trasformazione è l’essenza del Trattato sulla Reintegrazione delle Anime (titolo della principale opera di Martinez De Pasqually e di cui tratteremo in un successivo scritto per le sue non casuali assonanze con la traduzione che il cerchio di Papus farà delle opere di Isaac Luria, da cui si potranno comprendere ulteriori elementi importanti sulla dottrina interna del Martinismo): ma questa trasformazione è possibile solo se sostenuta da stabile equilibrio e sincero lavoro sulla coscienza.

Lasciato a sé stesso, l’Adepto può facilmente inciampare, cadere, o anche semplicemente dimenticare e lasciare all’oblio le sue consacrazioni e i suoi voti. Del resto, la corruzione dei Sadducei come quella della Chiesa sono evidenti testimonianze di questa umana debolezza, e non abbiamo motivo di poter ritenere che la via iniziatica offra garanzie maggiori.

Anche la vita di Loggia non può che essere un momento, un palliativo che può dare la sensazione gioiosa di non essere soli, di condividere, di essere più forti delle divisioni: ma il fondamento resta individuale.

L’unica garanzia è il lavoro costante, la presenza a sé stessi, l’esercizio sistematico del rito: è questo che fa di noi sacerdoti, l’offerta del rito che, se è sincera e stabile, ha il potere di tenere distante gli istinti e i desideri più bassi, così che la tua aura, la tua sfera spirituale, resti inviolabile e protetta.

Se questo non può salvare il mondo, può comunque migliorare il mondo intorno a noi: mondo che, comunque, prima di quanto immaginiamo dovremo lasciare e che, non dobbiamo dimenticare, è per noi soltanto una stazione di passaggio.

DALQ Ph::I:: אור

Sulla Spada

Quando sul tuo tavolo avranno trovato disposizione il pantacolo, la coppa, il bastone e la daga, allora potrai brandire la spada.

Se saprai questo: che 1 è 22; che 1 non è 2; che se da 2 togli 2 sarai il Matto; allora potrai evitare cadute rovinose. Ma solo se ricorderai. E per ricordare devi avere tempo. E per avere tempo devi riflettere prima di agire. E per riflettere devi far passare almeno una notte: per questo è detto che la notte porta consiglio.

Prima di andare in giro bendato, fiero della tua pretesa di sapere, riporta alla mente questa doppia equazione, dove 0 e 22 si specchiano come 1 e 10, vedi: 0=2-2; 1=1+0.

Chi tiene la ruota ne ha fatto un timone, così il quadrato è un cerchio per approssimazione progressiva.

Per quanto riguarda gendarmeria e operai, sarai stato iniziato sulla spada. Qualcuno contesterà questa modalità, e lo farà perché non accetterà che questo è il metallo più nobile, e si metterà in competizione con te.

Ti chiederà il nome del tuo iniziatore, e tu non glielo dirai: perché così richiedono gli Statuti. Del resto, a che varrebbe, se il tuo iniziatore è quello che dà il saluto ai banditori? Tutti lo conoscono, e non c’è bisogno di fare il suo nome: perché lo sanno tutti. Così chi ti guarda con malocchio si perderà quando pronuncerai l’Asataruth.

A pochi soltanto farai vedere la Catena d’Oro dei Naqshabandi, e nulla dirai di come hai varcato i sentieri della notte attraverso le sponde d’un lago dove per te furono offerti riso e latte agli Antenati e alle Sirene.

Ti aggrediranno ancora, perché non vorranno che tu ti dica R+C, come infatti non sei tra i terapeuti, se anche il Collegio Invisibile ti conosce attraverso due Ordini Esterni: e tu dirai che da Malkvth a Yesod sei passato per la Porta dell’Universo, e loro non sapranno che è il corpo della Donna Sacra da cui fosti generato e che hai accompagnato sino alla soglia del viaggio estremo.

Ti aggrediranno anche coloro che ami, perché il destino del desiderio è di trovare il mondo, e il mondo è sempre pronto a deridere il desiderio, tanto più quanto più è sincero: e ti stupirai che tra questi ci saranno anche tuo padre e i tuoi fratelli.

Proseguirai comunque, perché sei testardo. Ti arrampicherai con i piedi dolenti, le caviglie gonfie, zoppicando, ma tenace nel tuo proposito di raggiungere la vetta.

Ti fermeranno i Djinn, quando penserai di essere prossimo alla cima: e ti chiederanno di rendere loro tutti i metalli. Ricorderai allora, per il potere della spada che ti fu martellata in capo, di esser già passato oltre la tua bara.

Ti porteranno davanti ai Malakim, che non sono mai esistiti e che sono i nostri progenitori: e vedrai che indossano maschere che non si possono smettere. Ti interrogheranno sui tuoi poteri: e tu dirai che non ne hai alcuno, perché non puoi fare nient’altro che quel che devi.

Risponderai che hai accettato di essere uno Sconosciuto: e loro non comprenderanno che da Yesod hai sollevato le braccia come Hestos per toccare il basamento delle Colonne, in Hod e in Netzach: ma non dirai nulla di come si debba tornare indietro e passare sotto per diventare un Sole.

DALQ M.: S::I:: 5=6

dopo l’eclisse in Plenilunio 21 Gennaio 2018

Coen Vodou ou le Martinisme Noir

Le séjour et la disparition sur place de Martinès de Pasqually en Haïti, autrefois Saint-Domingue, en septembre 1774, comme si les élus coëns avaient laissé quelques traces cérémonielles palpables et concrètes dans ces régions pénétrées des rites vaudous et magiques.

Ici, pour la Fête de la Saint-Jean, il y a l’occasion  d’un estrange rituel que, après avoir inscrit des noms angéliques, planté les bannières et tracé les cercles à la craie sur le sol, on place au centre un grand bûcher.

Le vaudou d’ Haïti vient d’Afrique de l’ouest, mais celui pratiqué sur l’île est en plus intimement lié à la définition identitaire du peuple haïtien, puisque la cérémonie du Bois-Caïman du 14 août 1791, mènera grâce à la révolte victorieuse à l’effondrement de l’esclavage en 1804.

La cerimonie, telle qu’elle a pu être décrite, c’este une harmonie particulière entre le chant, la danse et les sacrifices d’animaux, provoquant les inévitables et énigmatiques crises de possession, tout ceci sous la direction de Boukman, chef des esclaves e la proclamation de l’independence, et le changement du nom Santo-Domingo, avec le retour à le name autochtone Haïti.

Tout ce qui touche à la magie, à l’occultisme, à l’ésotérisme, à la religion et à la franc-maçonnerie, est pénétré de l’esprit du vaudou sur l’île. C’est ce curieux mélange de rites vaudous et de théurgie des élus-coëns, qui se déroule publiquement en Haïti lors de la Saint-Jean, et auquel tous peuvent assistés, rituel peu connu mais qui est intéressant à plus d’un titre.

Dans cette ceremonie, certains Frères se présentent comme «Réaux+Croix», revêtus d’aubes sacerdotales. Ils retirent leurs chaussures et entrent dans les cercles, puis s’approchent de l’autel de bois et procèdent à son aspersion avec de l’eau bénite, des sels de mer, etc., pratiquent des offrandes d’alcool, d’eau de coco, d’huile de palme et fumigation des parfums pour purifier le lieu. Les prières préalablement recueillies sont placées dans le centre du bûcher qui représente l’autel, que les Frères haïtiens appellent «l’Arche». Enfin un mélange spécial d’encens est brûlé par un thuriféraire, et le Vénérable Maître, gardiens et orateur invoquent les puissances angéliques.

Tous les chœurs angéliques sont invoqués, on chante, on danse, on proclame des formules mélangeant  prières et formules magiques, puis, après de fougueuses circumambulations, est enfin enflammée « l’Arche » par les prêtres maçonniques qui se disent « coëns ». Dans une extase collective, est ainsi consumé le brasier magico-coën, laissant se poursuivre tardivement dans la nuit, les libations festives de la Saint-Jean haïtienne.

Adattamento di N::F:: Althotas.

Vedi l’articolo originale e il repertorio fotografico associato in:

https://lecrocodiledesaintmartin.wordpress.com/

e, per un’idea musicale:

e per adattamento martinezista:

infine, per una bibliografia:

Journal of Haitian Studies

Mounier Vodou

Surrealism Esoteric Secrets 200-221

Ma chi era Jean-Louis Annecy? JEAN LOUIS ANNECY, un giacobino nero in Italia.

Un articolo su Toussaint Louverture su Officinae del Giugno 2013

Su Cercle de l’Europe, il recensore scrive che Toussaint-Louverture era senz’altro impegnato in una delle L.: di Santo Domingo, e che “Bon nombre de Loges furent créées dans cette partie de l’ile et on pouvait compter en son sein la Maçonnerie bleue ou symbolique, la Maçonnerie des hauts grades, la Patente Morin, le Rite Ecossais Ancien et Accepté et la Maçonnerie des Elus Cohen constituée par Martines de Pasqually. Je prendrais pour hypothèse que c’est de la Maçonnerie des Elus Cohens implantée dans la colonie par Martinez de Pasqually que la Maçonnerie haitienne détient son coté du mysticisme spirituel.”

Per una inquadratura complessiva del tema e l’importanza del voudoun all’inizio della rivoluzione di Haiti, per i profili del sacerdote voudou Dutty Boukman e di George Biassou, che lo sciamano della Jamaica aveva indicato come il messia della rivoluzione di Haiti; per l’ascesa di Toussaint Louverture (detto il giacobino nero) e per il tradimento del suo successore Jean-Jacques Dessalines, si veda in particolare Popkin, jeremy-d-popkin-a-concise-history-of-the-haitian-revolution-2011.

Sulla presenza di Louis-Claude De Saint-Martin ad Haiti, breve ma eloquente il dato che emerge a pagina 51 di questo saggio su “Le religioni di Haiti” religion-haiti-09-eng

La mostra internazionale sulla rivoluzione di Haiti alla John Carter Brown Library del 2004: haitian exhibition

Il volume su Hegel e Haiti della Buck-Morss 2000_Buck-Morss_Hegel+&+Haiti

Dal Pan-African Journal: 5.7-AHaitian – Journal of pan-African studies

Makandal, il Messia NeroJoseph JRER 3 4 Makandal the black Messiah

Da esaminare anche questo articolo: HAITI RECTO VERSO: Rôle de la franc-maçonnerie en Haïti

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Tehillim

A study on Psalmi, inquiring the way to express them using a proper partiture according to Tradition*.

Rhythmic Batteries:

6 – Ad Matai? 1 2 3 2 3 2 3 (Usquequo?)
32 – Attah Seter li 1 2 2 3 2 2 (Refugium meum)
38 – Chamatekha 1 2 2 2 3 2 3 (In furore)
51 – Lev Tahor 3 2 2 2 3 (Miserere)
102 – Be Tzion Shem 3 2 3 3 2 3 (Annunciet in Sion)
130 – Ha-Azinam 2 2 4 4 2 2 (De profundis)
143 – Maher Aneny 3-6 (Velociter exaudi)

.

*This study should be improved distinguishing the Psalmi in: Mizmor (just voice); Maskil (with Lyra) and ha-Maloth (with drums). A short essay is in preparation about this group of seven, that the Jewish tradition, especially in the humanistic age, has been calling “Poenitentiales”. They are still today in use, and also some esoterical Orders use them as purification tools before initiation process.

To a first deepening, here the link to a Michael Lefebvre’s essay of the Journal of Biblical Literature and to another one from Yeshivah Ben Tzion.