Cardiaco e Teurgico

Cos’è meditazione? Chi sa dirlo?
Sgomberiamo il campo dagli aspetti ornamentali, esornativi, che restano inessenziali. Tutto sta dentro di noi, non c’è altro. Ognuno di noi è un Eone.
Ma un Eone si manifesta dove può, e non dove vuole. A chi non è capitato di dover essere in un luogo e desiderare di essere altrove? In questo scarto c’è tutta la relazione tra la necessità (karma), il nostro desiderio di purezza (vidya) e l’opportunità di colmare la differenza attraverso il comportamento appropriato (dharma). Attraverso queste relazioni dinamiche possiamo ottenere progressivamente l’avvicinamento e la stabilizzazione del nostro manifestarci in luoghi e condizioni più aderenti al nostro desiderio profondo: a patto di non confondere i volubili desideri illusori della mente con i più autentici desideri profondi del cuore.
In altre parole, ci sono luoghi, condizioni e ambienti che rendono più congeniale il dedicarsi a certe attività: è lì che dobbiamo risiedere. Un mistico può certo riuscire a “fermare il tempo” e trovare piena concentrazione anche nel traffico cittadino o in un affollato bar, ma è più semplice, e i disturbi sono minori, se questo accade in un luogo silenzioso e riparato. Inoltre, ed è ovvio, piuttosto che in un luogo opprimente o inadeguato, è più facile ascendere in astrale se questo avviene in uno spazio consacrato in cui, nel tempo, sono convenuti oggetti risonanti, come candelieri, bruciatori di incenso, drappi e altri elementi che inducono facilmente lo stato psicologico più adatto ad allentare le tensioni e sublimare il mentale. I Maestri della Qabbalah dicono: non è la Menorah ad esser sacra in sé, ma è la funzione cui noi la adibiamo che può renderla tale.
Un secondo punto, da sempre noto alla più interna tradizione teatrale: la distinzione tra meditazione contemplativa (studio, osservazione, vuoto mentale e ogni forma di azione verso l’interno) e meditazione attiva (più propriamente intesa, da Cornelius in avanti, come Magia Cerimoniale in quanto forma di azione verso l’esterno), che consiste nell’ordinare lo spazio, fissare i punti cardinali e quindi eseguire cerchi e quadrati in corrispondenza di orientamenti dati da testi-canovaccio quali sono i talismani, e pronunciare in corrispondenza degli angoli certi nomi e imprimerli per aprire e segnarli per chiudere con speciali gesti.
Se questa distinzione, che chiaramente è discutibile, come tutto è discutibile finché si resta nel mentale, si trova tuttavia tradizionalmente fondata, allora consegue che la meditazione contemplativa si addice all’agire cardiaco; mentre la meditazione attiva si risolve sostanzialmente nella pratica teurgica.
I due metodi sono differenti soltanto in apparenza: si tratta di due vie per ottenere lo stesso risultato. In entrambi i casi si tratta di innestare un momento della giornata distinto e separato dal turbinare dei pensieri, con il loro carico di ansie, preoccupazioni, bramosie, cui siamo ordinariamente sottoposti.
Se la meditazione contemplativa ottiene questo risultato lasciando fluire i pensieri fino ad annullarli e giungere a una dimensione astratta (o, se si preferisce, astrale), la meditazione attiva perviene al medesimo scopo attraverso l’esecuzione di una sequenza di azioni del tutto prive di contenuto pratico e di parole lontane da significati del parlare quotidiano ma con la possibilità costante di verificare se ogni singola azione è stata eseguita correttamente, se ogni parola è stata pronunciata nel tempo e nel luogo dovuto, e da qui rilevare se si è ottenuta una concentrazione adeguata, che si raggiunge soltanto se i pensieri di disturbo non si frappongono generando l’errore. 
Infine appare chiaro che la distinzione è illusoria, che ciò che conta è l’unità, l’integrazione, la reintegrazione dell’uno: la condizione attraverso cui l’Eone entra nella possibilità di essere dove desidera, di ottenere lo stato che gli è congeniale.
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Meister Eckhart

ovvero della nobiltà dello spirito.

Chi volesse afferrare il contenuto essenziale della locuzione «Nobiltà dello Spirito» secondo Meister Eckhart, potrà qui trovarne l’enunciato chiave: che per essere liberi non si deve servire nessuna persona; non si deve agire per nessun altro che non sia il puro Spirito.

Al di sotto di questa qualità dell’agire nobile, non vi è altro che il pensiero acquisitivo, cioè il mercato, che è un dare per ottenere. Ecco perché il pensiero di Eckhart parte dalla cacciata dei mercanti dal Tempio.

 

Per liberarsi dal «dare per ottenere», occorre separarsi e impedire l’accesso a tutte le immagini estranee, che determinano in noi condizionamenti e agitano al nostro intelletto falsi desideri, che non sono del cuore, ma solo della mente.

In rapidi passi, fare riferimento a Eckhart ci pone di fronte a una critica radicale della modernità: la società del mercato e dell’immagine: la fabbrica di tutti i condizionamenti. Dobbiamo ricordare di renderci immuni da queste trappole. Soltanto in questo modo potremo vivere senza bisogno di giustificare il nostro essere e non sentirlo inadeguato o, peggio, come una colpa.

Meister Eckhart, domenicano, ebbe il privilegio di rivolgere il suo insegnamento soprattutto alle donne, a Colonia, dopo aver riportato apprezzamento generale nelle università di Parigi e Strasburgo. Proprio a Colonia, nel 1326, subì un processo, che durerà più di tre anni, e che comunque non lo riguardò come persona, ma alcune sue proposizioni.

Lasciamo gli approfondimenti a chi vorrà capire di più di questa vicenda per certi versi ancora oscura; ci accontenteremo qui di rilevare come la mistica, e cioè quel modo di sentire la spiritualità che esorta chi vi si accosta a sentire il divino spirituale senza bisogno di un’intermediazione del clero, è stata sempre ostacolata, contrastata e combattuta proprio dalle gerarchie ecclesiastiche: non stupisce pertanto la condanna, se non della persona, delle opere di Eckhart.

Nella postfazione di Marco Vannini all’edizione italiana di «La Nobiltà dello Spirito», troviamo un rimando per nulla ininfluente per chi si occupa di dottrine spirituali: e cioè l’indicazione del cardinale Fénelon come artefice di quella «sconfitta della mistica» a lungo inseguita dalla Chiesa di Roma. Il rimando a Fénelon acquista maggior rilievo a chi si intende di storia delle dottrine iniziatiche se ricordiamo che, durante il periodo dell’esilio a Parigi degli Stuart detronizzati dalla rivoluzione inglese, è proprio qui che si forma la leggenda delle origini templari della Massoneria, sulla base dell’invenzione del cavaliere André Michel Ramsay, che di Fénelon era il delfino. A chi saprà decrittare le frasi, apparirà chiaro l’orientamento ab origine del R.S.A.A.

Nella trasmissione Martinista, soprattutto per quanto compiutamente afferma Gastone Ventura nei quaderni iniziatici allegati dai Costituti del 1891, l’attitudine alla mistica viene descritta come rimedio alla decadenza dell’aristocrazia genealogica (Quando l’aristocrazia abbandonò le abitudini virili, la vita di sacrificio e di continuo pericolo, per la comodità che la ricchezza accumulata dagli avi consentiva loro…), talché l’Iniziazione dovrebbe sostituirsi per forgiare una nuova e moderna aristocrazia dello spirito.

Questa idea, che allinea il pensiero di Eckhart a quello di Böhme e di Saint-Martin, è ben lungi dall’aver trovato compimento né, purtroppo, lo troverà. L’Iniziato, per quanto sappia molte di queste cose, non soltanto non riesce a cacciare i mercanti dal Tempio ma, troppo spesso, è egli stesso mercante.

Per questa ragione possiamo senza rammarico ben dire inutile ogni nostra attività, e persino il nostro operare: perché, con rosicruciana disillusione, sappiamo bene che non riusciremo ad instaurare l’utopia dello Spirito in questo mondo. Tuttavia non dimenticheremo nemmeno per un solo istante di avere il diritto, a ciascuno di noi esclusivamente e inderogabilmente riconosciuto, di poter costruire il nostro mondo.

Pungendo col fioretto chi avrà pensato che Eckhart non è esoterico abbastanza, comprenderemo meglio che l’inutilità dell’operare (Quasi Stella Matutina in Medio Nebulae…) è proprio la qualità interna d’esser sottratta all’utile, cioè al commercio dei mercanti. Operare ritualmente è atto di completa, voluta e ritenuta inutilità pratica; inoltre, rifugge a un modo, non ha un solo modo, infine non ha modo, né numero, né peso, né misura: e per questo può elevarsi ed elevare al di sopra dell’essere.

 

Lettere e Sfere

Troverete sul prossimo Taccuino di Prometeo, rubrica della N::R::R::, questo scambio:
Carissimo Fr. D.
Mi piacerebbe conoscere il collegamento esistente fra i Tarocchi e il Martinismo.
Ho individuato, tramite Cecilia Gatto Trocchi, che il principale divulgatore della mantica dei tarocchi, di cui mai  si era parlato prima del 1770; fu Gébelin che pubblicò a riguardo nel 1783-5. Questi fu amico, fra l’altro di LCDSM.
P.s. La mia curiosità sull’origine della nostra “tradizione”, come metodo dottrinale, aldilà della efficacia funzionale, mi spinge a fare i collegamenti nelle mie ricerche.
Risposta:
Estrai le lettere, associale agli arcani.
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Tra Illuminismo e oscurantismo

La derivazione delle idee illuministiche da una dottrina occulta è al centro delle ricerche svolte con il libro “Origini occulte dell’Illuminismo” da cui, come una costola dal corpo di Adamo, ha preso consistenza lo studio sul Mazzini nascosto, che di quell’impianto conserva molto dello scenario Ottocentesco dei movimenti che dal Secolo dei Lumi tentavano di far emergere una Età della Ragione.

 

origini illuminismo     Mazzini Crimi
Il rimando alle fonti costituisce parte di un affascinante problema storico e letterario: la separazione tra fonti accademiche e fonti visionarie, complottistiche e di propaganda.
Tra i libri che appartengono al primo livello di analisi, si potranno richiamare senza dubbio “Da Berlino a Gerusalemme” di Gershom Scholem, circa l’effettiva esistenza della famosa loggia “Zur Aufgehenden Morgenröte“. Più difficile sarà intravederne i membri, senza accedere a fonti meno blasonate come Nesta Webster o Guy Carr, che a loro volta si nutrono di fonti aleatorie come i visionari resoconti del conte Spiridovich.
Se l’architrave di questo sistema è Gershom Scholem (ci sarebbe anche il solito René Guénon, in veste di denigratore sardonico, che però risulta esclusivamente fuorviante in questo contesto), allora dovremo fare riferimento anche ad altri suoi rilevanti titoli come “Le grandi correnti della mistica ebraica” e la monografia, monumentale ma non per questo meno ironica e tagliente, su Shabbatai Tzevi, il Messia degli Ebrei delle Tribù Perdute. Di questo parla uno studio molto ambizioso, nato come “L’ebraismo per non ebrei” ed evolutosi in trattato politico-teologico, con il titolo “Il Dio dell’Eden” il cui esito è un lavoro di ricerca, per ora scritto soltanto in inglese, sulle origini della parola Coen, che molto ha da dire in proposito, specie sulla insostenibilità della pretesa di legittimità di un ruolo sacerdotale esclusivo, sia per la tradizione giudaica che per quella cristiana. Potrei chiudere questo articolo, cominciato con il titolo “Illuminismo e oscurantismo” con il sottotitolo “Per la luce di un nuovo Israele”.

Pilastro Invisibile

Questo semplice ma importante esercizio sulla colonna vertebrale, è utile a rafforzare e vitalizzare l’asse portante del nostro sistema vitale.

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L’Adepto sa che l’ingresso al Tempio avviene attraverso una porta simbolicamente presieduta da un pilastro bianco e un pilastro nero: sono le coppie degli opposti, manifestazioni illusore che l’Iniziato lascia dietro di sé.

Lasciato il mondo dell’illusione alle sue spalle, l’Iniziato deve trasformarsi in un Adepto: e per far questo deve trovare il Pilastro Invisibile.

Il Pilastro è invisibile perché è dentro di noi: è la nostra coscienza, rappresentata dai poteri vitali della colonna vertebrale.

L’esercizion comincia dispondendo le mani nel segno di Shaddai (mettere le mani in alto nella posizione di Hestos – Y). Ognuna della mani avrà le dita divaricate (mignolo e anulare attaccati, separati da medio e indice, tra loro attaccati); pollici e indici delle due mani a formare un triangolo che sarà formato sopra la fronte. Scandire, senza fretta e vibrando, EHIEH, tre volte.

Si porrà dunque la mano sinistra avanti, come per far barriera, e la mano destra sulla gola, come per impedire di parlare. La parola da vibrare tre volte è ELOHIM.

Si porranno le mani sul cuore (meglio se la sinistra avrà medio e anulare uniti e indice e mignolo separati) e si dirà ELOAH VA DAATH, tre volte.

Si costruirà quindi un triangolo come quello iniziale, ma questa volta con la punta verso il basso e posizionato in corrispondenza dei genitali, e si dirà: SHADDAI EL CHAI.

Infine, poggiando il ginocchio destro a terra, si dirà ADONAI MELEK, ADONAI HA-ARETZ; poi entrambe le ginocchie, si ripete il nome. Infine, toccando con la fronte a terra, si ripete ancora.

Completa battendo tre colpi a terra, bussando.

Rialzarsi lentamente e ringraziare idealmente portando le mani al cuore.

Fine.

Intervista a John Dee

  • Mr. Dee, sono onorato di poter conversare con lei.
  • Il mio titolo è Sir.
  • Oh, si certo, Mi scusi, Sir Dee.
  • You’re welcome.
  • Sono emozionato di poterla intervistare. Sa, il nostro programma di interviste immaginarie ha qualcosa di paragonabile alla sua tecnica di scrying.
  • Ne è convinto?
  • Beh, credo che il paragone…
  • Lasci perdere. Non credo affatto le sia chiaro cosa sia lo scrying. Piuttosto, mi dica: chi avete intervistato prima di me?
  • Per me è la prima intervista, ma il Maestro ha già intervistato Louis-Claude De Saint-Martin, Martinez De Pasqually e Cornelius Agrippa.
  • Ah. E credete che tutto questo sia plausibile?
  • Sir Dee, anche le sue indagini sull’occulto sono quanto meno… singolari.
  • Singolari è un termine appropriato. Si addice alla Monade, l’essere singolare. Dovrò probabilmente ricordarle che la mia opera più importante, la Monas Ierogliphica, è essenzialmente un trattato di matematica.
  • Si certo, Sir Dee. So bene dei suoi ruoli eccellenti, astronomo di corte della Regina Elisabetta, consigliere privato…
  • Grazie per averlo messo in risalto, anche se in modo parziale, che non mette sufficientemente in vista il mio ruolo come matematico. Ma va bene che almeno abbia detto astronomia e non qualche altro termine riduttivo. A proposito, qualcuno insinua che il pubblico italiano non conosca abbastanza la mia opera.
  • Beh, forse è vero, nel senso che la conoscono non tanto direttamente, ma di più attraverso i suoi continuatori…
  • Continuatori? Io resto un’isola a sé. Non ho continuatori. Resto unico, come un naufrago in un’isola deserta. Sa lei che William Shakespeare si è ispirato a me per costruire il Mago protagonista de La Tempesta?
  • Sappiamo anche che lei ebbe un ruolo decisivo nel convincere la Regina sull’importanza di contendere alla Spagna il dominio sulle Americhe e che fu lei a coniare, proprio per convincere la Regina, l’espressione “British empire”. Non sapremmo dire se sia una cosa buona o no, per il mondo. Però, forse i nostri lettori, più che le espressioni scientifiche o politiche, vorranno capire meglio il suo pensiero esoterico.
  • Chiedi, e ti sarà dato.
  • Partiamo da quel diagramma che riassume il suo sistema, il Sigillum Emeth.
  • Sa cosa significa Emeth?
  • Se non erro, verità.
  • Si, bene. La parola è composta di tre lettere: Aleph, Mem, Tau. Senza la Aleph, Moth significherebbe Morte. Senza la Tau, abbiamo lo Spirito che aleggia sulle Acque.
  • Mi dica di più del Sigillo.
  • Lei crede che siano concetti che possono spiegarsi in due parole?
  • No, certo. Comprendo.
  • Le dirò solo che, come nella grande tradizione dei Pantacoli, questo Sigillo contiene le istruzioni, cioè nomi da dire e gesti da compiere, in corrispondenza dello spazio magnetizzato del Tempio, che qui è costruito sulla scala del Sette, come nell’allestimento Rosacrociano della Camera del Maestro, dove il rito prevede la scoperta del pastos: la cripta dov’è il sepolcro di C+R.
  • Vuol chiarire questi aspetti?
  • Sono stati chiariti abbastanza dall’elaborazione che ha assorbito le fonti R+C e il mio sistema enochiano nella Societas Rosicruciana in Anglia e poi nel sistema di operatività magica della Golden Dawn.
  • Cos’è la magia?
  • Magia è ogni atto intenzionale. Con la magia si operano trasformazioni sulla nostra coscienza. Si tratta di eseguire gesti e pronunciare parole, ma senza sbagliare ed esattamente nel punto giusto dello spazio in cui devono essere pronunciate.
  • A quali gesti e a quali parole si riferisce?
  • Alle parole di sempre. Quelle che furono date a Salomone, che giunsero dal patriarca Enoch, ricevendole da Adamo. E che ad Adamo furono donate dal grande Arcangelo.
  • E lei come ha fatto ad ottenere questa conoscenza?
  • Non ho inventato nulla. Prima di me Cornelius Agrippa e l’abate Trithemius avevano tramandato. Ma io ho voluto le conferme dagli spiriti.
  • In che modo?
  • Nel libro di Agrippa troverai le tavole a doppia entrata per comunicare con le Entità. Metodo antico. Le fonti indicano che Agrippa l’abbia preso dal cabalista Abraham Abulafia che, tra l’altro, a lungo soggiornò a Messina. Lo sapevi?
  • No. Ma mi dica delle tavole a doppia entrata.
  • Cosa vuoi che ti dica?
  • Me le renda comprensibili. Si tratta di qualcosa di paragonabile alla tavola Oui-ja?
  • Si, in un certo qual modo, con una differenza: voi moderni siete davvero stupidi, riuscite a rendere tutto merce da supermercato. In ogni caso, la comunicazione con gli spiriti non la consiglio, perché ha conseguenze molto forti.
  • Qualcosa di simile al Faust di Goethe?
  • Prima di quello di Goethe c’è quello di Marlowe, e prima di quello di Marlowe c’è la leggenda tedesca raccontata da Johannes Spies. Ma sai qual è il punto essenziale?
  • No.
  • Quando Faust riesce nella sua operazione magica, quando incastona il sigillo del Microcosmo in quello del Macrocosmo, ti ricordi cosa accade?
  • L’apparizione di Mefistofele?
  • Si, certo. E cosa fa Mefistofele quando appare a Faust?
  • Cosa fa?
  • Non lo sai? Lo deride, ecco cosa fa. Quindi, bada bene, non scherzare con l’evocazione degli spiriti. E nemmeno con la più semplice divinazione. Dì ai tuoi lettori chi era Edward Kelly e cosa gli accadde.
  • Parlerò come se lei non ci fosse. Dunque: Edward Kelly fu il più importante collaboratore di Sir John Dee nelle sue sedute di divinazione, le cui memorie sono conservate al British Museum nei “Cinque Libri del Mistero“. L’esperienza di Dee e Kelly ebbe andamenti alterni, oscillando tra esaltazione e disperazione. Sembra che Kelly avesse personalità molto instabile. Talora si è parlato anche di una relazione proibita tra i due.
  • “Come se non ci fossi, eh?” Lasci perdere, non vada a pescare nel torbido: sono solo illazioni. Lo si è detto spesso anche di Shakespeare e del suo “fair youth” adombrato nei Sonetti.
  • “Fair youth. Bel giovane”.
  • Non scivoliamo sulle insinuazioni. Siamo gentlemen. Racconta piuttosto della nostra presenza nella Praga del Palatinato e della ingiusta fine di Kelly.
  • La Praga di Rodolfo fu il luogo di incubazione della dottrina Rosa+Croce. Rodolfo II d’Asburgo era fatalmente attratto dall’alchimia, fino al punto di sostenere interessi protestanti, avversi al suo cattolicissimo casato. Spostò la capitale del regno da Vienna a Praga, e sostenne gli studi nell’Arte Reale, in particolar modo legando le idee della Riforma alla ricerca di un cristianesimo delle origini, non contaminato dalla corruzione del clero di Roma e dal Credo stabilito dal Concilio di Nicea.
  • Si, è una ricostruzione sbrigativa, ma abbastanza corretta. Soprattutto, Rodolfo II aveva capito che bisognava reintegrare la consapevolezza della conoscenza antica. Le parole ebraiche furono reinserite nell’iconografia sacra dei trattati alchemici, come puoi vedere ad esempio in Atalanta Fugiens di Michael Maier, che di Rodolfo fu il medico e il consigliere. Il monarca realizzò intorno al castello di Praga un quartiere di alchimisti, molti dei quali erano ebrei, che gravitavano intorno a Rabbi Low.
  • Quello del Golem?
  • Proprio lui. Anche io e Kelly lo abbiamo incontrato.
  • Com’è morto Kelly?
  • Lo hanno buttato giù da una finestra. Lì, al castello di Praga. Non l’ho mai capito esattamente. Ho anche interrogato gli spiriti, che mi hanno detto ciò che non poteva essere diverso: lo ha ucciso il Golem. Per il resto non lo so. Non ho prove, né testimonianze. Io ero già tornato in Inghilterra. Posso solo dire che ricevere la notizia della sua morte è stato un dolore immenso: anche se Kelly era spesso francamente insopportabile, in qualche modo lo amavo. Temo che gli esperimenti magici abbiano avuto una parte nel costruire il suo destino. Non voglio dire con questo che penso sia colpa mia. Quel che abbiamo fatto insieme, io e Kelly, non poteva non accadere. Doveva esser fatto. Ed è da qui che parte tutta la modernità.
  • Frances Yates, una storica delle idee, ha scritto che il movimento Rosacrociano nasce dalle nozze del Reno e del Tamigi…
  • L’alchimia è stato il terreno di incontro tra protestanti tedeschi e inglesi. Tra i germani, è già venuto fuori il nome di Maier. Degli inglesi, oltre al mio, si potranno ricordare per quell’epoca Robert Fludd, che ha molto lavorato sui miei studi, e da cui verrà quel tipo di sapere che avrebbe prodotto la scintilla tra Elia Ashmole e Isaac Newton. Ed è da qui che si sarebbe presto manifestata la comunità invisibile dei R+C e la sua emanazione esterna massonica… siamo alle basi della modernità.
  • Può dire qualcosa in più dei Rosacroce?
  • I Manifesti Rosa+Croce furono pubblicati in Germania, ma non avevano alcun intendimento nazionalistico, bensì cosmopolita. Per questo, sin da principio, furono pubblicati in cinque lingue e rivolti all’attenzione “dei dotti d’Europa”. La componente inglese è stata importante già in quell’epoca, e continuerà ad esserlo in tutti i tempi a venire.
  • Del resto, la Societas Cruciana in Anglia è stata la matrice che, come lei stesso ha ricordato, ha generato l’Ordine Ermetico dell’Alba d’Oro, un sistema in cui le tavole magiche di John Dee sono state incorporate. Può dirci qualcosa su questo?
  • La Golden Dawn ha il merito storico di aver tentato di ricucire gli elementi tradizionali dell’operatività magica. Ad oggi, è probabilmente il sistema più completo, anche se in certi punti è goffo e intralciato da un pesante sistema di simboli che è carico dei gravami vittoriani e barocchi, pieno di elementi esornativi, che fa desiderare l’essenzialità di voi Martinisti. Non a caso, il più sensibile dei nostri esoteristi in tempi moderni, Arthur Edgar Waite, ha scritto una biografia di Louis-Claude De Saint-Martin per il pubblico inglese…
  • Tra i membri influenti della G.D., si potrebbe ricordare anche William Butler Yeats.
  • Sì, certo, ma lasci perdere la Golden Dawn, non è che un epigono tardivo di una grande tradizione. Se dovessi trovare qualcuno, nella mia posterità, direi che il più vicino a me per stile e, in fin dei conti, anche per epoca, è William Blake…
  • …che, oltre tutto, era anche piuttosto prossimo anche al nostro Martinez De Pasqually.
  • Sì, era della stessa cerchia, i Fratres Lucis. Ma voi italiani non sapreste da dove trarre questa notizia, e io non farò che un’allusione, velata nella parola Cyclopaedia… in ogni caso, tornando alla Cabala operativa…
  • Credo si possa dire che la sua forza consiste soprattutto nel fatto che il sistema iniziatico non è costruito su linee arbitrarie, ma sulle Dieci Sephiroth dell’Albero della Vita.
  • Sì, questo è esatto. Ogni grado una Sephirah.
  • E ogni passaggio tra una Sephirah e l’altra è mediato da una lettera dell’alfabeto ebraico, che corrisponde ad un Arcano. Bisogna ricordare che questo è stato fatto ad imitazione di una scuola tradizionale preesistente, che è quella dei Rosa+Croce d’Oro di Berlino, che a loro volta avevano preso il sistema dai Fratres Lucis di Francoforte.
  • Queste però sono altre storie. quel che interessa ora è soprattutto il sistema delle tavole enochiane. Se potesse spiegarlo…
  • Non è un argomento facile. Si tratta di tavole in cui le lettere sono sostituibili con numeri: è matematica delle matrici, non capiresti. Quel che posso dirti è che Enoch è uno dei Patriarchi anteriori al diluvio, e che le lettere che appaiono nelle tavole sono quelle della Shemamphorash, cioè i 72 nomi disciolti nelle clavicole di Salomone, che a loro volta derivano dal Libro di Adamo di cui ti ho accennato e di cui non dirò null’altro, se non una roteante, roboante, rutilante R. Ho finito il mio tempo. Torno nell’invisibile. Se vorrai chiamarmi, ti lascio qui il talismano. Incidilo su cera pura d’api.
Immagine di dominio pubblico. Fonte: British Museum, Collezione Sloane, 3188 (1582). Autore: John Dee. Titolo: Sigillum Dei Aemaeth.
Riportato in Wikipedia

Unificare – Perché

Si sa che di buone intenzioni è lastricata la via che porta all’inferno: è voce proverbiale e quindi vox populi, vox Dei. Pur partendo da questa premessa scettica, tuttavia non posso non allineare il mio cuore alle idee che il S::G::M:: ATON esprimeva a quel convegno tenuto a Padova (e di cui, chi ha la parola di passo, potrà trovare il protocollo sottoscritto e, purtroppo, non attuato alla pagina https://ordineesotericomartinista.org/piccola-biblioteca-martinista/protocollo-del-martinismo/). Vorrei aggiungere una sfumatura: definendo utopia (e non semplicemente sogno) l’dea di unificare il Martinismo. Perché, a differenza del sogno, ancora dominato dall’illusione, l’utopia è invece la direzione tracciata dalla stella polare: qualcosa che, pur non potendo esser raggiunta, conduce a dei risultati. Seguendo la stella polare, i naviganti trovano la giusta direzione e l’approdo a un porto sicuro. Fuor di metafora, questo significa per chi vive in questo mondo che l’utopia non può esser raggiunta, ma conduce comunque al percorso più nobile, che è quello dello spirito. Ecco perché non c’è timore nel definirsi utopisti. Aggiungo una considerazione storica al pensiero di ATON, volendo mettere in evidenza come gli Ordini che dal Secolo dei Lumi in avanti si sono succeduti per portare la fiaccola della Tradizione fino a noi, pur attraverso le scissioni e l’apparente diversità degli strumenti operativi, alla fine conducono tutti ad una eguaglianza di fondo, che riguarda il modo di aprire i lavori, di svolgere;la celebrazione cerimoniale, di chiudere i lavori. Quando questi lavori hanno per riferimento le operazioni di purificazione, seguite dal lavoro della Luna e dal lavoro del Sole, allora è semplice trovare in essi i fondamenti di una religione naturale, data dall’osservazione degli astri. Chi guarda con un cuore puro trova questa unità. Chi si lascia fuorviare dai condizionamenti e dalle convenienze vede altro. Il Filosofo Incognito non teme di essere un utopista, perché il suo prendere rifugio ovunque e in nessun luogo lo pone al riparo da desideri di successo materiale, e sublima in suo desiderio in una metafisica trascendente, una ed unica, la sola che sarà importante quando sarà completata questa parentesi di esistenza sulla terra che è uno dei cicli della Vita nelle Sfere.

Diversi anni or sono io ed altri responsabili di Ordini Martinisti, ci siamo riuniti a Padova per cercare di realizzare quello che allora io consideravo un primo passo verso la unificazione dei vari Ordini Martinisti. Si parlava infatti, in quell’occasione, di federazione e non di unione. Il progetto fallì. Non credo opportuno cercare le colpe o le responsabilità di quel fallimento, non sarei obiettivo e quindi preferisco astenermi e assumermi anch’io la mia parte di responsabilità di quel fallimento. Quelle giornate, le giornate del convegno, sono state peró molto preziose per me. Allora, in linea con quanto auspicato nel mio intervento, che desidero riportare, ho rinforzato in me la convinzione dell’inutilità di qualsiasi federazione fra i diversi gruppi dello stesso Ordine Esoterico. Solo una unione può eliminare gli inconvenienti di una frammentazione. Da allora ho lavorato per ottenere questa unione. So che incontrerò mille difficoltà ma ho potuto constatare che…

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Ai limiti dell’irrazionale

A. aveva creduto di trovare ciò che non esiste: una comunità di persone dedite allo sviluppo delle facoltà intellettuali e morali dei suoi membri. Credette, almeno per un certo periodo, che fosse possibile. Lavorò a lungo sulle purificazioni, per essere ricevuto nella cerchia interna. Quindi si cimentò con l’apprendistato a ricevere la luce: il lavoro della luna, ricevere e restituire. Giunse, per i suoi meriti, a poter esercitare il lavoro del sole: che è l’abituarsi a dare senza ricevere nulla in cambio.

Dev’essere stato allora che il cuore divenne pronto per l’allineamento ad una intellettualità sincera. Si manifestarono i doni dello spirito: che erano belli a vedersi, ma non erano commestibili. La loro inutilità apparve incommensurabile: ma non tanto da non suscitare invidie e gelosie, che ancora A. non sapeva.

Sulle prime fu un pianeta che non accettava di mantenere la sua orbita: pretendeva di essere un sole, ma non voleva dare nessuno dei suoi raggi, convinto di doverli conservare per il momento vicinissimo in cui tutti avrebbe riconosciuto in lui il vero sole. Portò con sé un riluttante satellite da affiancare alla sua luna per giocare sul filo dell’errore. Provò quindi a vendere uno dei suoi raggi al mercato dei frattali per barattarlo con un barattolo di pomodori in una casa di bambole in un programma di fuoriuscita dal socialismo sovietico che lo avrebbe condotto a una missione spaziale immaginata al cinema. Ne scaturì un Rebis che dimostrava una gemmazione magica in cui c’erano qualità da esplorare, se solo si potesse ricordare quel che c’è oltre le nuvole e smettere di bere spiriti insani e accontentarsi dell’acqua piovana.

Chiaro che le immagini concepite per lo schermo debbano condurre alla seduzione dell’illusione: guai se così non fosse, perché sparirebbe ogni paesaggio, fisico o metafisico che pensar si voglia, se ancor si vuol pensare: e questi pianeti pensavano, ma roteando così veloci da non fermare i pensieri, trasformandoli in un caleidoscopio di impersistenza, mentre un sole pallido d’inverno appariva sempre più sbiadito e lontano e debole, tanto che si sarebbe potuto ucciderlo con la stessa facilità con cui il soffio spegne la candela: e tuttavia non cedeva la sua fiamma che, anzi, riluceva fioca nelle tenebre come un diamante insanguinato, emblema della superficialità occidentale in mezzo a un mare color dell’aceto in cui troverai, se saprai distinguerne l’odore, l’alcaest.

Fu allora che apparve un giudizio lusinghiero mai sentito nei giorni prima del diluvio e che pure sembrava così netto e così distinto da essere incomparabile con le forme statiche del centimetro esaminato al microscopio nei suoi scompartimenti dove trovarono infine che non c’era niente. Venne dunque una cartomante, chiamata per far loro vedere l’universo oltre il sistema solare e, in cambio di questa visione, chiese qualcosa che non seppero qualificare, probabilmente una banconota pesante. Sulle prime credettero tutti cercasse legittimazione, come un qualsiasi asteroide tra quelli che riempiono il vuoto geometrico della progressione di Titius e Bode, nel luogo dove il pianeta che si sarebbe atteso non c’è. Fu un errore confondere una galassia con un asteroide, ma questo si potrà comprendere solo quando si vedranno tutte le provette e gli alambicchi ch’ella collezionava sul suo tavolo, e potrete finalmente accorgervi che anche noi stavamo in una di quelle provette e, di tanto in tanto, c’era persino chi esaminava i moti delle cellule al microscopio.

Sulle prime furono felici di vederci rappresentati: fu come la certificazione della loro esistenza. Presto però dovettero ricredersi: e questo accadde quando videro la classificazione della provetta che li conteneva come un bacillo cui imporre un controllo morbido fin quando sotto i valori di norma e, nell’eventualità del superamento della soglia, si leggeva dalla tabella appesa al muro che il loro destino non poteva esser altro che quello dello sterminio mediante profilassi. Tale era il decreto antico e accettato che approvava la tabella e, prima che i telefoni fossero messi sotto controllo, s’accorsero già che le loro attività erano monitorate da tempo e che quelle lusinghe altro non erano che un modo per consentire la lettura dei parametri che decidevano della loro vita e della loro morte.

Quel decreto era stabilito per lo sterminio degli intellettuali disorganici, cioè dei poveri illusi dediti al progresso dei propri membri. Per antica e accettata consuetudine, ogni azione volta al progresso spirituale degli uomini e delle donne doveva essere distrutta, e risultavano intollerabili i lavori in camera mista e interrazziale. Malgrado la fortuna di aver ricevuto in sorte un controllore illuminato, tuttavia permaneva il rischio esiziale che, per la buona qualità dei lavori delle cellule più vitali, si superasse la soglia di significato che avrebbe condotto al fatale sterminio. Furono inserite in provetta alcune cellule di controllo, alle quali cercammo di resistere, sbagliando forse tattica, perché accettando di assimilarci alle altre cellule, diventando organici e cambiando transgenicamente natura, avremmo potuto forse sopravvivere, accettando che il noi divenisse loro, indistinguibile da loro, rinunciando all’alloro per la polvere d’oro e un uovo sodo. Avrebbero dovuto fare come i tanti simulacri di finto progresso che sono chiamati a presidiare il territorio e falcidiare ogni vera istanza, provando a vender caro il loro candore: alcuni riuscirono nell’intento, e andarono in provette più grandi. Qualcuno persino in alambicco. Ma A. era troppo ingenuo, e rimase stupidamente puro fino all’esito fatale.

suggestion:

 

 

 

Kohen Qabbalah

In this short movie, the Author of the research Kohen Qabbalah speaks about the differences between spirituality and religion, claiming that early tradition is founded on a natural spirituality based on the simple observation of the Moon, the Sun (and the Planets around it) and the Stars. Through this simple understanding, the demonstration is given through by modern researches, which are able to get information from Qumran and Nag-Hammadi discoveries. In this way and with this meaning, the word “Kohen” allow us to go beyond even the Jewish tradition, simply because the moment this word appears in the Holy Writings is before the creation of the priesthood of Aaron (the Levites). We are so far introduced into the Ancient tradition of Melki-Tzedeq: and this is not the only surprise this essay would transmit to its Readers.

kohen-qabbalah

INTGLISH? As we are talking about an European movement, language is a very important point. We need to imagine – as we in fact does when working in presence – a place where people of different language meets to work together. Of course, our work language is English; but we want to underline that there is consciousness and awareness that our English is a language of transformation, we may say a form of International English or – if you prefer – Internet English, the mix we call Intglish, as explained in the Europa Magica magazine, This lighter approach to communication is the spirit of time and, while we respect the great tradition in literature and history of the English language, simultaneously we call for a frank language which is the result given by the magickal equation of the mix of words taken from Enochian, Hebrew, Sanskrit, Latin, French, German, Spanish, Chinese, African and Maya which are the instruments of Magick. Therefore, dear Reader, forgive us some mistakes in grammar and syntax, thinking that we are building a new koiné.

Il Dio dell’Eden

In fine e in principio, che il Dio dell’Eden non sia il vero Dio è noto da sempre: ma oggi è documentabile. Il percorso di ricerca insito in questo libro lo dimostra e, per farlo, si manifesta nel suo svolgersi. Il Dio dell’Eden è un libro dalla genesi multiforme. L’Autore ne parla qui spiegando in primo luogo che il titolo non è pretestuoso, non si tratta di un romanzetto o un racconto allegorico. Il Dio dell’Eden è una ricerca sulle fonti, tutte documentate e confrontabili. Una ricerca che si stratifica nel corso degli anni, come il filmato dichiara mostrando gli altri libri che hanno preceduto «Il Dio dell’Eden». Il punto di partenza è dato da Torah Atziluth, un libro sull’interpretazione ermeneutica dei primi tre capitoli del libro della Genesi. L’introduzione di Luigi Moraldi a questo libro si manifesta come chiara indicazione del contesto di derivazione della ricerca (Moraldi è stato il principale traduttore in lingua italiana dei manoscritti di Qumran e di Mag-Hammadi). La successiva curva che l’Autore imprime al suo racconto è relativa ai suoi studi rabbinici che lo hanno condotto a prendere in considerazione la conversione (ma il termine più esatto sarebbe “il ritorno“) all’ebraismo, per poi scartare l’ipotesi e abbracciare l’ebraismo di Spinoza, di De Pasqually e, definitivamente, di tutti i marrani, cioè di quegli ebrei che, costretti o per opportunità, hanno perduto la tradizione dei Padri («L’Ebraismo per non-ebrei»). Da questa impervia balza, l’ultimo salto verso la vetta consiste nel manifestare che questa lettura non è una curiosità filosofica che si risolve in una fantastica cavalcata attraverso un passato mitico: al contrario, il libro prende consapevolezza del suo essere, proprio sul modello spinoziano, un “trattato teologico-politico” e di contribuire dunque in modo attivo, per chi vorrà svolgere un percorso di lettura e introspezione, ad un mutamento dei modelli culturali, e al superamento dei veli oscurantisti delle religioni in nome dell’idea di un’età della Ragione che consegue all’età dei Lumi e che oggi, nel XXI secolo, dovrebbe permettere a chiunque voglia aprire il suo cuore, la sua mente, i suoi occhi, di comprendere che la vita spirituale non dipende né dal potere né dalla religione: è un atto di libertà, di volontà e consapevolezza, che parte dal più nobile dei desideri che la condizione umana possa esprimere.

il dio dell'eden

INTGLISH? As we are talking about an European movement, language is a very important point. We need to imagine – as we in fact does when working in presence – a place where people of different language meets to work together. Of course, our work language is English; but we want to underline that there is consciousness and awareness that our English is a language of transformation, we may say a form of International English or – if you prefer – Internet English, the mix we call Intglish, as explained in the Europa Magica magazine, This lighter approach to communication is the spirit of time and, while we respect the great tradition in literature and history of the English language, simultaneously we call for a frank language which is the result given by the magickal equation of the mix of words taken from Enochian, Hebrew, Sanskrit, Latin, French, German, Spanish, Chinese, African and Maya which are the instruments of Magick. Therefore, dear Reader, forgive us some mistakes in grammar and syntax, thinking that we are building a new koiné.