Arte Spirituale

Arte Spirituale è la frontiera dell’evoluzione possibile, individuale e collettiva. Su questa fragile definizione, costantemente minacciata dai suoi detrattori, si gioca l’intero percorso evolutivo delle possibilità migliori dell’umanità. Chi ritenesse iperbolica questa premessa, se anche non fosse d’accordo, troverà argomenti non facili da sopprimere anzi, impossibili da superare, se non con l’artificio e l’inganno del sofisma.

L’idea di un’Età dell’Aquario, che sia comunicazione aperta e integrata, era in ebollizione già negli anni ’30 del XIX secolo, e riprendeva un tema più antico, introdotto due secoli prima dai Manifesti Rosacroce: il tema dell’apparizione di nuove stelle nel cielo, sentito dai contemporanei come l’annuncio di una verità progressiva, che si rivela per gradi all’umanità.

In questo modo, l’Arte Spirituale si dimostra portatrice di un messaggio universale che entra in collisione con un altro modo di concepire la vita: invece di una concezione della verità come data e immutabile, ecco dischiudersi un universo fatto di esperienza e conoscenza, che si rivela progressivamente a chi dispone la propria anima a un percorso di reintegrazione.

L’idea dell’Età dell’Aquario divampò nell’Ottocento con il suo portato di liberazione e di emancipazione, di rovesciamento di ogni tirannide e di ogni oppressione. La rivoluzione industriale prometteva l’affrancamento degli uomini dai lavori pesanti, l’inizio di una nuova era. Da questo crogiolo in cui si mescolavano idee irrazionali e conquiste scientifiche, emerse il movimento internazionale dei lavoratori.

La pittura, giunta a maturazione la tecnica fotografica, fu sciolta dal vincolo di rappresentare la realtà oggettiva, potendo aprirsi alle frontiere oniriche e alle visioni psicologiche dei fenomeni. Da questa prospettiva, finalmente giunse alla coscienza la possibilità di sovvertire la situazione di sfruttamento che i ricchi esercitano nei confronti delle classi subalterne.

 

Annunci

Erik Satie – Les Fils des Etoiles

Questo brano fu composto per il Salon de la Rose+Croix del 1892.

Satie lo compose per Péladan, che era l’organizzatore di quella mostra. L’opera è improntata alle proporzioni della sezione aurea, e destinato a un pubblico di persone già selezionate dal tema della mostra: tuttavia, le cronache del tempo dichiarano che fu accolta «con un silenzio glaciale».