Primo incontro

Si ha spesso la sensazione nel Martinismo che il Filosofo Incognito del gruppo non faccia tutto quanto sia utile per ottenere i risultati che il Martinismo promette. Nel gruppo Martinista, nella Loggia, vi sono persone che, secondo la sensazione di alcuni altri sempre facenti parte del gruppo, non sarebbe stato opportuno far accedere. Nel Martinismo, a differenza di quanto accade in altri Ordini Esoterici, quasi sempre è il Filosofo Incognito, cioé il responsabile del gruppo, ad effettuare l’esame dei bussanti e ad accoglierli o meno in seno all’Ordine. Si contesta spesso il metodo, in quanto si vorrebbe che venissero ammessi al gruppo solo individui ben accetti a chi è già dentro o almeno a coloro che all’interno del gruppo hanno già percorso un buon tratto del cammino esoterico, e si contesta anche, spesso, il criterio di accettazione. L’esame del bussante, da parte del Filosofo Incognito dovrebbe riguardare, secondo costoro, elementi che nella vita profana sembrano importanti, dovrebbe cioé esser fatta una severa cernita in base alle virtù ed alla morale profana patrimonio del bussante e che il Filosofo Incognito dovrebbe saper individuare. Via, quindi, tutti gli analfabeti funzionali, via i poveri di spirito, via anche i presuntuosi ignoranti e chi non è pronto a comprendere. Costoro, se cooptati, potrebbero costituire un serio problema per l’eggregore del gruppo e per gli altri appartenenti al gruppo stesso. Non é così. L’eggregore del gruppo é un eggregore spirituale, non fisico. È un eggregore che non si cura di chi, in potenza, potrebbe disturbare il suo compito che è quello di unire ciò che si è reso manifesto a ciò che è stato emanato dall’Ente Emanante ed è ancora immanifesto. Non se ne cura in quanto l’eggregore spirituale è sensibile alle vibrazioni e le vibrazioni di chi non è pronto a percorrere la via iniziatica, non disturbano affatto l’eggregore che, con gli altri appartenenti al gruppo Martinista, raggiunge ciò che deve raggiungere e lascia fermi coloro che non sono capaci di vibrare come è dovuto e che quindi non é giunto a lui. Rimane l’altro problema. Ma quest’altro problema non dovrebbe esistere. L’Iniziato che ha già percorso anche un piccolo tratto della via, conosce ciò che deve fare per assistere i neo iniziati. L’Iniziato Martinista sa che, servendosi dei simboli che lo stesso Martinismo mette a sua disposizione, non deve tener conto dei sentimenti profani. Nel Tempio i sentimenti e le esigenze profane non esistono più. Dico nel Tempio in quanto nel mondo profano è bene che della natura di chi abbiamo accanto se ne tenga conto. L’iniziato non si farà condizionare di detta natura ma sa che ne deve tener conto. L’Iniziato, quando sta nel Tempio, sa che per lui il percorso esoterico, oltre ad essere una via per la propria purificazione e quindi per il raggiungimento della conoscenza assoluta, é una missione direi “sacerdotale” nei confronti degli altri. E chi è incaricato o si incarica di una missione sacerdotale non può scartare a priori coloro che, per la loro indole, per la loro natura, avranno più difficoltà a percorrere la via esoterica. No, sono proprio costoro che più degli altri, l’Iniziato deve curare.

Non è detto però che, curando costoro, il risultato sia sempre positivo. A volte, nonostante gli enormi sforzi di che si é assunto il compito, non si ottiene alcun beneficio. L’oggetto della missione sacerdotale è restio ad ogni miglioramento esoterico. In tal caso, se il gruppo Martinista è perfetto, sarà naturale il prosieguo. A questo punto e a questo proposito, chiedo il conforto di una voce certamente più autorevole della mia. Riporto quì le

Parole di NEBO.

“Difficilmente l’Iniziatore si assumerà la responsabilità di conferire ulteriori iniziazioni a coloro che non danno la certezza di essere veramente degli “uomini di desiderio”, indipendentemente dalle possibilità di apprendimento e di comprensione.

Il Martinismo del resto è una èlite ed in genere mentre la semina può anche apparire generosa, solo i frutti sani e maturi vengono raccolti, mentre gli altri, lasciati sul terreno, torneranno inevitabilmente alla terra da cui in futuro altri frutti matureranno comunque”.

Non occorre aggiungere altro.

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