Intervista a John Dee

  • Mr. Dee, sono onorato di poter conversare con lei.
  • Il mio titolo è Sir.
  • Oh, si certo, Mi scusi, Sir Dee.
  • You’re welcome.
  • Sono emozionato di poterla intervistare. Sa, il nostro programma di interviste immaginarie ha qualcosa di paragonabile alla sua tecnica di scrying.
  • Ne è convinto?
  • Beh, credo che il paragone…
  • Lasci perdere. Non credo affatto le sia chiaro cosa sia lo scrying. Piuttosto, mi dica: chi avete intervistato prima di me?
  • Per me è la prima intervista, ma il Maestro ha già intervistato Louis-Claude De Saint-Martin, Martinez De Pasqually e Cornelius Agrippa.
  • Ah. E credete che tutto questo sia plausibile?
  • Sir Dee, anche le sue indagini sull’occulto sono quanto meno… singolari.
  • Singolari è un termine appropriato. Si addice alla Monade, l’essere singolare. Dovrò probabilmente ricordarle che la mia opera più importante, la Monas Ierogliphica, è essenzialmente un trattato di matematica.
  • Si certo, Sir Dee. So bene dei suoi ruoli eccellenti, astronomo di corte della Regina Elisabetta, consigliere privato…
  • Grazie per averlo messo in risalto, anche se in modo parziale, che non mette sufficientemente in vista il mio ruolo come matematico. Ma va bene che almeno abbia detto astronomia e non qualche altro termine riduttivo. A proposito, qualcuno insinua che il pubblico italiano non conosca abbastanza la mia opera.
  • Beh, forse è vero, nel senso che la conoscono non tanto direttamente, ma di più attraverso i suoi continuatori…
  • Continuatori? Io resto un’isola a sé. Non ho continuatori. Resto unico, come un naufrago in un’isola deserta. Sa lei che William Shakespeare si è ispirato a me per costruire il Mago protagonista de La Tempesta?
  • Sappiamo anche che lei ebbe un ruolo decisivo nel convincere la Regina sull’importanza di contendere alla Spagna il dominio sulle Americhe e che fu lei a coniare, proprio per convincere la Regina, l’espressione “British empire”. Non sapremmo dire se sia una cosa buona o no, per il mondo. Però, forse i nostri lettori, più che le espressioni scientifiche o politiche, vorranno capire meglio il suo pensiero esoterico.
  • Chiedi, e ti sarà dato.
  • Partiamo da quel diagramma che riassume il suo sistema, il Sigillum Emeth.
  • Sa cosa significa Emeth?
  • Se non erro, verità.
  • Si, bene. La parola è composta di tre lettere: Aleph, Mem, Tau. Senza la Aleph, Moth significherebbe Morte. Senza la Tau, abbiamo lo Spirito che aleggia sulle Acque.
  • Mi dica di più del Sigillo.
  • Lei crede che siano concetti che possono spiegarsi in due parole?
  • No, certo. Comprendo.
  • Le dirò solo che, come nella grande tradizione dei Pantacoli, questo Sigillo contiene le istruzioni, cioè nomi da dire e gesti da compiere, in corrispondenza dello spazio magnetizzato del Tempio, che qui è costruito sulla scala del Sette, come nell’allestimento Rosacrociano della Camera del Maestro, dove il rito prevede la scoperta del pastos: la cripta dov’è il sepolcro di C+R.
  • Vuol chiarire questi aspetti?
  • Sono stati chiariti abbastanza dall’elaborazione che ha assorbito le fonti R+C e il mio sistema enochiano nella Societas Rosicruciana in Anglia e poi nel sistema di operatività magica della Golden Dawn.
  • Cos’è la magia?
  • Magia è ogni atto intenzionale. Con la magia si operano trasformazioni sulla nostra coscienza. Si tratta di eseguire gesti e pronunciare parole, ma senza sbagliare ed esattamente nel punto giusto dello spazio in cui devono essere pronunciate.
  • A quali gesti e a quali parole si riferisce?
  • Alle parole di sempre. Quelle che furono date a Salomone, che giunsero dal patriarca Enoch, ricevendole da Adamo. E che ad Adamo furono donate dal grande Arcangelo.
  • E lei come ha fatto ad ottenere questa conoscenza?
  • Non ho inventato nulla. Prima di me Cornelius Agrippa e l’abate Trithemius avevano tramandato. Ma io ho voluto le conferme dagli spiriti.
  • In che modo?
  • Nel libro di Agrippa troverai le tavole a doppia entrata per comunicare con le Entità. Metodo antico. Le fonti indicano che Agrippa l’abbia preso dal cabalista Abraham Abulafia che, tra l’altro, a lungo soggiornò a Messina. Lo sapevi?
  • No. Ma mi dica delle tavole a doppia entrata.
  • Cosa vuoi che ti dica?
  • Me le renda comprensibili. Si tratta di qualcosa di paragonabile alla tavola Oui-ja?
  • Si, in un certo qual modo, con una differenza: voi moderni siete davvero stupidi, riuscite a rendere tutto merce da supermercato. In ogni caso, la comunicazione con gli spiriti non la consiglio, perché ha conseguenze molto forti.
  • Qualcosa di simile al Faust di Goethe?
  • Prima di quello di Goethe c’è quello di Marlowe, e prima di quello di Marlowe c’è la leggenda tedesca raccontata da Johannes Spies. Ma sai qual è il punto essenziale?
  • No.
  • Quando Faust riesce nella sua operazione magica, quando incastona il sigillo del Microcosmo in quello del Macrocosmo, ti ricordi cosa accade?
  • L’apparizione di Mefistofele?
  • Si, certo. E cosa fa Mefistofele quando appare a Faust?
  • Cosa fa?
  • Non lo sai? Lo deride, ecco cosa fa. Quindi, bada bene, non scherzare con l’evocazione degli spiriti. E nemmeno con la più semplice divinazione. Dì ai tuoi lettori chi era Edward Kelly e cosa gli accadde.
  • Parlerò come se lei non ci fosse. Dunque: Edward Kelly fu il più importante collaboratore di Sir John Dee nelle sue sedute di divinazione, le cui memorie sono conservate al British Museum nei “Cinque Libri del Mistero“. L’esperienza di Dee e Kelly ebbe andamenti alterni, oscillando tra esaltazione e disperazione. Sembra che Kelly avesse personalità molto instabile. Talora si è parlato anche di una relazione proibita tra i due.
  • “Come se non ci fossi, eh?” Lasci perdere, non vada a pescare nel torbido: sono solo illazioni. Lo si è detto spesso anche di Shakespeare e del suo “fair youth” adombrato nei Sonetti.
  • “Fair youth. Bel giovane”.
  • Non scivoliamo sulle insinuazioni. Siamo gentlemen. Racconta piuttosto della nostra presenza nella Praga del Palatinato e della ingiusta fine di Kelly.
  • La Praga di Rodolfo fu il luogo di incubazione della dottrina Rosa+Croce. Rodolfo II d’Asburgo era fatalmente attratto dall’alchimia, fino al punto di sostenere interessi protestanti, avversi al suo cattolicissimo casato. Spostò la capitale del regno da Vienna a Praga, e sostenne gli studi nell’Arte Reale, in particolar modo legando le idee della Riforma alla ricerca di un cristianesimo delle origini, non contaminato dalla corruzione del clero di Roma e dal Credo stabilito dal Concilio di Nicea.
  • Si, è una ricostruzione sbrigativa, ma abbastanza corretta. Soprattutto, Rodolfo II aveva capito che bisognava reintegrare la consapevolezza della conoscenza antica. Le parole ebraiche furono reinserite nell’iconografia sacra dei trattati alchemici, come puoi vedere ad esempio in Atalanta Fugiens di Michael Maier, che di Rodolfo fu il medico e il consigliere. Il monarca realizzò intorno al castello di Praga un quartiere di alchimisti, molti dei quali erano ebrei, che gravitavano intorno a Rabbi Low.
  • Quello del Golem?
  • Proprio lui. Anche io e Kelly lo abbiamo incontrato.
  • Com’è morto Kelly?
  • Lo hanno buttato giù da una finestra. Lì, al castello di Praga. Non l’ho mai capito esattamente. Ho anche interrogato gli spiriti, che mi hanno detto ciò che non poteva essere diverso: lo ha ucciso il Golem. Per il resto non lo so. Non ho prove, né testimonianze. Io ero già tornato in Inghilterra. Posso solo dire che ricevere la notizia della sua morte è stato un dolore immenso: anche se Kelly era spesso francamente insopportabile, in qualche modo lo amavo. Temo che gli esperimenti magici abbiano avuto una parte nel costruire il suo destino. Non voglio dire con questo che penso sia colpa mia. Quel che abbiamo fatto insieme, io e Kelly, non poteva non accadere. Doveva esser fatto. Ed è da qui che parte tutta la modernità.
  • Frances Yates, una storica delle idee, ha scritto che il movimento Rosacrociano nasce dalle nozze del Reno e del Tamigi…
  • L’alchimia è stato il terreno di incontro tra protestanti tedeschi e inglesi. Tra i germani, è già venuto fuori il nome di Maier. Degli inglesi, oltre al mio, si potranno ricordare per quell’epoca Robert Fludd, che ha molto lavorato sui miei studi, e da cui verrà quel tipo di sapere che avrebbe prodotto la scintilla tra Elia Ashmole e Isaac Newton. Ed è da qui che si sarebbe presto manifestata la comunità invisibile dei R+C e la sua emanazione esterna massonica… siamo alle basi della modernità.
  • Può dire qualcosa in più dei Rosacroce?
  • I Manifesti Rosa+Croce furono pubblicati in Germania, ma non avevano alcun intendimento nazionalistico, bensì cosmopolita. Per questo, sin da principio, furono pubblicati in cinque lingue e rivolti all’attenzione “dei dotti d’Europa”. La componente inglese è stata importante già in quell’epoca, e continuerà ad esserlo in tutti i tempi a venire.
  • Del resto, la Societas Cruciana in Anglia è stata la matrice che, come lei stesso ha ricordato, ha generato l’Ordine Ermetico dell’Alba d’Oro, un sistema in cui le tavole magiche di John Dee sono state incorporate. Può dirci qualcosa su questo?
  • La Golden Dawn ha il merito storico di aver tentato di ricucire gli elementi tradizionali dell’operatività magica. Ad oggi, è probabilmente il sistema più completo, anche se in certi punti è goffo e intralciato da un pesante sistema di simboli che è carico dei gravami vittoriani e barocchi, pieno di elementi esornativi, che fa desiderare l’essenzialità di voi Martinisti. Non a caso, il più sensibile dei nostri esoteristi in tempi moderni, Arthur Edgar Waite, ha scritto una biografia di Louis-Claude De Saint-Martin per il pubblico inglese…
  • Tra i membri influenti della G.D., si potrebbe ricordare anche William Butler Yeats.
  • Sì, certo, ma lasci perdere la Golden Dawn, non è che un epigono tardivo di una grande tradizione. Se dovessi trovare qualcuno, nella mia posterità, direi che il più vicino a me per stile e, in fin dei conti, anche per epoca, è William Blake…
  • …che, oltre tutto, era anche piuttosto prossimo anche al nostro Martinez De Pasqually.
  • Sì, era della stessa cerchia, i Fratres Lucis. Ma voi italiani non sapreste da dove trarre questa notizia, e io non farò che un’allusione, velata nella parola Cyclopaedia… in ogni caso, tornando alla Cabala operativa…
  • Credo si possa dire che la sua forza consiste soprattutto nel fatto che il sistema iniziatico non è costruito su linee arbitrarie, ma sulle Dieci Sephiroth dell’Albero della Vita.
  • Sì, questo è esatto. Ogni grado una Sephirah.
  • E ogni passaggio tra una Sephirah e l’altra è mediato da una lettera dell’alfabeto ebraico, che corrisponde ad un Arcano. Bisogna ricordare che questo è stato fatto ad imitazione di una scuola tradizionale preesistente, che è quella dei Rosa+Croce d’Oro di Berlino, che a loro volta avevano preso il sistema dai Fratres Lucis di Francoforte.
  • Queste però sono altre storie. quel che interessa ora è soprattutto il sistema delle tavole enochiane. Se potesse spiegarlo…
  • Non è un argomento facile. Si tratta di tavole in cui le lettere sono sostituibili con numeri: è matematica delle matrici, non capiresti. Quel che posso dirti è che Enoch è uno dei Patriarchi anteriori al diluvio, e che le lettere che appaiono nelle tavole sono quelle della Shemamphorash, cioè i 72 nomi disciolti nelle clavicole di Salomone, che a loro volta derivano dal Libro di Adamo di cui ti ho accennato e di cui non dirò null’altro, se non una roteante, roboante, rutilante R. Ho finito il mio tempo. Torno nell’invisibile. Se vorrai chiamarmi, ti lascio qui il talismano. Incidilo su cera pura d’api.
Immagine di dominio pubblico. Fonte: British Museum, Collezione Sloane, 3188 (1582). Autore: John Dee. Titolo: Sigillum Dei Aemaeth.
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